di Laura M. Alemagna
Illustrazione di Giacomo Silva

Tra le pieghe di questo progetto e per attitudine abbiamo imparato alcune cose. Ad esempio a lasciare che idee e incontri trasportino lontano o, pure, che frenino (gli entusiasmi). Abbiamo dato forma e valore a questo movimento e messo in una grossa scatola di cartone su cui sopra è scritto INTUIZIONI.
L’Almanacco de La Terra Trema è tra queste e per la decima volta torna in stampa.

La storia di questa pubblicazione è stata aperta da una serie numerica di zero, che viene da  ṣifr, che è arabo e vale a dire nulla. Nulla, quello da cui siamo partiti, nulla quello che avevamo (che abbiamo) in mano, quando sembravano già tanto La Terra Trema e le centinaia di forme che riusciva prendere: vini nei calici, preparazione di cibi, forme di olivi, parole sui cui riflettere, musiche sul palco, lampi negli occhi, un subisso di storie di agricoltura.

Con la voglia irriducibile di scatenare relazioni abbiamo allora costruito questa pubblicazione periodica su carta: immagini scattate da Jacopo, parole amare di un caro scrittore riminese, disegni di Andrea, vite condannate dall’ergastolo, letture di classe, territori in lotta, vigne frequentate da vicino, domande su domande. 
Per questo oggi ci troviamo a percorrere molte strade e decifriamo anche i segni che questa raffica (di relazioni) ha lasciato sul muro. 

Stavolta un segno è per l’olio. Per tutte le volte che abbiamo sentito dire che è difficile, per tutte le volte che abbiamo guardato lontano, a quella distesa di piante argentee una dietro l’altra, cercando di decifrarne la potenza.

Un segno è per la Zad o per ognuna delle connessioni tra lotte che si generano, spostando le vite, cambiando la morfologia dei territori, trasformando le comunità e il loro modo di intervenire nel reale.

Un segno è per la fiducia nelle relazioni, consolidate o nuove, per la sperimentazione e per lo scambio. Per la consapevolezza che le stratificazioni della terra sono profonde, multiformi, che tra le vigne può passarci una guerra, che i semi verdi del caffè costano dignità e sangue; che, sulle strade asfaltate e gli algoritmi di una applicazione si deve incuneare dissenso, anche lì .

Uno è per la poesia, di cui Mattia Pellegrini si è fatto tramite, per Guido Celli, romano. Una lettura che è difficile non definire poetica seppure sia parola difficile per questi tempi. 

Un segno è per ogni paesaggio che frequentate e che vi ostinate a coinvolgere nella vostra vita per reincantare il mondo, citando Silvia Federici, per re-immaginare in modo nuovo saperi e potenzialità umane, per ritrovare la capacità di leggere e percepire gli elementi, di rigenerare la capacità sociale-collettiva di attivarsi in autonomia.

Con la perseveranza del doganiere di Troisi, l’apprensione di un genitore o con altri animi capita che ci chiedano dove va La Terra Trema.
Buona parte di ciò che facciamo, dal nulla, è in quanto è scritto in queste pagine, è nel patrimonio immateriale e materiale che ci portiamo dietro. A starci accanto, a farne conoscenza diretta, è più difficile non accorgersene.

Tempo fa Giacomo – guardandoci – ha disegnato un enorme trattore. Una bandiera pirata, un Jolly Roger sventaglia, l’asta incastrata tra il parafango e l’abitacolo. Sotto le ruote la città finanziaria si sgretola, forse neanche se ne accorge, forse fa finta che non accada, forse già si rigenera ma il trattore continua, avanza, schiaccia ogni cosa, con evidenza. Qualcuno guarda, sembra comprendere, percepire, si avvicina, prende a schiacciare.

da L’Almanacco de La Terra Trema. Vini, cibi, cultura materiale n. 08
16 pagine | 24x34cm | Carta cyclus offset riciclata gr 100 | 2 colori
Per la lettura di questo e dei prossimi numeri de L’Almanacco potete scrivere a info@laterratrema.org
o cercare la vostra copia in uno di questi nodi di distribuzione autogestititi dai sostenitori.

Last modified: 8 maggio 2018

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