TERRORE DI STATO E RESISTENZA CLANDESTINA
In lotta contro il regime di frontiera negli Stati Uniti
di Jean Everard
Illustrazione su muro di paolomar

English version below

L’elenco è atroce: retate razziste delle milizie dell’Ice, lavoro forzato nei campi, schiavizzato, segregazionista, arresti, rapimenti coatti, omicidi efferati, messa al bando delle realtà che si oppongono. Non tutti assistono inerti alla ferocia quotidiana perpetrata da un governo sfacciato, immune da qualunque forma di controllo. C’è chi si oppone, con coraggio. 

Cari amici dall’altra parte dell’oceano: vi scrivo dal cuore dell’implosione dell’impero americano. Gli spasmi mortali degli Stati Uniti stanno diffondendo distruzione globale e crudeltà al suo interno. La repressione qui ha preso varie forme – 2 milioni di persone incarcerate; annullamento delle possibilità di accesso alla terra e al cibo, sventramento del “cosiddetto” sistema sanitario, sono solo alcuni degli esempi. La sua espressione più alta è il regno di terrore costruito verso immigrati, persone di colore e critici del regime, portato avanti in primo luogo dall’Agenzia di Stato chiamata Immigration Customer Enforcement o ICE. Sicuramente avrete visto le notizie. Poliziotti mascherati fanno raid a mano armata nelle fattorie e nelle serre; le forze speciali fanno incursioni negli appartamenti con elicotteri e arieti (battenti militari utilizzati per sfondare le porte); compagnie tecnologiche e dei social media collaborano creando app che aiutano gli agenti dell’ICE a localizzare potenziali target in tempo reale. Allo stesso tempo, però, questo processo non è andato avanti indisturbato: ognuna di queste circostanze provoca una risposta d’indignazione e la popolazione in tutta la nazione sta imparando a contrattaccare.

Sappiamo che questa svolta autoritaria non è circoscritta agli Stati Uniti ed è la risposta globale alle crisi causate da un sistema al collasso. Nella speranza che le lotte e le lezioni imparate negli Stati Uniti possano essere d’aiuto altrove, voglio condividere alcuni pensieri riguardo lo stato di repressione e le strategie di resistenza. Nella speranza che queste lezioni possano essere da monito, in Italia, nelle lotte per una vita dignitosa in comune.

Il presidente Trump ha messo l’immigrazione al centro della sua prima campagna presidenziale. Facendo leva sulle frustrazioni economiche e l’impoverimento della classe media operaia degli Stati Uniti, Trump ha spostato ira e colpa sui migranti. Queste politiche sono state create e implementate da noti suprematisti bianchi fedeli alla tradizione americana del suprematismo razziale e all’eredità nazista. Queste iniziative governative sono supportate dalle finanze e dalle tecnologie dei miliardari delle Big Tech che seguitano a costruire questi dispositivi per la sorveglianza di massa.
Il governo, assieme alla parte più potente della classe capitalista, è completamente assorbito dalle forze esplicitamente autoritarie dei suprematisti bianchi che, oggi, stanno mettendo a punto un massacro razziale in tutta la nazione basato sulla sorveglianza di massa, sull’uso di forze di polizia travisate e militarizzate e raid indiscriminati nelle periferie abitate dagli immigrati. Questa violenza non è nient’altro che un contrattacco su vasta scala per le rivolte contro la polizia e la legge sulla discriminazione razziale che hanno avuto luogo nel 2020.

Queste enormi operazioni – supportate da un’erogazione di 85 miliardi di dollari e un incremento di 12mila agenti – ha portato a circa 700mila deportazioni e a oltre 70mila persone incarcerate in centri di detenzione con condizioni volutamente inumane e strazianti. Le operazioni dell’ICE hanno perseguito una doppia strategia: un graduale incremento delle forze dell’ordine ovunque attraverso l’assunzione di nuovi agenti e il conseguente dispiego di un gran numero di agenti federali nelle città più tendenti a sinistra per punire la popolazione e intimidire i politici locali, inducendoli a collaborare.

Queste operazioni delle forze dell’ordine hanno avuto un impatto significativo sull’economia – portando lavoratori dei cantieri edili, dei ristoranti e, forse ancor più significativo, la forza lavoro impiegata nell’agricoltura a stare a casa. Il 40% dei braccianti agricoli non ha documenti. Solo in California, la serie di retate dell’ICE ha determinato (per la diserzione della forza lavoro n.d.r.) spreco di frutta nei frutteti, putrefazione delle verdure nei campi, impossibilità di seminare e raccogliere, con il conseguente aumento del prezzo del cibo. I lavoratori più vulnerabili scelgono di stare a casa e le grandi aziende agricole, che per decenni hanno beneficiato delle condizioni precarie e prive di tutela dei lavoratori, non riescono più a trovare la manodopera di cui hanno bisogno. Mentre l’opportunismo politico e il razzismo potrebbero essere sufficienti per spiegare questa situazione, sembra molto probabile che sia in atto un’operazione ancora più nefasta.

