Sinfonia delle mucche
di Guido Celli
illustrazione di Emanuele Poki

Fra gli spettacoli d’ombre
che l’alba esagera a terra
c’è il tempo d’un sogno
fatto di fiume e d’infanzie:
sogno di mucche intrecciate
come vimini al bastone
all’erba che brucano come fra onde di mare
o ai rami strappati come fili di cotone:
sogno spugnoso di mani piene di granchi
nati dal fango come da un’allucinazione.

Fuori dal campo
a distanza di un fosso
brilla scura le terra:
nelle sue argille battono
le arterie minerali
della gestazione.

*******
Nelle vacche gli occhi
sono foce del fango
che hanno visto.

Foce nera d’acqua
corda vena di muscolo.

*******
Sulle pietre la notte
carna alcune bianche
creste di gallo.

E’ la rugiada di quando il sole
è pomo acerbo: in essa sta
il gelo caldo dell’iposfera.

Una pozza nasconde la mia faccia
e tutto il dono dei miei nervi
si piega e va.

*******
Quel che la vacca vede
è la smisura d’ogni tutto
il tifone liquido delle cose
il trabocco continuo delle forme
l’allago di limo che azzoppa i colori
l’estremo vicino che confina il suo passo.

E’ un guardo rotondo
come d’acqua calda.

*******
Il passo delle vacche
alla terra crespa una forma:
l’orma è una conca
dove l’acqua si fa cuoio.

Sul filare di olmi lontano
nasce senza baccano
l’erba liscia dell’aria:

la mucca non ha collo opportuno
ed il cielo s’infesta d’azzurro.

*******
Uno scricchio lungo la crosta del Mondo:
i balsami eccitati delle nuove foglie
spettinano e ridestano
l’assopita architettura dei rami.

E’ vela calda Maggio
che la vampa del polline gonfia:
sull’intero campo vola il suo viaggio
scudisciando le ossa ai boschi
rimescolando il sangue alle mandrie.

*******
Lungo il greto dei fossi sta
l’ombra pioggiargentata dei fichidindia.
Tiro su la manica e mi sdraio: mezzo

nell’acqua infilo un braccio alla terra.
Più su sul campo il caduto d’arance
mi pare l’avanzo d’una febbre.

E tutto il dono dei miei nervi
si piega e va.

*******
Nel fitto di canne ammassate
alle scavature passa il refolo
caldo che il frutto acerbo
cova e rende maturo.

Le rondini abbaiano il loro
circo di frustate armoniche
scuotendo la pelle del cielo
come fosse un tamburo.

*******
Il mondo visto dagli occhi d’una mucca
non ha linee che si dicano geometrie
nessuna precisione nessuna cenere
definizione visione secca deserto in bocca.

Il mondo visto dalle mucche
è un ettaro di fango un lago d’erba
una pioggia di insetti e distanze
un passo d’amore tenuto in placenta.

E’ un guado rotondo
come in acqua calda.

*******
C’è odore di mattino che sgorga dalle cortecce
una striscia di spume come in marea
che dal risveglio e dalle carni d’una grotta
scivola via lungo il derma del bosco e poi ancora via
rapido si riversa alle piane nelle valli e muta il greto
d’ogni cosa ogni senso il croma d’ogni segreto
ed il suo frescore porta la fiamma d’un ombra al mondo
incendia di chiarofreddo i campi
che al primo raggio brillano come distese di diamanti
sotto i primi barbari passi delle mandrie assonnate ruminanti
evocate impetroliate dal blu midollare
delle argille.

Le schiene prima
le pance poi i musi
delle mucche
s’incelestano.

E tutto l’azzurro
piega la pancia al cielo
e va.

*******
C’è qualcosa d’elefante in una mucca
ma anche di cane: una mansuetudine
d’andare che vive nel suo sguardo
qualcosa che sa di pioggia e cerimoniale
e che unisce la proboscide alle zanne:
un agreste vagare in savana di campo
senza erranza e senza traguardo.

*******
In fondo al fondo degli occhi delle mucche
c’è una palude di suoni tronchi: un concerto
di membrane uno sciame di melme
un vibrato di sgrondi: se ci vedi bene
dentro c’è un pozzo d’acqua infinito
e se guardi ancora più in fondo
al fondo degli occhi delle mucche
c’è uno specchio rotto da una goccia
di castano molle ovvero Mondo.

Sinfonia delle mucche è un viaggio siderale a briglia sciolta nella costellazione-mondo del bovino. É lo sguardo delle mandrie, delle stalle, dei campi, degli ettari di fango che, come pezzi d’una scacchiera agreste, drammatizzano la narrazione con l’energia dell’assoluto, avendo per quinta il cielo, con l’azzurro dei suoi mattinali. Nella convinzione che solo gli occhi delle mucche comprendano cosa la crosta terrestre del pianeta Terra effettivamente sia.

 

da L’Almanacco de La Terra Trema. Vini, cibi, cultura materiale n. 08
16 pagine | 24x34cm | Carta cyclus offset riciclata gr 100 | 2 colori
Per la lettura di questo e dei prossimi numeri de L’Almanacco potete scrivere a info@laterratrema.org
o cercare la vostra copia in uno di questi nodi di distribuzione autogestititi dai sostenitori.

 

Last modified: 14 maggio 2018

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