Il cibo degli Artisti | di Giuseppe Caleffi | Un invito a scrivere nel decennale dalla morte di Gino Veronelli

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La Terra Trema anno 2014 invita a scrivere a dieci anni dalla morte di Gino Veronelli ch’accadde il 29 Novembre 2004. È un invito aperto a chiunque abbia desiderio di mandare il proprio contributo (a info@laterratrema.org nel caso si voglia).
Leggi l’invito

Carissimi,
ho visto sul vostro sito che avete messo un quadro di Antonio Ligabue,avendo aperto l’8 marzo un Museo su di lui e avendo per mia fortuna conosciuto personalmente L. Veronelli vi invio un breve scritto che ho messo all’interno del Museo.

Il cibo degli Artisti

Se a Gualtieri chiedete a qualcuno di Antonio Ligabue la frase che sentirete pronunciare più spesso su di lui è che “cambiava un quadro per un piatto di minestra”.
Frase spesso pronunciata dalle persone più anziane con un misto di nostalgia e di rammarico per il quadro perso.
Un “arte” del baratto che sarà una costante in tutta la sua vita, anche quando avrà successo e disponibilità economiche. Ligabue non solo barattava emozioni,ma sostituiva alla moneta il suo “equivalente generale”: il quadro.Bello immaginare una società che usa l’arte per gli scambi.

Ma cosa mangiava Ligabue?
“Quando lo andavamo a trovare all’Ospedale gli portavamo sempre dei dolci, di cui sapevamo che ne era goloso”, ci riferiscono i figli di Vandino Daolio.
A Cesarina, l’amore della sua vita, non faceva mai mancare le paste che poi mangiavano assieme. Quando pranzava all’Osteria non si perdeva di certo i cappelletti e le tagliatelle che preparava la madre di Cesarina. Accompagnate sempre da una buona bottiglia di lambrusco, certamente a fermentazione naturale, di cui ammirava estasiato la schiuma che faceva nel versarlo nel bicchiere.
Sul letto di Ospedale quando Cesare Zavattini gli chiese cosa desiderava,rispose “un piat ad pastasòta”.
Carne poca, quasi mai.
Ciò che colpisce è però la sua predilezione per le uova all’occhio di bue, al burro, che mi riportano al grande enogastronomo Luigi Veronelli, che ordina al grande cuoco Luigi Carnacina il suo piatto migliore: e questi gli porta due uova altegamino.
“Quando aprirai il ristorante “- mi disse Veronelli- “non mettere forti ricarichi sulle bottiglie,ma se cucinerai un uovo appena uscito dal culo di una gallina, sappi che quello non ha prezzo”.
E così feci.

Caleffi Giuseppe
E così feci.

Last modified: 20 Ott 2019

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