LA TERRA TREMA 2018
di Martina Di Iorio
per Zero.eu

Nella strana macchina del marketing enogastronomico la tendenza sembra essere di fagocitare tutto ciò che è tradizione, quello che appartiene alla terra e all’identità nazionale, in un vortice che trasforma ciò che è reale e verace in un teatrino da gastrofighetti.
Nel vino naturale, più di ogni altra cosa, questo è più che evidente. Il vino del contadino, quello sporco di terra, dalle mani grosse e bestemmia facile, è diventato per uno strano caso: chic, figo, radical. Ma da dove viene tutto questo? E soprattutto ne abbiamo bisogno?

La Terra Trema riporta invece l’attenzione, di anno in anno, al racconto corale del lavoro di uomini e donne, produttori e contadini in primis, che rispettano la terra e la vigna aldilà delle logiche del sistema. La Terra Trema è la manifestazione sul vino fuori dal coro. Non si può parlare di vino naturale se prima non si accenna a Luigi Veronelli, anarchico e poeta del vino, colui che per primo spostò l’attenzione su questo discorso.

Dovrebbero ricordarlo tutti, prima di ordinare l’ennesima boccia del ricco imprenditore punk che fa vino senza solfiti, e ricordarsi che in principio fu Critical Wine, manifestazione voluta dallo stesso Veronelli. Trasformata negli anni ne La Terra Trema, al Leoncavalo si celebra il vino vero e puro: tre giorni di festa e non solo. Per fermarsi a riflettere su qualcosa di più grande: politiche agricole, capitalizzazione, multinazionali e imprese. Il sogno di Veronelli continua grazie ai ai giovani (e meno giovani) del Folletto 25603 di Abbiategrasso e del Leoncavallo, i quali credono che il vino debba tornare alla terra perché alla terra appartiene.

Segue con il Programma.

Last modified: 15 Nov 2018

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