Tieni la mia birra, Lutero
di Leonard Catacchio Wachter
«Vinum est benedictum et habet testimonium in scriptura, cerevisia autem est traditio humana»
«Il vino è benedetto e santificato dalle scritture, però la birra è tradizione umana»
(WA.TR 1, no. 254)
Martin Lutero, l’uomo giusto al momento giusto, con il boccale in mano.
Un ex agostiniano discretamente colto che tra una birra e un’altra, utilizzando al meglio la traduzione in volgare dei testi sacri, «la Parola ha così indebolito il papato che nessun principe o imperatore avrebbe potuto mai infliggere tali perdite a esso. Intanto che bevevo birra di Wittenberg con il mio amico Philip e Adsfor, non ho fatto niente; la Parola ha fatto tutto», mette in grave crisi una chiesa cattolica romana debole, corrotta, e divorata dal suo stesso potere, da nepotismo e simonie.
Il papa. Era Leone Decimo, della famiglia de’ Medici, una figura più politica che religiosa la cui priorità era la sconfitta militare della Francia.
Non è un’esagerazione affermare che l’alcool e il suo utilizzo abbiano avuto un ruolo molto importante nell’affermazione della riforma protestante.
Nel contesto tedesco del 1500, il ruolo della birra e degli alcolici in generale non era affatto secondario, sia dal punto di vista alimentare/sostentativo che da quello economico. La gilda dei mastri birrai era una vera e propria lobby.
Consideriamo che nel 1516, proprio un anno prima delle famose novantacinque tesi inchiodate fuori dalla chiesa del castello di Wittenberg, viene emanato in Baviera da Guglielmo IV e Ludovico X, duchi di Baviera. L’editto della purezza, il reinheitsgebot: la birra a bassa fermentazione si fa con acqua, malto d’orzo e luppolo. Fine della storia.
La legge prende forma su quanto affermato a Monaco già nel 1487, quando Lutero aveva quattro anni, e si diffonde in tutta la Baviera. Restando punto fermo fino a oggi, l’editto è considerato una delle norme più antiche in difesa dei consumatori e, oltre alla tutela sanitaria, svolgeva la funzione di tutelare l’utilizzo di segale e frumento per fare il pane.
La cultura contadina e pure quella cittadina diffidavano comprensibilmente dell’acqua, acqua che raramente era fresca, il sistema fognario non era funzionale, bere acqua era pericoloso, quindi a volte, anche ai più piccoli, si preferiva dare birra piuttosto che acqua. Per questo si producevano diverse gradazioni in modo da adattarsi alle diverse esigenze.
A questo punto la grande affermazione della birra prende forma, perché sì, il vino è un sacramento, certificato ufficialmente con l’Ultima Cena e rievocato nel corso di ogni messa con il rito dell’Eucarestia, dove a tutti viene data l’ostia ma il prete prende anche il vino. Ma la birra? E qui interviene il riformatore, che prende a elogiare la birra anche per i suoi rilevanti valori religiosi: «la birra fa addormentare e chi dorme non pecca».
Il luppolo, pianta disprezzata dalla chiesa cattolica e che per questo non subiva imposte, dal 1200 diventa elemento costitutivo importante nella produzione di birra tedesca.
La birra, prima di allora, si preferiva realizzarla con un mix di erbe saporite approvato e regolarmente tassato dalla chiesa, il gruit.
Con l’avvento del luppolo il consumo di birra viene associato a una forma di protesta contro i cattolici e i relativi tributi. Una protesta che trovò anche i suoi sponsor ante litteram quando il teologo tedesco insistette sulle qualità della birra di Wittenberg, in una sorta di scambio merci per il suo matrimonio con Katharina Von Bora, ex monaca cristiana tedesca convertitasi al protestantesimo (Lutero aveva aiutato diverse monache come la Von Bora a scappare dai conventi per sposarsi liberamente con i riformati rompendo una consuetudine secolare che comandava i rapporti tra monaci e monache). Due barili di birra di Einbeck per uno spot: «mi siedo qui e bevo la mia buona birra Wittenbergische e il regno di Dio viene da sé».
Katharina Von Bora. Moglie di Lutero nel 1525, è parte della schiera di donne decisamente sottovalutate dalla storia. Sei figli, un orto incredibile, un nutrito allevamento di animali e una passione per la pesca e per l’autoproduzione brassicola già in convento. Dopo numerosi tentativi riuscì a realizzare un buon prodotto e una vera e propria brewery, il suo birrificio autogestito casalingo: la gioia, la delizia e la fortuna per Martin Lutero.
Ovviamente al fianco del boccale non poteva mancare il buon cibo.
Luogo di elezione per fare teologia, per Lutero non era l’altare della chiesa, bensì la tavola domestica (Lutero fu di forchetta buona tanto da soffrire, e non poco, di calcoli, coliti e ulcera).
La tavola di Lutero poteva accogliere fino a cinquanta persone, fu luogo della discussione religiosa più importante e animata dell’epoca. A quella tavola si viaggiava verso l’alto e il basso, il Vaticano era definito «un bordello» e il papa un «anticristo scoreggione». Un livello talmente intenso di invettive da diventare un libro di culto “The Table Talk”, andato a ruba tra gli studenti del teologo tedesco.
Certo non consideriamo Lutero alla stregua di un rivoluzionario, fu un riformatore, con la sua politica avveduta e gli stretti rapporti di potere coi potenti di turno. Tutt’altra cosa rappresentò Thomas Müntzer (figura centrale, con il nome di Magister, del romanzo Q di Luther Blissett, 1999), pastore protestante ben più radicale e ingiustamente definito luterano, che finì decapitato proprio per aver sostenuto il superamento della proprietà privata.
Il saggio di Ann Tlusty “Bacco e l’ordine civico, la cultura del bere nella Germania moderna” (2001),prova ad analizzare il ruolo dell’alcool nella società tedesca, in particolare durante lo scontro tra riforma e controriforma e nelle guerre collegate, guerre che come sappiano si sono protratte per secoli, dividendo l’Europa in due grandi aree religiose.
Il consumo di birra diventa atto politico, una sorta di affermazione dell’identità umana e religiosa; una forma di resistenza al cattolicesimo romano e papale. Consolida un legame profondo tra la popolazione e la bevanda fermentata e accentua la divisione già profonda dall’area mediterranea (ancora oggi il consumo pro-capite di birra in paesi come la Germania è più del doppio di quello che avviene in Francia o in Italia). E tornano profetiche le parole di Lutero che aveva descritto quella regione come un grande paese con una sete inestinguibile.
L’episodio luterano è il segno del profondo legame tra sostanze e potere, tra alcool e controllo sociale. Bere non è riconducibile solo al consumo ludico, nella storia ha preso strade fortemente politiche e capita che un boccale di birra contro un calice di vino possa essere metafora di cento anni di guerre nel cuore dell’Europa centrale.
Da L’Almanacco de La Terra Trema. Vini, cibi, cultura materiale n. 40
16 pagine | 24x34cm | Carta cyclus offset riciclata gr 100
Per ricevere e sostenere questa pubblicazione: info@laterratrema.org
Last modified: 15 Giu 2026


