Lettera alla stampa: Chiedete al contadino che ne pensa delle lumache

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Gentile redazione,
in queste settimane è giunta voce delle polemiche che hanno attraversato l’Italia, e che in parte sono state riprese dai giornali, in seguito alle dichiarazioni coraggiose e condivisibili del Governatore di Slow Food Carlo Casti.
Il Governatore in occasione de “La Terra Trema – Vini e vignaioli autentici, agricolture periurbane, gastronomie autonome” al Leoncavallo (iniziativa organizzata dal Folletto di Abbiategrasso insieme a centinaia di vignaioli e agricoltori da tutta Italia) ha fatto delle forti dichiarazioni ma buone, pulite e giuste riguardo all’incoerenza di Slow Food e soprattutto di Città Slow (“alcune città slow sono assolutamente invivibili, per niente slow…”).
Per quel che ci riguarda non abbiamo trovato sorprendenti le dichiarazioni di Casti e, anche se le riteniamo veritiere, non crediamo abbiano colpito più di tanto la platea dei tre giorni al Leoncavallo. Altri sono stati i contenuti e le parole che hanno sorpreso e emozionato chi ha attraversato “La Terra Trema”.
Questi cinque anni di lavoro, relazioni e progettualità hanno fatto crescere un’idea critica riguardo l’agricoltura, ma soprattutto hanno dato sostanza politica e sociale a parole come territorio, enogastronomia, filiera, cucina, coltura e cultura. La Terra Trema sta rilevando una carica “eversiva” rispetto al modo e al mondo in cui viviamo. Rispetto a come si consuma, produce e distribuisce.
La Terra Trema è uno strumento in più per le battaglie che si dovranno affrontare in Italia. Come, ad esempio, nell’abbiatense, a sud ovest di Milano metropoli, dove è diventato fondamentale tenere vivo il territorio per impedirne la devastazione.
Le decine di agricoltori del Parco Agricolo Sud e del Parco del Ticino insieme alle centinaia di uomini e donne del nostro territorio che hanno attraversato il Leoncavallo a fine novembre, possono e devono difendere il luogo in cui vivono, possono e devono immaginare e costruire nuove forme di società e di economia. Si possono sperimentare progetti concreti, lo si sta già facendo.

Ciò che ci preoccupa del discorso sul vivere Slow è altro, non certo le dichiarazioni dello sfortunato Signor Casti.
Ci preoccupano le scelte intraprese dalle istituzioni, dai comuni come Milano e Abbiategrasso, da Provincia, Regione, Parco Agricolo Sud e Parco del Ticino, scelte che cadono dall’alto in nome di uno sviluppo che già sulla carta ci impoverisce, che è svilente e aggressivo, che protegge il bene di pochi a scapito di patrimoni (economici, culturali, sociali, ambientali,agricoli,gastronomici) comuni.
Ci preoccupa che sia questa condiscendenza supina tra sistema politico ed economie private il principale responsabile del degrado ambientale del territorio tutto (la T/terra trema). Che siano politiche fameliche a divorare le risorse ambientali, umane e territoriali.
Ci preoccupa la scelta di Slow Food e Legambiente di appoggiare Expo2015 (evento facilmente eleggibile a simbolo delle speculazioni di cemento e bugie).
Ci preoccupano le scelte dell’Assessore all’Agricoltura e Ambiente della Provincia di Milano e Presidente del Parco Agricolo Sud Milano di concedere al cemento troppi metri quadri di Parco Sud, avviando di fatto la svendita dei terreni agricoli, del lavoro a questo territorio legato, e il via libera ad un cambiamento radicale e difficilmente reversibile.
Ci preoccupa che la Presidentessa del Parco del Ticino nulla dica a riguardo della superstrada che devasterà di fatto il territorio abbiatense.
Ci preoccupa che il comune di Abbiategrasso voglia presto superstrada e inceneritore (a tal riguardo condividiamo le dichiarazioni del buon Casti che dice che una città che vuole l’inceneritore e la tangenziale non può essere slow). Ci preoccupano la Provincia di Milano e la Regione Lombardia perchè vogliono più inceneritori, strade, alberghi, palazzi e soldi per l’Expo2015.
Ci preoccupano i professionisti che arrivano da lontano per parlarci di economie solidali, quando dietro le facciate etiche spesso si annidano delle grosse bufale. Ci preoccupano gli agricoltori, tirati per le giacchette da tutti questi bei personaggi con promesse di futuri di vacche grasse e chiamati a partecipare ad iniziative teatrali a “tutela” dell’agricoltura e del territorio con il fior fiore delle istituzioni appena elencate. Tutto questo lo troviamo grottesco e controproducente.
Siamo molto preoccupati, ma poco rassegnati.
Uniti, lucidi e incazzati andiamo avanti.
Cibo e vino buono non ci mancano.

Folletto25603, La Terra Trema
www.laterratrema.org

Last modified: 24 Dic 2008

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