QUELLI CHE MALPENSANO
di Daniele Porrini
Comitato SalviAMO la Brughiera di Casorate Sempione (VA)


L’area territoriale su cui l’enorme superficie di Malpensa s’insinua sta cambiando velocemente, in peggio e sotto i nostri occhi.
La fame di territorio incorrotto è insaziabile e le difese territoriali si dimostrano spesso fragili, quando non addirittura inesistenti. Aree boschive e seminativi vengono quotidianamente sacrificati per strade, bretelle ferroviarie, capannoni e supermercati a go-go.
Questo accade in assenza di una anche minima visione d’insieme che ne verifichi la reale necessità a fronte di un quadro valutativo che stimi l’impatto ambientale cumulativo e sinergico di tutte queste nuove opere. Sappiamo bene che queste porzioni di territorio raggruppano risorse naturali oggi più che mai vulnerabili e che le soglie di utilizzo, una volta oltrepassate, non possono più rigenerarsi.

LA BRUGHIERA DI GAGGIO-TORNAVENTO
Il nome brughiera deriva da brugo, una pianta della famiglia delle ericacee il cui nome latino è calluna vulgaris. La pianta fiorisce in piena estate tingendo di viola tutto il territorio. La brughiera costituisce un ecosistema non riproducibile altrove. In particolare, quella di Gaggio-Tornavento, che si estende lungo il corridoio del fiume Ticino, è uno degli ultimi lembi esistenti della grande brughiera del gallaratese dove si riuniscono specie alpine, centro-europee e mediterranee. Essa ha un grande valore scientifico, storico e paesaggistico per la sua biodiversità. 

La realizzazione del Progetto Malpensa 2000, finalizzato allo sviluppo dell’aeroporto di Milano Malpensa, ha già in parte distrutto e trasformato l’habitat naturalistico. Un’ulteriore compromissione delle aree residue rappresenterebbe una perdita irreversibile per il patrimonio naturale italiano ed europeo. 

Seppur questo territorio sia ricompreso all’interno del Parco del Ticino e dei suoi vincoli, questo non rappresenta più una reale garanzia di tutela. Le modifiche legislative regionali (Legge Regionale 12/2011 – Nuova organizzazione degli enti gestori delle aree regionali protette) hanno fortemente indebolito il ruolo del Parco stesso. La trasformazione da Consorzio dei Comuni a Ente di Diritto Pubblico ha posto fine alla centralità dei territori e degli enti locali nella gestione del Parco. È stata abolita la formula consortile, adottata dal Parco sin dalla sua istituzione nel 1974. I Comuni restano formalmente presenti all’interno della Comunità del Parco, ma viene ridotta la loro centralità decisionale. La Regione entra per la prima volta con un proprio rappresentante all’interno dell’organismo politico di gestione dell’ente. I confini dell’Ente naturalistico sono stati suddivisi in due distinte aree: quella naturale a massima protezione (l’asta del fiume e le aree contermini pari a circa 20000 ettari) e tutto il rimanente, pari a circa 71000 ettari a Parco Regionale a protezione naturalistica più lasca. Questo ha fatto sì che, di fatto e per norma, l’area intorno a Malpensa sia considerata ormai compromessa e, quindi, utilizzabile per ogni intervento che viene giustificato dalla “necessità” di supportare lo sviluppo senza limiti dell’aeroporto.

QUELLI CHE MALPENSANO
Per contrastare più efficacemente questa deriva i Comitati e le Associazioni ambientaliste attivi a livello territoriale hanno deciso di costituirsi in Rete Comitati Malpensa, per scambiare informazioni e promuovere la partecipazione dei cittadini. Si tratta di una rete che vede al suo interno la presenza di persone che provengono dai gruppi storici, attivi sul tema sin dall’inizio degli anni Settanta, e persone appartenenti a gruppi di più recente formazione. Alcuni comitati sono più sensibili al tema “rotte/rumore”, altri alle tematiche ambientali, altri alle implicazioni economiche-occupazionali che la presenza di Malpensa comporta. Sensibilità differenti che, tuttavia, non rappresentano un ostacolo, bensì costituiscono una indispensabile risorsa per costruire un’azione comune più articolata ed efficace. 
Detto questo, per comprendere il problema del rapporto conflittuale dello scalo di Malpensa con il territorio, è indispensabile, seppur in modo estremamente sintetico, ripercorrere le tappe fondamentali della sua fondazione.

MALPENSA NASCE GRANDE
I primi progetti su carta risalgono alla fine degli anni Sessanta.
Nel 1971 le planimetrie di ITALAIRPORT (Società di ingegneria civile ed aeroportuale) tracciano sulla carta la terza pista oltre all’ampliamento delle altre strutture (allungamento piste esistenti, nuovo terminal, etc…). Il sedime aeroportuale, dopo gli adeguamenti degli anni precedenti per far fronte alla decisione di trasferire da Linate a Malpensa tutto il traffico internazionale, con le nuove previsioni di ampliamento della Grande Malpensa, sarebbe dovuto passare da circa 400 ettari a 1865 ettari. Questa ipotesi progettuale scatena la protesta locale. Protesta che vede in prima fila, oltre ai Comitati di lotta, le amministrazioni locali, la Provincia di Varese e i partiti politici territoriali.
Sarà Regione Lombardia, nella prima metà degli anni Ottanta, a svolgere il ruolo di mediatore del conflitto tra il gestore aeroportuale SEA (Società Esercizi Aeroportuali) e le istituzioni locali.
Si manifesta così, nella brevità di questo sunto, il concetto di sviluppo ragionevole”.

