Gennaio 2011.

Trovarsi in mare, nel Mar Ionio, nel golfo di Catania, in barca con dei pescatori siciliani. Non l’avrei mai detto.
Mai avrei detto, anche, che la ragione di questo incontro sarebbe stato un progetto nato e seguito al Folletto 25603 e al Leoncavallo.

Nel Mediterraneo, in barca alle cinque e mezza del mattino.
E’ ancora buio e ci allontaniamo dalla costa, dal porto Ulisse, il porticciolo di Ognina, borgo periferico e ingresso di Catania.
Le luci della terra ferma si allontanano, io cresciuto in pianura, in provincia, alle porte di Milano, il primo pensiero dalla piccola barca in mezzo al mare lo rivolgo a tutti i ragazzi che ho conosciuto, agli amici che il Mediterraneo lo hanno attraversato con la barca per arrivare in Europa. Dall’Algeria, dal Marocco, dalla Tunisia, dall’Egitto e dalla Libia.

Esco in mare a pescare la masculina con i pescatori della Cooperativa del Golfo. La Cooperativa del Golfo è costituita da pescatori che lavorano tra il Golfo di Catania – che va da Capo Mulini, sotto Acireale, a Capo Santa Croce in Provincia di Siracusa – e Portopalo di Capo Passero, questi pescatori escono con piccoli pescherecci, nel rispetto ambientale e valorizzando il pescato locale, le sue molteplici varietà.

Laura, qualche anno fa, ha conosciuto Gaetano Urzì ad un convegno a Catania e ha pensato subito di invitarlo a Milano con i prodotti della Cooperativa del Golfo per La Terra Trema al Leoncavallo. L’idea era di conoscerlo meglio e vedere se potevano nascere delle collaborazioni. E a Milano venne. In quella occasione abbiamo conosciuto il lavoro della cooperativa, Tano e Mario, abbiamo assaporato il loro pescato fresco e lavorato (salato, sott’olio, affumicato, marinato). Memorabile resterà la presentazione al Leoncavallo durante la Terra Trema del 2009. Tano, pescatore da generazioni e presidente della Cooperativa  ci ha raccontato una scelta di vita, il mare, la pesca, il suo sviluppo e le problematicità . Un racconto affascinante, ricco di poesia e scoperte (www.laterratrema.org/2009/12/storie-di-un-pescatore-siciliano-tano-urzi-della-cooperativa-del-golfo/).
Nell’edizione di quest’anno (2010) la Cooperativa del Golfo ci ha portato quasi 300kg di pesce fresco per la spettacolare cena del venerdì (www.laterratrema.org/2010/11/menu-a-filiera-diretta/) e per la frittura servita nei cartocci.

Abbiamo rivisto Tano e Mario sul lungomare catanese questo gennaio 2011 per un caffé, un saluto e due chiacchiere. E’ stato lì che mi sono proposto di accompagnare i pescatori nei giorni successivi.
L’appuntamento è per sabato alle cinque di mattina nel porticciolo piccolo di Ognina, sotto il ponte. L’appuntamento è con Angelo, il capo barca. Tano mi ha detto “lo riconosci perchè ha una vecchia panda bianca che era di mio padre”.

Alle cinque arrivo ad Ognina un poco emozionato. Io sono sì figlio di un pescatore, ma un pescatore di fiume e in barca sono andato solo sul Ticino.
Il porto è deserto e le poche figure che si aggirano sono lì per lavorare e sanno bene il fatto loro. Sta rientrando un peschereccio e altre piccole barche stanno uscendo in mare ora. Angelo lo trovo sotto il ponte con la sigaretta in bocca, vicino alla panda bianca. Ci sono altre persone con lui che parlano. Mi avvicino e mi faccio riconoscere, mi saluta e subito ritorna a parlare con i suoi compari. Non capisco praticamente nulla di quello che si dicono in stretto dialetto siciliano. Intuisco che parlano di pesci, pesca e tempi andati felici e tempi presenti più difficili.

