Cascina Caremma

Indirizzo: Caremma 2 – 20080 Besate (Mi)
Telefono: 029050020
Fax: 0290504181
E-mail: info@caremma.com
Sito internet: www.caremma.com

Proprietario: Gabriele corti
Possibilità di visitare l’azienda (si o no; se sì indicare in quali giorni): tutti i giorni escluso lunedì
Eventuali strutture ricettive (tipologia e n° posti): ristoro 160 pax, 14 camere 30 pax
Descrizione del nucleo famigliare e loro coinvolgimento nelle attività agricole: 4 persone tra trattoristi e braccianti che svolgono in maniera integrata le numerose attività legate alla coltivazione dei campio ma anche alle trasformazione dei prodotto

Superficie coltivata totale (ettari): 36
Superficie coltivata a vigneto: 0,1
Altre colture (quali): cereali, frutti di bosco, erbe aromatiche
Eventuali prodotti acquistabili in azienda: cereali, salumi, marmellate , vino , birra, cosmetici naturali
Proprietà dei terreni (se una parte in affitto, specificarne l’estensione): 36ha

Enologo o responsabile di cantina (se consulente, specificarlo): Lorenzo Monterisi
Agronomo o responsabile conduzione agricola (se consulente, specificarlo): Gabriele Corti (agronomo) –
Lavoratori fissi (indicare il numero): in agricola 4
Lavoratori stagionali (indicare il numero): 2
Tipologia di contratto di lavoro utilizzata per i lavoratori fissi: indeterminato e determinato
Tipologia di contratto di lavoro utilizzata per i lavoratori stagionali: avventizi
Ricorso a lavoro interinale (si o no, frequenza): no

Vini prodotti (Denominazione e cru o nome di fantasia):
Mes e Mes 2016 ( legno e acciaio al 50%)
IL Caremma 2016 ( 100% legno )

Numero totale di bottiglie prodotte (mediamente): 1000
Vendita diretta (specificare se in azienda, mercati, fiere, e la percentuale): si, privati e negozi
Vendita nella media e/o grande distribuzione (specificare si o no e se si in quali catene, per esempio Coop, Eataly, ecc.): NO alla grande distribuzione
Totale vendite ultimo anno (solo vino, fatturato e vendita diretta): 0

