Semi di biodiversità

906

Written by:

Biodiversità, conservazione delle sementi, autonomia e indipendenza dell’agricoltura contadina.

Domenica 1 dicembre 2013 ore 17 | Leoncavallo s.p.a.

Incontro con Marianna Fenzi (Centre Koyré), Riccardo Franciolini (Rete Semi Rurali), Teodoro Margarita (Civiltà Contadina), Sandro Passerini (Cascina Cirenaica).

 

Il processo di omogeneizzazione del paesaggio e dell’agricoltura, principalmente attraverso l’utilizzazione di agrochimici per controllare le variazioni dell’ambiente e di varietà moderne per favorire i processi agroindustriali, è stata una scelta tecnologica, economica e sociale che ha dato soluzioni “provvisorie” ad alcuni problemi ma ne ha anche creati di nuovi.

Sul fronte della diversità agricola per esempio, la FAO alla fine degli anni sessanta avvia ricerche sull’erosione genetica (la sostituzione delle varietà locali per quelle moderne)  e negli anni settanta si sviluppano diversi centri per la conservazione del germoplasma coordinati dal Consultative Group on International Agricultural Research. Recentemente, una delle azioni più spettacolari per contrastare il fenomeno della perdita di diversità fitogenetica è stata la creazione nel 2008 del deposito mondiale di semi di Svalbard, in Norvegia, soprannominato Doomsday Vault (Cassaforte per la Fine del Mondo) nel quale stanno confluendo collezioni provenienti da banche di germoplasma di tutto il mondo. Questo scrigno della diversità biologica incastonato nel ghiaccio è rappresentativo di una certa visione, perlopiù istituzionale, della diversità genetica che costruisce la sua legittimità nell’immagine di un futuro minacciato da guerre o dal cambio climatico. Questa visione, anche se può essere legittima, non crediamo sia l’unica possibile per guidare azioni di conservazione e di uso della biodiversità agricola.

Sul versante non istituzionale numerose associazioni e gruppi di ricerca indipendenti come GRAIN (www.grain.org) o RAFI (www.rafiusa.org) hanno prodotto numerosi rapporti sullo stato allarmante dell’agrobiodiversità. Nei loro studi si è sottolineato che se anche il 90% della biodiversità agricola si trova nelle regioni tropicali o subtropicali di America Latina, Asia e Africa, la maggior parte delle banche di germoplasma si trovano al Nord, o al Sud ma gestite da organismi internazionali.La valorizzazione economica del germoplasma attraverso brevetti e nuove varietà, riflette bene questo classico paradigma geografico. Nel secondo Rapporto della FAO sullo Stato delle Risorse Fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, si evidenzia inoltre come il settore pubblico che si occupa della creazione e miglioramento delle varietà coltivate sia in continua contrazione, a scapito dunque della formazione di progetti pubblici mirati a migliorare l’agricoltura localmente.

Contadini da diverse parti del mondo e gruppi di studio indipendenti come l’ETC Group (www.etcgroup.org) riportano come la diversità genetica, base per la creazione di nuove varietà ma anche fonte di sicurezza alimentare per chi vive nelle zone rurali più svantaggiate, è minacciata da piani di sviluppo basati tuttora su monoculture, e da restrizioni di ordine legale, come la risoluzione 9.70 che stava per rendere illegali le sementi da sempre utilizzate nella risicoltura in Colombia. Il settore privato, specialmente le grandi imprese transnazionali, si sta sostituendo al settore pubblico creando forme di dominazione basate sul monopolio delle sementi e creando leggi ad hoc che tendono a disarticolare le efficaci ed economiche consuetudini nell’uso e circolazione delle sementi.

Di fronte ai molti interrogativi che questo tipo di modello genera riguardo al futuro della biodiversità vegetale (e animale), La Terra Trema propone un incontro a più voci dal titolo “Semi di biodiversità”. Si parlerà dell’idea stessa di conservazione, del ruolo di chi concretamente ogni anno semina “diversità” nel campo, dei programmi di ricerca agronomica pubblica per fornire eventuali supporti agli agricoltori, e naturalmente delle diverse forme di resistenza al modello dominante. L’incontro sarà dunque inteso come spazio di riflessione comune dove si potranno articolare diversi punti di vista provenienti dalle esperienze di contadini, ricercatori, associazioni di consumatori, scuole di agricoltura alternative che con diverse esperienze contribuiscono a dare contenuto alle critiche e a formulare proposte alternative.

Interventi:

  • Marianna Fenzi
    Dottoranda del Centro A. Koyré di Storia delle Scienze e delle Tecniche di Parigi.

    • Chi conserva le varietà locali e perché?
    • Una dinamica locale di conservazione: la conservazione de facto nella milpa maya.
    • La conservazione come forma di resistenza e di rivendicazione dei diritti degli agricoltori: il caso della udienza tematica “Violenza contro il mais, sovranità alimentare e autonomia” del Tribunale Permanente dei Popoli.

     

  • Riccardo Franciolini
    Rete Semi Rurali e promotore di Let’s Cultivate Diversity.

    • Coltiviamo la Diversità!
    • L’utilizzo, la conservazione dinamica, lo scambio e la vendita delle sementi locali.
    • L’attuale questione legislativa in Italia e in Europa.

     

  • Sandro Passerini
    Azienda Agricola Cirenaica.

    • La coltivazione di varietà antiche nella provincia di Milano.
    • Il mais Scagliolo.

     

  • Teodoro Margarita
    Insegnante, è custode di semi antichi e presidente di Civiltà Contadina.

    • Seedsaver, avanguardia di sovranità.
    • Il seme condiviso, germoglio fertile di un futuro libero.

     

Approfondimenti

Last modified: 20 Ott 2019

One Response to " Semi di biodiversità "

  1. massimiliano ardessi ha detto:

    buonasera, stò iniziando un orto e volevo sapere dove potevo trovare sementi biologiche garantite e quali qualità sono disponibili. avendo dei bambini piccoli stò cercando di fare il meglio possibile. grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.