Abbiamo preso tempo per digerire e trovare spazio dopo mesi di entusiasmo, di lavoro, paure e incognite. Mesi irrequieti che hanno di fatto seguito un anno di grandi riflessioni, di torsioni, turbamenti, tra il piccolo mondo che frequentiamo e quello grande, che riguarda tutte/i e che deflagra.
𝐋𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐓𝐫𝐞𝐦𝐚 è avvenuta, come capita dal 2005, a Milano. Conducendo le agricolture di questo paese e di non pochi altri. Portando nella metropoli le voci di chi, in campagna come nelle città, vive le contraddizioni, gli svuotamenti, le espulsioni, le speculazioni, le devastazioni, i mutamenti antropologici, quelli sociali. Non sembri strano che questo accada con la materia scorrevole che agitiamo dentro un calice, o nella fine grana di farina di castagne, nel corpo molle di un formaggio, in quello vischioso del miele. Questa materia dice, racconta, parla. Guarda a un’Italia che affonda, nel cemento, nei loschi appalti, nelle politiche securitarie becere, stolte, razziste; nella scarnificazione a favore dei padroni; negli sgomberi di case e di centri sociali, nella cancellazione di spazi pubblici, autonomi e autogestiti.
In questi venti anni la Fiera Feroce ha potuto creare legami forti, tra agricolture, vignaioli/e e cittadine/i, milanesi e non. Legami fuori dalla nostra portata, liberi, si sono fatti indipendenti a partire dalle tante edizioni. È un dato di fatto che ha caratterizzato anche le ultime due edizioni nomadi. Moltissime persone sono venute ad acquistare vini e prodotti agricoli. Una viva marea. Al punto che, in Fornace e in Cox18, già al primo giorno le quantità di bottiglie si esaurivano.
E se amiamo affogare nel vino e nei motivi di riflessione qui ci fiondiamo.
Produttrici e produttori sono corsi/e ai ripari tornando a recuperare i vini alle proprie aziende, fin anche in Toscana, in Trentino. Lo hanno fatto di buon cuore, per senso di partecipazione, per cura, per rispetto del pubblico della domenica, per le proprie economie anche, certo.
Ci siamo chiesti fosse giusto.
Cade a fagiolo quanto scritto di recente da Wolf Bukowski ne La merce che ci mangia (Ortica editrice, 2025): «Nel supermercato-mondo tutto deve fluire incessantemente, non può mai cessare, come il sangue che deve fare il suo giro, dappertutto, anche se fa male: i camion devono prelevare e consegnare, i satelliti devono sempre e di nuovo condurli a destinazione, i circuiti elettronici che presiedono agli incassi non possono mai riposare, i POS devono essere attivi e pimpanti, la rete non può mai cadere, e così via e così via, come il sangue che fa il suo giro».
La Terra Trema non è un supermercato, non si fa e non si chiede delivery, il vino e il cibo proposti non sono solo merce. C’è un fondo, c’è una fine, ci sono stop, basta così, fermiamoci. Così abbiamo fatto, in Cox18, chiedendo un passo indietro a chi si era messo in fila. Chiedendo di tornare a casa, laddove l’amalgama era troppa. Ce ne scusiamo, ma è successo per una questione di senso, non per sicurezza ma per cura. Nuove occasioni per incontrarsi non mancheranno: La Terra Trema ha preso nuove forme e calpestato nuovi sentieri. Errante, ostinatamente, continuerà occuparsi di cibi, vini e agricolture. Ovunque, nei margini.
Sono state giornate potenti, forti, piene. L’impossibile ha avuto luogo, ha trovato la forma desiderata. Ringraziamo forte SOS Fornace e CSOA COX18, quante e quanti hanno accolto quel baraccone assurdo che siamo con amorevole premura. In questo mondo in frantumi. Rinsaldare legami, prendersi cura di queste fresche cicatrici, di quelle che verranno.
Da L’Almanacco de La Terra Trema. Vini, cibi, cultura materiale n. 39
16 pagine | 24x34cm | Carta cyclus offset riciclata gr 100
Per ricevere e sostenere questa pubblicazione: info@laterratrema.org







Last modified: 26 Feb 2026