Una breve storia dell’azienda: L’azienda agricola
Immersa nel verde del Parco del Ticino, la Caremma insegue da sempre il sogno dell’autosufficienza alimentare realizzando tutta una serie di processi di produzione agricola e di trasformazioni che vanno dalle più tipiche culture di cereali ai tradizionali allevamenti del milanese, alla produzione in loco di numerosi salumi, alcuni dei quali in via d’estinzione.
Riso, frumento, orzo, segale, granoturco da polenta, prati intercalari, pisello, mais da granella e da trinciato per l’alimentazione animale si legano al territorio attraverso la rotazione agricola.
La presenza, tra un campo e l’altro, di siepi e filari di piante autoctone pregiate, sono senza dubbio un modo un modo per riqualificare la biodiversità.
La ricerca di Cultivar legate alla tradizione per la riscoperta di sapori e ricette di una volta diventano sinergiche al miglioramento di un paesaggio agrario che mano a mano sta assumendo l’aspetto delle campagne dell’ottocento, quando ancora l’agricoltura era finalizzata al raggiungimento dell’autosufficienza alimentare locale.
La reintroduzione della coltura della vite “maritata ad arativo”, attuata dopo una scrupolosa ricerca storica, in modo estensivo, così come avveniva nel passato, con l’adozione di uno dei vitigni più coltivati in questa zona, la Freisa, è un altro passo verso uno dei nostri obiettivi principali: far “assaporare” il territorio.
Il progetto vitivinicolo di Cascina Caremma è nato nel 2002 e l’impianto è stato realizzato durante la terribile primavera siccitosa del 2003.
La ricerca storica è stata affidata a Mario Comincini, storico locale e apprezzato studioso, nonche’ ispettore onorario della Sovrintendenza ai Beni artistici e storici il quale ha evidenziato, attraverso numerosi documenti, quanto la viticoltura fosse radicata nella nostra zona e , in particolar modo, a Besate. Per supporto tecnico è stato incaricato AGER (AGricoltura E Ricerca) : AGER collabora da tempo con amministrazioni pubbliche, istituti di ricerca, consorzi di tutela e con singole realtà aziendali. In queste ultime realtà essa garantisce un’assistenza ai responsabili aziendali nella scelta della forma di allevamento da adottare, dei materiali da impiegare, dei fornitori da contattare, dei portinnesti, delle varietà e dei cloni da utilizzare. Nella nostra azienda AGER ha portato la propria competenza ed esperienza anche in tutti i processi di trasformazione in cantina, tenendo presenti in modo complementare, innovazione e tradizione.
La tradizione ci ha suggerito la coltivazione di tipo estensivo con il sistema di vite maritata alternata ad arativo con prose (tipo “piantata” ) larghe circa 5 m sulle quali è stata piantata la vite alternate a parcelle di terreno larghe circa 20-30 m , da coltivare a cereali, leguminose e ortaggi seguendo la rotazione già attuata dall’azienda. Come tutori sono stati utilizzati pali in legno alternati a piante da sempre usate all’uopo in questa zona: acero, melo cotogno, albicocco, salice, ciliegio. La distanza delle piante sulla fila adottata è di 80 cm per una densità di circa 6500 piante/Ha.
Questa ipotesi d’impianto è stata ovviamente verificata e approvata dagli istituti preposti coi quali stiamo lavorando al progetto. Le tecniche colturali e di trasformazione sono naturalmente secondo il disciplinare dell’Agricoltura Biologica con particolare attenzione alle pratiche agronomiche e fitosanitarie tradizionali, ammesse dal Reg. CEE n.° 2092/91.
Per i primi anni la vinificazione (2007-2008) è stata operata in sede extra-aziendale, presso la cantina del “Gruppo Vignaioli” di San Colombano al Lambro.
Nel 2009 abbiamo realizzato ed attrezzato una piccola cantina per la vinificazione presso i locali del laboratorio multifunzionale della Cascina.
La vendemmia 2009, proprio perché è stata di buona qualità ma di bassa quantità (circa 10 ettolitri) ci ha dato la possibilità di sperimentare 5 diverse metodologie di vinificazione. Queste sperimentazioni sono state eseguite ovviamente al fine di stabilire verso quale tipo di vino sia meglio indirizzare la produzione partendo dalle nostre uve Freisa.
Il vitigno Freisa storicamente si presta a diversi utilizzi. Pertanto abbiamo prodotto 5 tipi di vini, 2 rifermentati in bottiglia (frizzanti) e 3 vini fermi.
Per i vini vivaci:
uno con aggiunta, prima dell’imbottigliamento, di mosto concentrato
l’altro con aggiunta sia di mosto che di lieviti.
Per i vini fermi:
acciaio, impiegando come tino per la vinificazione e la maturazione solo un contenitore in acciaio, un assemblaggio 50% acciaio e 50% barrique (utilizzando una barrique di secondo passaggio per non più di 6 mesi che non influenza il vino aggiungendo sapori dal legno ma che migliora, con lo scambio aerobico dovuto alla microporosità della botte, la rotondità del vino) “solo barrique”, con la stessa tipologia di botte di” secondo passaggio” per non più di 6 mesi

I miei principi e idealità di produttore:
L’agricoltura come sfondo panoramico per dare colore al grigio di cibi industrializzati e senza cuore, l’agricoltura come paravento per coprire le solite scuse…”serve per lo sviluppo della nazione” …” serve per lo sviluppo della città”…. Come se bastasse qualche bancarella di insalata in piazza per ridare valore alla centralità millenaria del lavoro dei campi, mettersi la coscienza a posto e avere la chiocciolina autoadesiva da appiccicare sui cartelli stradali.
Il greenwashing   è lo sport più in voga degli ultimi anni, diffuso a 360 gradi e a tutti i livelli, dai “Mulini Imbiancati” ai “Talent Show Cooking” dove il valore del cibo è avulso da ogni considerazione su come quel cibo è stato prodotto, sul suo impatto nei confronti della terra e della società. Il cibo è avulso perfino dalla stessa agricoltura, come insegna EXPO, dove sono i ristoranti e i grandi chef a produrre cibo…
Forse abbiamo creduto che il “Terroir”, tanto decantato tra gli chef d’oltralpe, in Italiano si traducesse in rapporto tra ristorazione e agricoltura locale.
Sicuramente ci siamo illusi che Terroir fosse sinonimo di sinergie tra eccellenze culinarie e prodotto buono, giusto e pulito.
Di fatto troppo spesso nelle Alte Cucine in Italia “Terroire” significa utilizzare prodotti dell’agricoltura industrializzata e globalizzata degli scaffali della GDO superspecializzata per la ristorazione, significa dare più valore all’immagine televisiva che alla bontà delle materie prime e le sinergie si creano più nei “cooking show business” dei tuberi e delle hamburger sponsorizzate, che attraverso l’incontro tra le abilità artigiane dei cuochi con la freschezza e la qualità del prodotto contadino.
Tutti parlano di territorio, in giro, sui giornali, alle conferenze parrocchiali ed ai grandi simposi accademici; si straparla di territorio, territorio è la parola più inflazionata del momento, provate a farci caso, usata spesso e a sproposito anche da chi il territorio lo vuole distruggere.
Per questo ci sentiamo a casa nostra alla “Terra Trema” dove si vive un abbraccio di territori e un abbraccio di contadini, per questo sottoscriviamo e supportiamo, parola per parola, le riflessioni de la Terra Trema su quello che sta accadendo all’Annunciata e che sta accadendo ad Abbiategrasso come se le avessimo scritte insieme.