Negli ultimi dieci anni, a causa di politiche migratorie ostili che hanno allontanato la manodopera immigrata dal mercato del lavoro, il lavoro carcerario nelle aziende agricole è cresciuto fino a prenderne il posto. Negli USA è oggi consuetudine per gli Stati “affittare” i detenuti per lavorare in aziende agricole private; i detenuti spesso ricevono meno di un dollaro l’ora, mentre le prigioni che affittano i detenuti chiedono alle aziende agricole più di dieci dollari l’ora. Se associamo questo alla proposta di costruire nuovi centri di detenzione che possano ospitare altri ottantamila detenuti, non è difficile immaginare un futuro dove la forza lavoro delle aziende agricole sia arrestata violentemente, separata dalle proprie famiglie, detenuta in tende nel deserto e poi rispedita nelle stesse aziende a lavorare per pochi spiccioli anziché avere uno stipendio. Questa è la logica finale di una nazione che già conta il più alto numero di popolazione detenuta in carcere.

La situazione è cupa ma ha anche ispirato atti eroici di resistenza collettiva e ha spinto le persone a non collaborare con questo regime di deportazione. In tutto il Paese, parte della popolazione si sta aggregando per monitorare le azioni dell’ICE, avvisando i vicini, nascondendo persone senza documenti, fornendo aiuto legale, consegnando medicinali, cibo e quel che serve a chi vive in clandestinità. All’ondata di terrore di Stato si contrappone un movimento di resistenza clandestina che, di tanto in tanto, sfocia in fronteggiamenti spettacolari e drammatici. Siamo in un contesto di crescente polarizzazione tra la popolazione e il regime. Qui di seguito alcune tattiche e strategie messe in campo:

Contro-sorveglianza e risposta rapida: in tutto il Paese, i quartieri e le organizzazioni hanno creato sistemi per tracciare le attività dell’ICE. I gruppi gestiscono database di veicoli federali conosciuti e sospettati, sorvegliano gli uffici dell’ICE e le aree dove si insediano, pedinano le auto e pattugliano a piedi. I ristoranti e i negozi hanno spesso una rete informale che mette in comunicazione l’intero vicinato quando gli agenti dell’ICE vengono avvistati vicino un qualsiasi negozio. Queste operazioni di contro-sorveglianza hanno diverse funzioni: allertare le persone più fragili dando loro la possibilità di rifugiarsi in posti sicuri, mettere insieme una massa critica di persone per prevenire i rapimenti e creare una crescente consapevolezza sul modello d’azione dell’ICE, permettendo alle persone di interrompere la loro logistica più facilmente. A Minneapolis, dove Renee Good e Alex Pretti sono stati recentemente assassinati dagli agenti dell’ICE per aver portato alla luce le loro operazioni, più di 80mila persone stanno partecipando in reti di vicinato formali in grado di rispondere tempestivamente. A volte, alcuni di queste reti sono diventate delle organizzazioni a difesa del vicinato, facendo barricate nelle vie principali e creando checkpoint per bloccare l’ingresso degli agenti federali. Questo dispositivo d’intelligenza “organica” permette anche di rilevare velocemente quando le persone vengono prese dall’ICE, fornendo loro aiuto legale e prevenendo la loro scomparsa all’interno del sistema.

Reti di mutuo aiuto si sono ampliate per consegnare aiuti, supporto finanziario, cibo e oggetti domestici e assistenza sanitaria per chi vive nascosto. Sebbene queste cose non sostituiscano la libertà e una vita dignitosa, sono diventati strumenti fondamentali e applicati su larga scala.

Operazioni offensive contro l’indotto che specula e fornisce logistica all’ICE, unitamente a una campagna di molestie per minarne il morale. Le società di autonoleggio e gli hotel che forniscono servizi agli agenti dell’ICE vengono bersagliate da proteste rumorose e a volte da atti di vandalismo. Le proteste rumorose negli hotel sono diventate tattiche particolarmente efficaci per disturbare il sonno degli agenti dell’ICE. 

