Nelle nostre mappe | Editoriale Primavera 2017 Almanacco 04

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Testo e fotografia di Laura M. Alemagna

Non sbagliava Totò, Totò non sbagliava mai, nelle vesti di mariuolo e pirata quando tenta il colpo intorno a una cartina minuscola: E me la chiami mappa questa? Questa non è una mappa, è una mappina!
C’è, nella radice, una vicinanza strategica tra carte geografiche, mappe e mappine. E Totò non sbagliava. 
Mappae, tovaglia o tovagliolo o manteles, canovaccio, secondo alcuni, comunque questione domestica, privata, quotidiana e soprattutto sapido.
Con questa qualità intima delle mappe e con questo tipo di valore che ci sembra di avere a che fare oggi, nell’atto di costruire questa nuova annata de L’Almanacco de La Terra Trema; con la possibilità di costruirle, disegnarle e tesserle, in base alla nostra stessa esperienza, in base alle nostre tavole.
Abbiamo imparato a confrontarci e comportarci come corpi/territori, come persone/luoghi e le nostre prossimità sono di carne e carta, di pelle e terra, a tracciare il solco con penna o aratro (lo ricordava quel pellegrino di Mattia Pellegrini, su queste pagine lo scorso autunno) a segnare il passo da camminatori col bastone. È un corpo tracciato su mappa quello di Denny Bini, vignaiolo emiliano e con lui l’insieme rizomatico che lo compone: le vigne, la casa, la cantina, i fagiani tra i campi, la sua rete di vignaioli di prossimità, noi. È mappa il racconto su strati di storia di Simonetta Lorigliola e Lorenzo Monasta, è mappa Giorgio Nicolini, orso e contadino, custode di un patrimonio culturale smisurato. È mappa la storia che ha portato l’orso a La Terra Trema.
Sono cartografie dell’esperire quelle tracciate da Giobbe che lo portano a confrontarsi con La Zad, è mappa la risolutezza contadina e cittadina insieme di questa battaglia per il territorio condotta a ridosso dell’Atlantico. È una mappa meravigliosa e articolata il Giambellino, essere polimorfo, casa, strada, quartiere, città, continente. Luogo in esteso che vale mille e una esplorazioni, che rischia di vedere compromesse le peculiarità sue più intense per una trasmutazione sovrannaturale, non del tutto umana.
 Ancora. Segna di continuo i passi Annino Mele nel suo racconto, segna il suo percorso settimanale Giulia Spada, ed è una mappa del desiderio quella che spinge perché che il loro raggio si allarghi all’infinito.
Traccia il suo percorso tra scaffali, contratti, stakeholder e lifestyle eataliani Wolf Bukowski; lo fa Wu Ming 2 addentrandosi in una profonda ricognizione delle pagine di Insurrezione Naturale.
 È un privilegio poter delineare le proprie mappe? È un lusso dovuto a ognuno? È un piacere comunemente ricercato?
Sì, è un privilegio tracciare queste carte e sì, è un lusso che ognuno dovrebbe concedersi.
Saturi di indicazioni a procedere, tutto quanto intorno a noi è già stato esplorato, fotografato, ortofotografato, mappato nel virtuale e no, da Dodeca 2360 portate a piedi o su macchine, da GPS, da sensori, satelliti, droni. Sarebbe il caso di cominciare a cambiare le regole e a prendersi gioco di queste tracce, viene in mente un’isola, Moana, ombelico onirico del Mediterraneo. Le mappe mentono sempre, i veri posti non sono mai, ha già scritto Herman Melville, sì, ci sono mappe bugiarde e bisogna saperci giocare, lo spiegano tra longitudini e latitudini i vecchi Cantalamappa raccontati da Wu Ming, ancora ammasso di carni, fogli, ricordi, scatti, sapori, ancora un continuo farsi mappa.
Contraddiciamo l’abitudine di farci guidare, perdiamoci nelle nostre mappe.

Walking down the street I’m the lady – ah –
Showing off my map of Tasmania
(…)
My map is symbolic
It get drunk a lot
Hey, does that make it an alcoholic?
(Map of Tasmania, Amanda Palmer & The Young Punx)

Last modified: 25 Aprile 2018

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