Ventimiglia, il giorno dopo | Riflessioni a margine di una repressione silenziata

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Nel silenzio della stampa e nella totale abulia delle istituzioni a Ventimiglia e dintorni si sta compiendo da giorni una totale sospensione dei diritti.
Non manifestare, non solidarizzare, non nutrire, non curare, non guardare, non ascoltare.
Sopprimere ogni possibilità di narrare e di partecipare a questo pezzo di storia d’Italia del 2016.
Ieri, non solo ieri, decine di persone, migranti e non, sono state caricate, percosse violentemente e fermate in questura per ore, deportate, nell’impossibilità di contattare compagne/i, rassicurare familiari e figli.
Mediaticamente, fuori dai canali veramente coinvolti, la questione pubblicamente non si sviscera. Ordine pubblico, manipolazione e illegalità, è il mantra ripetitivo, abusato, falso, facile per frastornare l’uditorio.

Ventimiglia, il giorno dopo. 6 agosto 2016. Le bugie mediatiche proliferano da subito. Notte in questura per giovani che portavano soccorso e solidarietà ai migranti. E poi le bugie stampate sui fogli di via, di noi che abbiamo passato la notte lì in questura privati del diritto di contattare l’esterno e le famiglie per sei ore. Resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale: in realtà la nostra azione è stata portare cibo e soccorso ai migranti, tra cui un 15enne e un diabetico; e dare un segno di solidarietà a chi denunciava una situazione invivibile nel campo della Croce Rossa di Ventimiglia. Di chi in piena autonomia aveva deciso di lasciare quel campo.
La repressione è iniziata col rifiuto di accesso di cibo e acqua. E la tensione è salita e montata quando la polizia ha visto spostare pacchi di vestiti e creduto che ci fosse cibo da distribuire.
I migranti che inizialmente volevano attuare una resistenza passiva hanno allora preso la via degli scogli, ed è partita la repressione violentissima a cui nessuno dei presenti aveva modo di dare una risposta attiva, nessuna violenza, nessun oltraggio, solo difesa e fuga, solo resistenza e denuncia di una situazione ormai insostenibile per i migranti, di una gestione improvvisata, violenta e superficiale dei flussi di persone disperate in viaggio da anni. Della volontà di azzittire con la repressione qualsiasi movimento di solidarietà e voce divergente, di negare il diritto umano inalienabile all’asilo e alla libertà di movimento.
Due compagni finiti all’ospedale in PS. Una compagna ferita alla testa e un compagno colpito da manganellate in tutto il corpo.

L’umanità e la dignità di giovanissimi e meno giovani che, dopo aver sopportato ogni forma di violazione e sfruttamento, discutono democraticamente e consapevolmente in assemblea, per rivendicare pochi basilari diritti umani, rischiando la vita per il diritto ad un futuro, per essere semplicemente visti e ascoltati, contrasta con la violenza gratuita e inaudita, lo spregio del diritto e la grottesca disumanità della risposta istituzionale, sorda e cieca alle persone, solo obbediente a ordini di cortissima visione sul futuro.

 

immagine tratta da Progetto20k

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Last modified: 11 Agosto 2016

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