Regione Lombardia “a tutela del territorio e della collettività in esso insediata”, ridimensiona il mega progetto originale strappando il consenso tra il e il degli enti territoriali, Parco del Ticino compreso.

IN CIFRE
Il sedime viene ridotto di 670 ettari, bocciata la terza pista, traffico aereo limitato a dodici milioni di passeggeri e chiusura notturna dello scalo. Il tutto preceduto da studi ambientali che non verranno mai completati. Questa sorta di patto con il territorio cosiddetto “ragionevole” era già allora poco credibile. I comitati avevano da subito evidenziato come altro non si trattava che di una prima fase di un ampliamento e che SEA e company avevano solo temporaneamente accantonato il mega progetto originale.
Nel 1994, infatti, l’inserimento di Malpensa nel corridoio delle reti TEN-T europee, a opera del governo Berlusconi, rivela le vere intenzioni progettuali del mega scalo.
Alitalia e KLM sono i player che dovranno garantire la riuscita del piano strategico che prevede per Malpensa il ruolo di hub passeggeri del Sud-Europa .
Gli olandesi di KLM se la daranno a gambe prima ancora dell’apertura di Malpensa 2000. Nonostante ciò SEA non demorde e presenta nel 2009 un nuovo masterplan che prevede di inglobare tutta l’area della brughiera di Gaggio-Tornavento ampliando il sedime a più di 1600 ettari. La crisi di Alitalia con il ritiro da Malpensa causa un consistente calo di passeggeri (all’incirca sette milioni in meno), che costringerà SEA a ritirare il mega-masterplan palesemente sovrastimato.

CON IL GIOCHINO DEI PICCOLI PASSI
Il recente Masterplan 2035 ritenterà l’espansione nella brughiera di Gaggio. Lo farà a piccoli passi col fraudolento concetto di “sviluppo sostenibile”, una nozione risalente al rapporto Our Common Future (o Brundtland Report) del 1987 e divenuto ormai concetto logoro, fuorviante, che ha perso il suo significato originario diventando uno slogan buono per giustificare, senza giustificare un bel nulla su basi scientifiche, ogni compromissione degli ecosistemi.
Seguendo questo giochino si è mossa SEA prevedendo, attraverso una trattativa farlocca, un ampliamento più limitato oltre sedime di soli (si fa per dire) 44 ettari. Ampliamento concordato (ahimè) con il CUV (Consorzio Urbanistico Volontario) Malpensa.
A ben guardare sembra che l’importante per SEA sia che il resto della brughiera resti a disposizione come “riserva” di capacità per i futuri sviluppi aeroportuali.
Il governo regionale lombardo si premura prontamente di garantire che l’area resti libera da vincoli naturalistici che ne impedirebbero l’uso da parte di SEA bocciando la proposta di istituzione di un Sito di Interesse Comunitari (SIC) e di una zona protezione speciale (ZPS).
Una proposta avanzata dal Parco del Ticino nel lontano 2011 e tenuta appositamente pro-SEA in standby per ben tredici anni da Regione Lombardia. Nonostante ciò la procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale ministeriale approva il Masterplan 2035 ma boccia l’espansione a sud oltre sedime proprio a tutela della brughiera di Gaggio-Tornavento. Ecco allora entrare in scena nientepopodimeno che il Governo. I tre nuovi capannoni cargo vengono definiti “opere strategiche di preminente interesse nazionale”. L’obiettivo dichiarato è di scardinare la prescrizione del Decreto VIA che li ha bocciati. A più di un anno non ci sono ancora riusciti. 

Il Decreto VIA del Masterplan 2035 ha stabilito come limite fisico allo “sviluppo di Malpensa” l’attuale sedime.

Malpensa lo “sviluppo (non) sostenibile” lo ha già avuto: non programmato, non pianificato e in assenza di una Valutazione Ambientale Strategica Territoriale. Si parla, si scrive ancora di sviluppo di Malpensa e non si pensa nemmeno a un “riequilibrio territoriale”, più volte sollecitato dalle istanze di comitati e associazioni ambientaliste, attraverso: un nuovo Piano d’Area e correlata VAS, il completamento delle compensazioni e mitigazioni dovute a seguito della realizzazione di Malpensa 2000, la Valutazione d’Impatto Sanitario (VIS), la chiusura notturna dello scalo e il piano di re-distribuzione dei movimenti aerei negli scali all’interno del sistema aeroportuale del Nord Italia.

Seppur nella sintesi di queste note, che inevitabilmente tralascia passaggi fondamentali della vicenda Malpensa, deve essere chiaro quanto le battaglie dei comitati dei territori debbano scontrarsi con un sistema politico che decide sempre su più fronti, dal livello nazionale a quello regionale e, purtroppo solo alla fine, a quello locale. Un fronte comune istituzionale che ritiene Malpensa e tutto quello che è collegato a questa infrastruttura, prioritario rispetto a tutto e a tutte/i (quelli che malpensano). 

Da L’Almanacco de La Terra Trema. Vini, cibi, cultura materiale n. 38
16 pagine | 24x34cm | Carta cyclus offset riciclata gr 100
Per ricevere e sostenere questa pubblicazione: info@laterratrema.org

Last modified: 5 Feb 2026

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