Rivolte di vicinato e insurrezioni di massa stanno aumentando i costi delle operazioni dell’ICE specialmente in risposta ai vergognosi atti di violenza perpetrati dagli agenti federali. Quando le persone si muovono in tante e sono pronte a combattere, riescono a spingere l’ICE fuori da un territorio, spesso distruggendo i loro veicoli e anche le loro attrezzature. Senza la protezione e il supporto della polizia locale, l’ICE sarebbe completamente incapace di controllare le dirompenti proteste che si scatenano quando spiegano le loro forze in città.

Queste sono solo alcune delle tattiche. Nello specifico, forme di resistenza che stanno crescendo sono oggi diffuse ovunque e radicate nei quartieri e sul lavoro. Invece di limitare il confronto con il regime e le proteste in strada, c’è un crescente senso di partecipazione nelle rivolte sociali. La risposta dei quartieri e le reti di mutuo aiuto, in particolare, sono il seme di qualcosa che si auspica sia veramente duraturo e una minaccia al sistema capitalista: auto-organizzazione e resilienza delle organizzazioni locali radicate sul territorio, in grado di difendersi autonomamente e con una crescente predisposizione a osteggiare le forze dell’ordine. Per quanto orribile sia l’attuale regno del terrore, sta comunque servendo come strumento di alfabetizzazione politica e tattica, portando centinaia di migliaia di persone in più a unirsi alla lotta e a delegittimare il regime.

Arriverà il momento, probabilmente prima di quanto si pensi, in cui l’attuale regime abbandonerà ogni pretesa di tradizione democratica e cercherà di imporre la propria volontà attraverso la pura violenza. Le condizioni per un massacro stanno crescendo giornalmente. Quando accadrà quello che sembra inevitabile, non possiamo che sperare che le reti e il crescente potere del popolo nella lotta contro l’ICE si dimostrino all’altezza della situazione. O riusciamo a sviluppare la forza necessaria all’interno delle nostre lotte per sconfiggere il regime una volta per tutte, oppure verremo annientati. Speriamo ci penserete quando quel momento arriverà.

STATE TERROR & SUBTERRANEAN RESISTANCE: FIGHTING THE BORDER REGIME IN THE UNITED STATES
di Jean Everard

Dear friends across the oceans: I am writing to you from the inside of the imploding American empire. The death throes of the United States are spreading destruction globally and cruelty internally. This internal repression takes many forms—the 2 million people incarcerated, the destruction of access to land and food, the evisceration of anything which could be called healthcare are but a few. Its highest form is a reign of terror directed at immigrants, people of color, and critics of the regime, carried out primarily by a government agency called Immigration and Customs Enforcement, or ICE . Surely you have seen the news. Masked police forces raid farms and greenhouses with guns drawn; special forces raid apartment buildings with helicopters and battering rams; tech companies and social media companies collaborate to build apps helping ICE agents locate potential targets in real time. At the same time, this process has not been rolled out smoothly or without interruption: each indignity provokes a response, and the population across the country is learning how to fight back.

We know that this authoritarian shift is not limited to the United States, and is a global response to the crises caused by a collapsing system. In the hopes that our struggles and lessons in the US might be helpful to you elsewhere, I’d like to share about the state of repression and the strategies of resistance emerging in the United States. I hope that some lessons from struggles here may be instructive to struggles in Italy for a dignified life in common.

President Trump has made immigration enforcement a core issue since campaigning for his first presidential term. Relying on the economic frustrations of the downwardly mobile white working class in the US, Trump has shifted both blame and ire onto immigrants. These policies have also been crafted and implemented by avowed white supremacists who are loyal both the Nazi legacy and to the American tradition of white supremacist organizing. These government initiatives are paired with the financial and technological backing of technology billionaires who are continuing to build out mass surveillance infrastructure. The government and the most powerful segments of the capitalist class are fully captured by explicitly authoritarian and white supremacist forces, who are now engineering a racial pogrom across the entire country, powered by mass surveillance, masked and militarized police forces, and indiscriminate raids and attacks on immigrant neighborhoods. This onslaught is nothing less than a full-scale counter-attack to the mass uprisings against the police and for racial justice that took place in 2020.

These expanded operations — supported by a infusion of $85 billion and an extra 12,000 agents— have led to nearly 700.000 deportations, and over 70.000 people being held in detention centers in intentionally inhumane and torturous situations. ICE operations have pursued a two-fold strategy—a gradual increase in enforcement everywhere as new agents are hired, and sequential “surges,” in which large numbers of federal agents are deployed to left-leaning cities in order to punish the population and intimidate local politicians into cooperation.