A me non coinvolgono nella discussione, ogni tanto mi danno un’occhiata. Angelo l’unica cosa che mi chiede è se ho un cappello e un’altra giacca e ad un certo punto dice “Andiamo! Noi andiamo a pescare le alici”. Saliamo sulla barca. Loro sono quattro. Ognuno sa e fa quello che deve fare, senza parlare. Partiamo che è ancora buio, un’ora di navigazione e arriviamo nel posto dove buttare le reti mentre si sta schiarendo. Attimi un poco concitati e si parte col lancio della rete e dei galleggianti. Oggi il pesce è in quella porzione di mare e infatti non siamo l’unica barca, altri sono arrivati prima, qualcuno arriva insieme e dopo di noi. Ci si parla per radio. La barca di Tano usa una tecnica tradizionale tipica solo del Golfo di Catania per la pesca della masculina da magghia. Sono rimaste poche piccole barche a fare questa pesca. La masculina da magghia è l’alice pescata con l’utilizzo di una piccola rete non più lunga di 300 metri, in italiano si chiama menaide, i pescatori la chiamano tratta: la testa del pesce rimane impigliata nelle maglie della rete procurando il dissanguamento naturale dell’alice dando alle carni del pescato qualità organolettiche particolari. Con queste reti si prendono solo masculini, solo masculini di una certa dimensione e non altre specie. Una pesca antichissima nella quale ci sta cultura, territorio e emozioni.

Finiamo di buttare le reti mentre albeggia e l’Etna, sullo sfondo, ora si vede bene nella sua potenza. Aspettiamo una mezz’oretta con le reti calate, intanto secchiate d’acqua raccolta dal mare tra i piedi per pulire, sguardi che s’incrociano e sguardi all’orizzonte con la barca che fluttua quasi immobile. La rete, collegata ad un argano, pian piano viene recuperata e Angelo e il suo collega, una alla volta staccano a mano e con rapidità e precisione i masculini. Il pesce viene messo in dei contenitori di plastica azzurra con del ghiaccio. Le alici scintillano appese alla rete che man a mano viene recuperata: argento vivo, azzurro del mare e riflessi del sole. Recuperata tutta la tratta e sistemato il pesce si riparte per tornare verso il porticciolo di Ognina. Il clima adesso è rilassato, la pesca è andata mediamente bene. Ci si scambia dei sorrisi e si controlla la qualità del pescato e nel frattempo qualche masculina viene decapitata con un gesto preciso e abituale e il pesce crudo, nella sua interezza, ancora mezzo vivo finisce in bocca al suo pescatore… il mio sguardo complice si incrocia con la sua soddisfazione “vuoi? Mangia che queste fanno bene!” e mi allunga una masculina privata della testa. Come quando ho assaggiato i vini di Nino, di Claudio, di Pino, di Elena… a casa loro… un sapore, una sensazione che racconta una “terra”, un territorio, un lavoro, una cultura.

Le alici pescate in questa stagione vengono vendute fresche mentre in primavera e estate che sono più grosse vengono conservate sotto sale in contenitori di coccio o legno.

Mentre torniamo chiacchiero con Angelo che mi racconta che fa il pescatore perché “che vuoi fare!?!”. Ha vissuto dieci anni a Milano “mi piaceva Milano, si stava bene, c’era il lavoro in quegli anni là…ma ogni sabato e domenica dovevo andare in Liguria per vedere il mare!”. Parliamo di com’è cambiata la pesca in questi anni, della pesca al pesce spada nello stretto di Messina con l’arpione e l’osservatore in cima all’albero centrale alto 20 metri, dei piccoli pescherecci che fanno fatica a sopravvivere, della pescosità, della distribuzione, dell’importanza di aprire canali di vendita diretta… le solite cose da Terra Trema! Mi racconta anche di come la masculina nel catanese sia un alimento di sostentamento – un pesce dalle caratteristiche organolettiche incredibili e dell’accessibilità economica per tutti. Prende in giro i “milanesi”: “là da voi il pesce si compra all’etto, a fettina, qua da noi si va a chili!”

Torniamo al porto in meno di un’ora e la masculina pescata alle 9.30 del mattino finisce sul banco del pesce di Ognina. Saluto questi uomini che odiano e amano il loro lavoro. Come congedo mi spetta un chilo abbondante di alici. Torno e Gigi cucinerà per tutti Masculini da magghia alla piastra cu sammurigghio.

Paolo Bellati, La Terra Trema

 

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Last modified: 5 giugno 2018

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