L’Almanacco 41 / Estate 2026


SOMMARIO

EDITORIALE |  SVANISCONO LE STELLE

MODI DI PRODUZIONE | VIA CONTADINA O VIA CIBERNETICA

Note su agroecologia e digitale alternativo

La vita, come la terra, è complessa, irriducibile, indisciplinata. Nessun dato può restituire la qualità di un suolo vivo, l’intuizione che nasce dall’osservazione, la relazione emotiva e sensibile con un luogo o un territorio. Il digitale non conosce, misura. Non ascolta, calcola. E nel momento in cui affidiamo la terra al calcolo, smettiamo di entrare in relazione con essa. L’agricoltore diventa un operatore, il campo un sistema, il raccolto una variabile. Non abbiamo bisogno di digitalizzazione. Al contrario, essa ci sottrae progressivamente libertà e autonomia, rendendoci dipendenti da macchine, software, aggiornamenti e capitali che non controlliamo.

del Collettivo Terra e Libertà

FUORI FUOCO | IL CARCERE COME DISPOSITIVO GENOCIDARIO DI ISRAELE

Recensione a un libro da leggere: Prigionieri palestinesi, di Maria Rita Prette 

di Giulia T.

IL PRIMO SGUARDO | IO IGNORO COSA DELL’AMORE 

Io ignoro cosa dell’amore (CuePress, 2026) è poema d’indagine, dedalo ossessivo, inesaudita vivisezione, a verso e cuore aperto, del conturbato e perturbante nodo gordiano chiamato amore. Il suo corpo (un io che ignora ciò che sa/ha dell’amore), nasce, magma, si frantuma, e gioca nel tentativo apoteotico e millimetrico di decifrarne il verbo, il gesto, l’idea, l’abisso, l’oasi. In questa impossibile prova, sta il desiderio, l’afflato e il delirio della vita intensa, in questa tensione svelante e rivelatrice, in questo spasmo gnostico, riverbera ancora l’azzardo di Icaro, la sua sfida urlata in faccia ai realismi, ai benefici, e alle pallide convenienze del convivio umano

di Guido Celli
illustrazione di Giulia Pastorino

IMPRESSIONI | PADRONE E SOTTO: UN FILM DI ROBERTO-C

Padrone e sotto è un film densamente stratificato, complesso nelle riflessioni che innesca. Prima tra tutte quella che guarda a un baricentro spostato, che, per sottrazione, si traduce in prepotenza istituzionale, classismo, squilibrio consolidato che fossilizza le vulnerabilità, le mancanze, i vuoti, la condizione di vita da invisibili. Pur seguendo una precisa traiettoria si fa deragliante, alla maniera di Deligny, e svicola, trasborda dalle rotaie così come avviene nelle vite sviste che si mette a raccontare. Si alternano su spartito, storie di uomini e donne ferocemente svanite agli occhi e alle intenzioni di istituzioni politiche, sociali, culturali. Uno svanimento su più fronti, che si allarga oleoso, tra luoghi, tempi, persone

di Laura M. Alemagna
fotografia di Roberto-C

TERRITORI | SAN FOCA NON SI VEDE DA BRUXELLES 

Il gasdotto trans-adriatico (a chi lo vuol vedere) ci mostra quello che la politica nasconde per gli interessi di chi fa profitto e speculazione con l’energia

di Elettra Gotti

FUORI FUOCO | IL CARCERE COME ISTITUZIONE TOTALE

Necropolitica dell’istituzione e induttori di morte

Testo e immagini di Nicola Valentino

Comments are closed.