Quali semi per il futuro? Oltre Expo 2015, Tra Monsanto e Slow Food | Teodoro Margarita

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Raccogliamo questo appello di Teodoro per il 2014.
Coltiviamo, recuperiamo, resistiamo nel territorio metrolombardo. Fermiamo la distruzione dei nostri territori.
Perdiamo 16 ettari di terreno agricolo, boschi e aree naturali al giorno nella sola Lombardia, 70 al giorno in tutta Italia, sono piu’ di 25 mila ettari in un anno.
L’Expo, Slow Food e Eataly di Farinetti (che aprirà nel 2014 a Milano) sono foglie di fico per questo scempio.
Sarebbe bello costruire una grande mobilitazione contro i padroni dei semi, le multinazionali del cibo che arriveranno all’Expo 2015 e svelare questo enorme bluff.
Preparatevi a detestare il buono che avanza! Buon 2014.

“E’ un fatto: Expo 2015, ancora prima di iniziare sta sollevando una montagna di polemiche. La spesa per l’impiantistica, abnorme, nel momento in cui ogni altra esigenza, scolastica, sanitaria è stata azzerata, da sola darebbe di che pensare.

La riconversione dell’area, dopo l’evento, si paventa la costruzione di uno stadio: Milano ne ha già uno. Strade di collegamento, tangenziali, bretelle, altro asfalto, altro cemento.Ancora, una “via d’acqua” ipotizzata per Expo che attraverserà e sfascerà un’area agricola nella zona Trenno, sta incontrando una vivace opposizione popolare.

In Lombardia sono nati diversi coordinamenti contro l’Expo, sono in corso riunioni, si tessono reti e si raccolgono collettivi metropolitani di cittadini, ecologisti, di orticoltori urbani. Questa Expo, dedicata al cibo,all’agricoltura, è, innanzitutto, un maxi-evento, un affare commerciale enorme, una macchina mangiasoldi e produttrice di profitti. Per chi? In nome di che cosa?

Se si avevano seri dubbi per credere che,veramente,ai vari enti, pubblici e privati, interessasse davvero della sorte che riserva il pianeta al cibo di domani, alla “sovranità alimentare” alcuni fatti emersi ultimamente, strappano il prosciutto dagli occhi anche ai più ottimisti.

E’ certo: ad Expo 2015 ci sarà la Monsanto e ci sarà… anche Slow Food.

Alle obiezioni sollevate ai giornalisti che chiedevano lumi in merito, gli organizzatori rispondevano  che ad Expo non ci sono posizioni preconcette e che gli Ogm sono un’opzione come un’altra per il futuro alimentare dell’umanità e, che, in ogni caso, Monsanto ha diritto ad esprimere la sua posizione.

Carlin Petrini, di Slow Food, all’obiezione sulla presenza di una associazione come la sua che attraverso i presidi salvaguarda la biodiversità agricola in tutto il mondo, nello stesso contesto nel quale ci sarà un gigante degli ogm come la Monsanto, rispondeva che il problema non sono gli Ogm ma “il fatto che solamente due o tre grosse ditte sementiere mondiali detengono l’80% dei semi e soltanto il 20% appartengono ai contadini, Slow Food nei suoi 3.500 metri quadri mostrerà pane e formaggio biodiverso come simbolo della resistenza contadina a quei giganti”, così, all’incirca, le parole di Carlin Petrini.

Siamo stati a Terra madre Salone del gusto, nell’autunno del 2012 ed abbiamo notato che Slow Food si trova benissimo ed a proprio agio tra un contadino guatelmateco con pochi sacchi di fagioli ed uno stand scintillante della Barilla o della Fiat, tra il Salone e Terra madre, senza soluzione di continuità, un immenso mercato, tra piccoli contadini di ogni parte d’Italia e del mondo e grandi firme dell’agrobusiness.

Non credo che Slow Food e la filosofia che esprime, si possa trovare a disagio ad Expo 2015, Monsanto è giusto l’alter ego appropriato.

Non è solamente una mia opinione, negli incontri, molteplici, che si stanno tenendo a Milano, da La terra trema al Leoncavallo passando per Terreinmoto, rete di piccoli contadini ed autoproduttori di cibo a filiera corta, cresce la necessità di riflettere, di analizzare su che cosa sta succedendo intorno all’alimentazione, all’agricoltura in questo momento nel mondo. Expo ne è una vetrina luccicante: le contraddizioni che vi si riscontrano,gli setssi agenti promotori, le modalità di proposizione di questo evento, tantissimi altri lementi danno la dimensione di quanto di grosso si stia muovendo.

Noi siamo salvatori di semi, Monsanto a Milano è una minaccia grave, la nostra decennale azione proprio per contrastare l’omologazione, l’appiattimento del gusto, delle forme di vita rurale differenti, locali, regionali, ci vede allarmati, allarmati ed impauriti.

Le lobbies pro-Ogm vedono in Italia affiancati Veronesi e Boncinelli, Bonino e Angela, giornali e televisioni al completo schierati, dall’altra parte le resistenze, quanto di facciata e quanto di sostanza? della Coop, della Coldiretti, Slow Food? Partecipando non significa, è ovvio, che sia sulle posizioni filo transgenico ma, certamente, chi è ospite di un certo evento, non va a pestare i piedi agli altri invitati, se non altro, per questione di etichetta.

E noi? noi che abbiamo creduto nel biologico e ci crediamo ancora, fin dai primi anni Ottanta, noi che ci battiamo e pratichiamo un’agricoltura su piccola scala , che crediamo nella decrescita, che ci riconosciamo nel motto olimpico rovesciato da Alex Langer: ” Più vicino, più lentamente, più piccolo”? Quale sarà il nostro ruolo?

Io credo fermamente che una riflessione vasta, un dibattito che coinvolga più soggetti possibili sia doverosa.

Personalmente immagino una lenta, magnifica marcia a piedi, in bicicletta, con cavalli e capre ed asini e buoi, con carriole recanti ciascuna una bella, nostra, diversa pianta di ortaggio o da frutta locale, una fiumana di canzoni, di colori, di contadini nuovi e vecchi, di orticoltori urbani, militanti della vita e della decrescita, una manifestazione evidente della nostra alterità, il sogno, visibile a tutti, di un mondo diverso, un mondo dove i semi appartengono ai contadini e le terre, pure, che dobbiamo conquistare, ora o mai più”.

di Teodoro Margarita

Last modified: 20 Ott 2019

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