These enforcement operations have had a notable impact on the economy — driving people to stay home from work in construction jobs, restaurants, and, perhaps most crucially in agriculture. 40% of farmworkers are undocumented. In California alone, the thread of ICE raids has led to fruits wasting on orchard floors, vegetables rotting in the field, crops left unplanted, and rising food prices nationwide. Vulnerable workers are choosing to stay home, and large farmers who have benefitted for decades from the precarious and unprotected conditions of their workers are now unable to find the labor they need. While political opportunism and racism would be enough to explain this logic, it seems entirely likely that there is another, even more nefarious maneuver at play. As immigrant labor has been driven out of the workforce by hostile immigration policies over the past decade, prison labor in farms has grown to take its place. In the United States, it is now common for states to “lease” incarcerated prisoners to private farms for labor; the prisoners often receive less than $1 per hour in pay, while the prisons leasing out their labor charge farmers over $10 per hour. When paired with the proposed construction of new detention facilities that could house another 80.000 detainees, it is not hard to imagine a future where farmworkers are violently arrested, separated from their families, incarcerated in tents in the desert, and then sent back to work for pennies in the same fields they used to earn a wage in. This is the terminal logic of a country that already has the world’s largest prison population.

The situation is grim, but it has also inspired heroic acts of mass resistance and diffuse noncooperation with the deportation regime. Across the country, people are forming networks to monitor ICE activity, warn their neighbors, hide undocumented people, provide legal aid, and deliver food, medicine, and supplies to people living in hiding. The onslaught of state terror is being met by a groundswell of subterranean resistance, which occasionally breaks through into spectacular and dramatic confrontations. We are in a situation of increasing polarization between the populace and the regime. I’d like to briefly sketch the tactics and strategies being deployed:

Counter-surveillance and rapid response: Across the country, neighborhoods and organizations have formed systems to track ICE activity. Groups manage databases of known and suspected federal vehicles, surveil ICE offices and staging areas, tail vehicles, and patrol on foot. Restaurants and businesses often also have informal networks, communicating through an entire neighborhood when ICE agents are spotted near any business. These counter-surveillance operations serve multiple functions: alerting vulnerable people who can seek refuge in safe places, amassing sometimes very large and hostile crowds to prevent kidnappings, and creating a larger awareness of the operational patterns of ICE in any single locale, allowing people to disrupt their logistics more effectively. In Minneapolis, where Renee Good and Alex Pretti were recently murdered by ICE agents for observing their operations, over 80,000 people are participating in formal, neighborhood-based rapid response networks. At times these networks have evolved to neighborhood defense organizations, barricading key streets and establishing checkpoints to prevent federal agents from entering. This organic intelligence apparatus also allows people to quickly track when people are detained by ICE, providing them with lawyers and preventing them from being fully disappeared by the system.

Mutual aid networks have expanded to deliver aid, financial support, food & household necessities, and medical care for people living in hiding. While these are not a substitute for freedom and a dignified life, they have become crucial survival tools operating at significant scale.

Offensive operations against ICE profiteers and logistics, along with a campaign of harassment to diminish morale. Rental car agencies & hotels that provide services to ICE agents are targeted by noise demonstrations, protests, and sometimes vandalism. Noise demos at hotels have been a particularly successful tactic to disrupt the sleep of ICE agents.

Neighborhood-based riots and mass uprisings increase the cost of ICE operations, especially in response to egregious acts of violence by federal agents. When people show up in large numbers and prepared to fight, they can drive ICE out of an area, often destroying their vehicles and equipment as well. Without the protection and support of local police forces, ICE would be entirely unable to control the disruptive protests that erupt when they are deployed to a city.

These are only a few of the tactics. Notably, the forms of resistance growing now are diffuse, widespread, and rooted in neighborhoods and workplace. Rather than limiting confrontation with the regime to protests and street demonstrations, there is a growing sense of social insurgency. The neighborhood response and mutual aid networks, in particular, contain the seed for something truly durable and threatening to the capitalist system: self-organized and resilient local organizations that are rooted in their territories, with the capacity for self-defense and an increasingly hostile disposition towards law enforcement overall. As horrific as the current reign of terror is, it is also serving as a tool for political and tactical education, bringing hundreds of thousands more people into the fight and delegitimizing the regime.

The time will come, likely sooner than later, when the current regime abandons all pretense of democratic tradition and tries to force its will through pure violence. The conditions for a massacre are growing daily. When what appears inevitable happens, we can only hope that the networks and popular power that has grown in the struggle against ICE will rise to their historic occasion. We will either develop the necessary strength through our current struggles to defeat the regime once and for all, or we will be crushed. We hope you will think of us when the time comes.


Da L’Almanacco de La Terra Trema. Vini, cibi, cultura materiale n. 39
16 pagine | 24x34cm | Carta cyclus offset riciclata gr 100
Per ricevere e sostenere questa pubblicazione: info@laterratrema.org

Last modified: 14 Mag 2026

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