Io ignoro cosa dell’amore
di Guido Celli
illustrazione di Giulia Pastorino


come
in trasogno come
il Mondo quando nuota nel tuo addome

come
in dedalo come
dove tutto somiglia al tuo nome

*

Qualcuno sa i nomi delle mani
mentre qualcuno non conosce neppure le proprie ossa
e quando alzano parole lo fanno senza come
prenderle in mano, ma solo in gola
facendone suono appena
come quello che nasce quando due spighe si incontrano
come quello che fa l’amido quando lega
come quello dell’alito che annoda
ogni significato al significante che si accoda
come quello di un filo che lega
come quello del fiato che annoda
ogni cazzo di significato al significante che annega.

*

Qualcuno sa i nomi delle ferite
mentre qualcuno mastica parole come occhi di pesci
e quando sgorgano parole lo fanno senza come
tirarle fuori da un taglio, ma da una gola
facendone suono vero per un istante
falso per tutto il resto di una vita
come quello che nasce quando due vetri si incontrano
come quello che fa il sangue quando si rapprende
come quello dell’alito che separa
ogni significato dal significante a cui spara
come quello di una forbice che fende
come quello del fiato che separa
ogni cazzo di significato dal significante da cui dipende.

*

La parola bianco contiene mille bianchi
e le immagini di cose che sono
le maniere anche del suo rimando.

La parola ferita contiene infinite ferite
e le cause e le profondità ogni volta accordate
al dolore provato mentre ci si sta dissanguando.

La parola coltello contiene mille modi
di fare, avere, vedere e ricordarne uno
avuto in mano o dato in fianco a un tavolo.

La parola libro contiene l’intera biblioteca
che l’uomo ha scritto vivendo il Mondo
nella speranza di capirne il miracolo.

E se dunque ogni parola è un contenitore
che non contiene mai le stesse cose
e mai l’origine da cui proviene
la parola amore, allora, cosa contiene?

*

Che parola è amore?
Perché succede amore?

E quando succede
come accade
che gli si dia la parola
che non può come significarlo
dato che per dirlo, l’amore
bisognerebbe sentirlo
e sentendolo cercare
di capirlo nel dirlo?

E se poi per definirlo
lo approssimiamo
nel dirlo e nel tradirlo
con la parola verbo
che capire in pieno non possiamo
che senso ha che al nostro io
la decliniamo dicendoci ti amo?

*

Che suono ha amore?
Perché dire amore?

E quando si fa
come è possibile
che gli si dia un suono
che a stento significa
un miliardesimo della verità
che ogni amore ha e offre
a chi provandolo lo dà
ogni volta diverso a chi
ricevendolo, diverso lo ha?

E se poi per definirlo
lo semplifichiamo
nel darlo e nel tradirlo
con il suono gesto
che condividere non sappiamo
che senso ha che l’altro lo creda suo
se è mio, soltanto mio, il mio ti amo?

*

È ridicolo auspicarsi che dell’amore
si dibatta come di un già dibattuto
di un fatto non vivente ma vissuto
se è vero invece quando
il suo ardere, il suo più
è fiamma al catasto dei sensi
piede di porco al sepolcro dei fu.

È vergognoso pensare all’amore
come a un punto d’arrivo, un destino
se è vero solo quando
al mausoleo degli oramai
è eresia, scisma, bestemmia
se tra le vene del pensare è il viavai
che spinge a calci dio fin nella tempia.

*

Dire amore è strappare dalla lingua
l’algebra della proporzione
che nel suo verbo è misura
di ciò che dividendo unisce
di ciò che esaurendo perdura.

Amare amore è ridursi la vita
a un unico diaframma infernale
che obbliga le viscere del sangue
a un rogo impossibile da sfiammare.

Dare amore è l’unica maniera
sperabile di farsi ammazzare.

Ma io davvero non so
cosa sia l’amore di cui voglio parlare.

*

che l’amore
una ghigliottina un duello
un balsamo alle dita róse da un cancello
un minareto di serpi un toro di sole
un sogno di cuoio un ventre di fame
un bordo di bugie un’ascia di gemiti
una risata lugubre in lingua al cane
una perla fredda in mano al somaro
un esodo d’angeli una disobbedienza
uno stordimento un miele amaro
un rosario di splendori un seme d’apparizione
ma che l’amore faccia possa
ciò che l’amore è adorazione

*

l’amore che hai
sono io sei tu
o è l’amore?

cos’altro come l’amore
si può avere senza
comprenderne il dolore?

cosa più dell’amore è uguale
a quel che è stato quanto
a ciò che sarà domani?

l’amore che sei
è quello che hai
o è quello che ami?

*

si dice vero quando è?
quando è come cosa?

eterno quando eterno
al mondo
non lo è neppure il mondo?

intenso quando intenso
al mondo
lo è ogni atomo in dote al mondo:
dal vulcano che scivola
le sue falangi di magma
tra le cosce d’avorio delle betulle
al meteorite che sgorbia
di luci e metalli
l’argilla in squama alla terra?

assoluto quando assoluto
al mondo
nessun evento lo è mai
se non per il tratto di tempo
in cui lo si teme incompiuto?

si dice vero come vero quando?
quando è vero?
o mentre lo si sta sognando?

*

Abbaglio, piramide, pestifera fede, infesto splendore
Croce del Sud, fantasma, Orsa Maggiore
chi sa cosa sia, per te, per lei, per voi e per me
la nervità lucente e lavica dell’amore?

Supplizio, smeraldo, segreto o dottrina
sangue fra i vetri del cuore, ago negli occhi, ascensione
apocalisse, astrazione, estasi, orrore
chissà perché e a quale errore
porta la verità irreale dell’amore?

Patibolo, enigma, benda, resurrezione
venefico mistero, dinamite, allucinazione
il modo di stabilirsi nell’Universo come in una carne
nell’Utopia come in un canto
nell’incendio come in una religione
o la maniera di passare dal volo allo schianto
senza alcuna forma di preservazione?
Cos’è, cos’è quel che dici, quel che dite, quel che dico amore?

Ma io so e sapendo ignoro
le ali del ventre che mi tagliano il viso
ogni volta che in giglio alla carne
mi si spalanca un bagliore

ma io ignoro e ignorando so
cos’è la catastrofe che io chiamo amore.

Illustrazione di Giulia Pastorino
Illustrazione di Giulia Pastorino

Io ignoro cosa dell’amore è poema d’indagine, dedalo ossessivo, inesaudita vivisezione, a verso e cuore aperto, del conturbato e perturbante nodo gordiano chiamato amore. Il suo corpo (un io che ignora ciò che sa/ha dell’amore), nasce, magma, si frantuma, e gioca nel tentativo apoteotico e millimetrico di decifrarne il verbo, il gesto, l’idea, l’abisso, l’oasi. In questa impossibile prova, sta il desiderio, l’afflato e il delirio della vita intensa, in questa tensione svelante e rivelatrice, in questo spasmo gnostico, riverbera ancora l’azzardo di Icaro, la sua sfida urlata in faccia ai realismi, ai benefici, e alle pallide convenienze del convivio umano.

Da L’Almanacco de La Terra Trema. Vini, cibi, cultura materiale n. 41
20 pagine | 24x34cm | Carta cyclus offset riciclata gr 100
Per ricevere e sostenere questa pubblicazione: info@laterratrema.org

Last modified: 31 Ago 2026

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