da Cascina Caremma | Considerazioni, riflessioni su Carlo Cracco all’Ex Convento dell’Annunciata ad Abbiategrasso

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L’agricoltura come sfondo panoramico per dare colore al grigio di cibi industrializzati e senza cuore, l’agricoltura come paravento per coprire le solite scuse…”serve per lo sviluppo della nazione” …” serve per lo sviluppo della città”… Come se bastasse qualche bancarella di insalata in piazza per ridare valore alla centralità millenaria del lavoro dei campi, mettersi la coscienza a posto e avere la chiocciolina autoadesiva da appiccicare sui cartelli stradali.

Il greenwashing  è lo sport più in voga degli ultimi anni, diffuso a 360 gradi e a tutti i livelli, dai “Mulini Imbiancati” ai “Talent Show Cooking” dove il valore del cibo è avulso da ogni considerazione su come quel cibo è stato prodotto, sul suo impatto nei confronti della terra e della società. Il cibo è avulso perfino dalla stessa agricoltura, come insegna EXPO, dove sono i ristoranti e i grandi chef a produrre cibo…

Forse abbiamo creduto che il “Terroir”, tanto decantato tra gli chef d’oltralpe, in Italiano si traducesse in rapporto tra ristorazione e agricoltura locale.
Sicuramente ci siamo illusi che Terroir fosse sinonimo di sinergie tra eccellenze culinarie e prodotto buono, giusto e pulito.
Di fatto troppo spesso nelle Alte Cucine in Italia “Terroir” significa utilizzare prodotti dell’agricoltura industrializzata e globalizzata degli scaffali della GDO superspecializzata per la ristorazione,  significa dare più valore all’immagine televisiva che alla bontà delle materie prime e le sinergie si creano più nei “cooking show business” dei tuberi e delle hamburger sponsorizzate, che attraverso l’incontro tra le abilità artigiane dei cuochi con la freschezza e la qualità del prodotto contadino.

Tutti parlano di territorio, in giro, sui giornali, alle conferenze parrocchiali ed ai grandi simposi accademici; si straparla di territorio, territorio è la parola più inflazionata del momento, provate a farci caso, usata spesso e a sproposito anche da chi il territorio lo vuole distruggere.
Per questo ci sentiamo a casa nostra a “La Terra Trema” dove si vive un abbraccio di territori e un abbraccio di contadini, per questo sottoscriviamo e supportiamo, parola per parola, le riflessioni de la Terra Trema su quello che sta accadendo all’Annunciata e che sta accadendo ad Abbiategrasso come se le avessimo scritte insieme.

Gabriele Corti
Cascina Caremma

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Last modified: 6 Ottobre 2015

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