A Clockwork Orange

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Con i braccianti agricoli di Rosarno

La rage dei migranti di Rosarno è conseguenza di troppe cose e soprattutto di soprusi subiti. In una terra in mano alle ‘ndrine, dove l’agricoltura deve cedere ai ricatti e morire lentamente nel silenzio, deve soccombere alle mafie, al confronto con un mercato inattaccabile, deve cedere a regole criminali e sommerse, una terra dove lo Stato tollera, i politici guadagnano.

La rage dei migranti di Rosarno è rabbia di lavoratori sfruttati, braccianti costretti in schiavitù, come neanche nel dopoguerra, come neanche all’inferno.
A quella rage che dovrebbe essere diffusa e condivisa, compresa quanto meno, a questa rage ci avviciniamo con rispetto.

LA TERRA TREMA, Folletto 25603

L’analisi più lucida è quella di Peppino Lavorato, ex sindaco di Rosarno fino al 2003,: «Gli agricoltori devono aprire gli occhi e riconoscere che il loro reddito è falcidiato e decurtato dall’imperio mafioso, che parte dalle campagne e arriva nei mercati. Negli anni ’70, la ‘ndrangheta ha allontanato dai nostri paesi i commercianti che pagavano il prodotto ad un prezzo remunerativo, per rimanere sola acquirente ed imporre il proprio basso prezzo». «Si è poi impadronita di tutti i passaggi intermedi, fino ad arrivare nei mercati e controllare anche il prezzo al consumo», continua Lavorato. «Questa è la filiera perversa che deruba agricoltori, lavoratori e consumatori. La filiera che bisogna combattere ed abbattere per assicurare il giusto reddito all’agricoltore, il legittimo salario al bracciante italiano o straniero, un equo prezzo al cittadino consumatore».

I produttori si giustificano: ci pagano le arance pochi centesimi al chilo. Ma non spiegano perché ci sono così tanti passaggi dal piccolo proprietario all’industria di trasformazione, oppure al supermercato. Non parlano mai di quello che uno di loro definisce il “freno a mano” dell’economia locale, ovvero il monopolio dei materiali, quello delle ditte di trasporto, in pratica tutto l’indotto del sistema. Una sorta di pizzo indiretto. «Non puoi comprare gli agrumi dove vuoi», ammette un produttore, «per ogni zona, devi prima rivolgerti a personaggi strani, i cosiddetti guardiani. Fino a poco tempo fa, arrivavano tanti compratori esterni, sono stati cacciati via a pistolettate o con attentati. In quel periodo, un chilo di clementine si vendeva a mille lire. Potevi comprarti una casa all’anno. Oggi te la devi vendere, la casa».

(Antonello Mangano, Le lotte per la terra e i caporali di oggi, Il Manifesto del 9/1/2010)

Parce qu’on a la rage, on restera debout quoi qu’il arrive,
La rage d’aller jusqu’au bout et là où veut bien nous mener la vie,
Parce qu’on a la rage, on pourra plus s’taire ni s’asseoir dorénavant on s’tiendra prêt parce qu’on a la rage, le coeur et la foi !
Parce qu’on a la rage, on restera debout quoi qu’il arrive,
La rage d’aller jusqu’au bout au delà où veut bien nous mener la vie,
Parce qu’on a la rage, rien ne pourra plus nous arrêter, insoumis, sage, marginal, humaniste ou révolté !
(Keni Arkana, La rage)

Segnaliamo:
fortresseurope.blogspot.com/2006/01/arance-amare-reportage-da-rosarno-tra-i.html

www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2010/mese/01/articolo/2139/

e, dato che non è solo questione isolata e meridionale:
www.inventati.org/folletto25603/news/09.html

Last modified: 20 Ott 2019

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