Cenni storici e geografici sul territorio:
È un’antica azienda agricola lombarda con la tipica struttura a corte quadrangolare, con allevamento e un fondo coltivato di 36 ha. Tra le prime ad essere riconvertita all’agricoltura biologica nella provincia di Milano, è collocata in un contesto paesaggistico peculiare non solo per le attrattive naturalistiche presenti ma anche per le reminiscenze storico-culturali che lo caratterizzano (PARCO DEL TICINO)

La mia opinione sull’utilizzo di OGM:
Realizzato nel settembre 2009 su una risaia di Cascina Caremma in collaborazione con Greenpeace per la campagna “diamo un calcio agli OGM”
http://www.youtube.com/watch?v=I0O6Sa09T6w&feature=player_embedded

Altre considerazioni:
La terra riesce ancora a produrre cibo a sufficienza per tutti?
La terra ha ancora le energie per farlo senza che l’uomo introduca sistemi di forzatura che potrebbero sconvolgere definitivamente l’equilibrio naturale?
Quello di cui ci nutriamo proviene da un luogo, da una storia, da un’umanità?
Esiste un modo per conciliare bellezza e necessità?
Esiste un modo di rimanere legati alla realtà senza essere strangolati dalle leggi del mercato e dell’economia globale?
La terra non regala ma chiede un legame di amore e di comprensione profonda.
Non chiede di essere frammentata in piccoli e chiusi punti di vista settoriali di conoscenza, ma vuole essere guardata e amata come un insieme delicato e indivisibile, dove ogni regola ha un suo motivo anche quando ci sembra enigmatica ed incomprensibile.
Questa terra ha ancora molto da darci, lo vediamo nei 1000 bambini che tornano a casa felici con in mano la loro pagnotta, lo vediamo nei 1000 commensali che assaggiano il nostro riso e il nostro salame, che annusano la fragranza e il caldo colore di un pane appena sfornato dalle braci e che forse un giorno berranno il nostro vino .
Questi 36 ettari inseguono un sogno, un sogno che passa dall’esile filo di una foglia di frumento alla carpa che guizza nell’acqua di una risaia, dal un tralcio di vite che cresce nonostante, alle bacche rosse dolci e succulente del lampone, agli animali che scorrazzano trovando qui tutto quello che gli serve per crescere.
Questi 36 ettari ogni anno ci meravigliano: come è possibile non credere che l’eden sia esistito, quando tocchi con mano una generosità inaspettata e imprevedibile?
Anche quando vivi il fallimento di uno dei raccolti, immediata nell’altro campo di granturco la risposta è stupefacente quanto inattesa.
Questi 36 ettari suggeriscono che è possibile vivere in armonia e incanto con il creato perché le fatiche sono ripagate prima dagli occhi che dalle tasche o dai sacchi, perchè vedi che il lavoro dell’uomo nei campi produce gioia delle pupille, bellezza, paesaggio, equilibrio pittorico: l’agricoltore, corresponsabile e compartecipe prosecutore.della creazione.
E’ possibile condividere con voi questa bellezza?
Una bellezza così esiste solo per essere accudita e condivisa.

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