Sabato 31 Gennaio 2026 | TORINO | CORTEO NAZIONALE
TORINO TREMA | L’AUTOGESTIONE TRAMA
Sabato 31 gennaio saremo anche noi in corteo a Torino.
Ci saremo, per difendere e rilanciare l’importanza dell’autonomia sociale e individuale. Per difendere e rilanciare la storia dei Centri/Spazi Sociali Occupati e Autogestiti di questo paese, una peculiarità politica e sociale degli ultimi 30-50 anni. Per ribadire il valore delle loro storie, delle loro differenze di stile, pratiche e attitudini.
Ci saremo per opporci a un governo di ultradestra, populista, sovranista, razzista che inasprisce pene, controlli, repressione, margini; che restringe il campo delle possibilità di ognuno/a. Ci saremo per opporci a questo governo, a tutti i governi come questo, ai padroni di questo mondo. Ci saremo contro il capitalismo cibernetico, coloniale e finanziario.
Per ribadire la contrarietà a questo tempo di guerre genocide, di prosa senza vergogna, di sfacciata menzogna. Un tempo di assedio a noi, a tutte/i.
Saremo al fianco di una forza sociale nuova, giovane, discola, perturbante e determinata. Saremo al fianco della lotta del popolo palestinese. Al fianco di un movimento che proprio dalla resistenza del popolo palestinese ha imparato tanto, spendendosi moltissimo e che oggi sta subendo una repressione vergognosa.
Ci saremo consapevoli dell’inadeguatezza dell’opposizione istituzionale. Consapevoli dell’inadeguatezza della “sinistra” istituzionale, che ben conosciamo perché governa le città che abitiamo e attraversiamo; incapace, inconsistente, pavida, mette in campo soluzioni di facciata, per nulla all’altezza della storia degli spazi sociali occupati e autogestiti. Una “sinistra” incapace di una anche minima posizione oppositiva alle politiche classiste, razziste, sessiste che il governo con le sue derive repressive e questi tempi atroci ci obbliga ad affrontare. Una “sinistra” affannata da operazioni di mero calcolo e recupero.
Ci saremo per ribadire un dato di fatto. Oggi in Italia la stragrande maggioranza della produzione culturale e dei servizi sociali sono riconducibili ai capitali delle fondazioni bancarie e d’impresa. Basti dire Fondazione Cariplo e Fondazione Compagnia di San Paolo: a Milano e Lombardia, a Torino e in Piemonte, ma anche altrove sembra impossibile farne a meno. Fondazione Cariplo è la maggior azionista, insieme alla Fondazione Compagnia di San Paolo, della Banca Intesa San Paolo, il primo e più importante gruppo bancario in Italia. Quelle stesse banche e quelle stesse imprese che hanno determinato il modello Milano, il modello Torino e Paese. Quelle stesse banche che finanziano armi e guerra.
Archiviato lo stato sociale, ai bisogni e alle emergenze di reddito, di casa, di salute e cultura, si risponde con progetti e servizi di cooperative, associazioni, organizzazioni filantropiche e caritatevoli, spesso inadeguati. L’efficacia di questo numero considerevole di progetti e servizi prodotti è, in aggiunta, pari a una goccia nel mare. E la sostanza, fuor di retorica, rimane la stessa: sono sempre di più le persone povere, marginalizzate ed espulse dalle città. Sono sempre meno le politiche e i piani pubblici. Sono sempre meno gli spazi pubblici, di autonomia e cooperazione comunitaria. Alla richiesta diffusa di bisogni specifici di infrastrutture, servizi e possibilità si risponde con la repressione, con una immaginifica rigenerazione, con i canoni della turistificazione e un inconsistente neowelfare. Rimane sempre meno spazio vitale al di fuori dalle traiettorie disegnate e sponsorizzate dai padroni delle città e dalla loro filantropia.
Di fronte alle spinte mortifere di speculazione immobiliare e dominanza delle connessioni digitali e del controllo, serve essere intelligenza sociale collettiva, coesa, lucida.
Un’invenzione sociale collettiva a difesa dei propri spazi di autonomia, di autogestione, d’incontro e confronto in presenza, ove riuscire a generare pensiero critico e conflittuale.
Ci saremo per coltivare relazioni forti, solidali e di complicità.
Coltivare spazi (fisici, non virtuali) dove si sviluppino pratiche radicali e indipendenti dall’impianto istituzionale, dove si riconoscano i diritti e si lavori sull’eliminazione delle differenze sociali, di classe e genere; con la consapevolezza a quale classe sociale si appartiene e con la volontà di decolonizzare e depatriarcalizzare il presente. Svincolati da finanziamenti e ricatti pubblici e privati. Dove cultura non è fine, esercizio estetico, esclusivo e di guadagno, ma mezzo vitale, motore di trasformazione. Dove arte, creatività e politica sono unica cosa.
Ci saremo consapevoli dei nostri limiti. Consapevoli che il mondo è cambiato, che alle urgenze che hanno innescato le pratiche dell’occupazioni di aree dismesse si aggiungono nuovi bisogni, nuove esigenze e che per questo è urgente immaginare e costruire pratiche e esperienze adeguate. Un patrimonio storico e contemporaneo rischia l’estinzione, ma forse vale la pena raccontarlo e provare ancora ad agirlo con forza, escogitando nuove possibilità di fronte al baratro. Non c’è alternativa per chi non ha alternative.
Il 31 gennaio a Torino porteremo l’agricoltura contadina e la cultura materiale che in questo paradigma catastrofico sono decisive ancore di salvezza. Quell’agricoltura che non a caso è sotto attacco in Italia, ma anche in Europa, dall’agroindustria e dalle politiche comunitarie e di digitalizzazione. Ogni giorno in Italia chiude un’azienda agricola, ogni giorno in Francia si suicida un agricoltore, migliaia le famiglie di agricoltori indebitate e in crisi. L’agricoltura contadina ha una capacità propulsiva eccezionale, in parte relativa alla portata, estesissima, delle relazioni che innesca. Forte della sua natura può scardinare ordini enormi ma occorre che ci sia coscienza viva della misura delle relazioni economiche, sociali e culturali che stabilisce.
Saremo a Torino il 31 gennaio 2026 per difendere la nostra storia e per essere complici di una momento che può essere generativo per nuova storia.
GLI SPAZI DEL CONFLITTO, DELL’AUTONOMIA, DELL’AUTOGESTIONE E DI LIBERTÀ VIVONO.
CONTRO I PADRONI DELLE CITTÀ
CONTRO I FASCISMI DI GOVERNO
Folletto25603
La Terra Trema
Last modified: 20 Gen 2026


