Nome produttore/azienda e ragione sociale: AZ. AGRICOLA CAPPELLANO S.S.
Indirizzo: Via Alba 13, 12050, Serralunga d’Alba, CN
Telefono: 0173613103
Fax: 0173613103
E-mail: info@cappellano1870.it
Sito internet: www.cappellano1870.it
Proprietario: Augusto Cappellano
Possibilità di visitare l’azienda (si o no; se sì indicare in quali giorni): si tutti i giorno previo appuntamento
Eventuali strutture ricettive (tipologia e n° posti):
Descrizione del nucleo famigliare e loro coinvolgimento nelle attività agricole (descrizione sintetica):
Superficie coltivata totale (ettari): 4,5 ettari
Superficie coltivata a vigneto: 4,5 ettari
Altre colture (quali):
Eventuali prodotti acquistabili in azienda: Barolo Chinato, Barolo, Nebiolo d’Alba, Barbera d’Alba e Dolcetto d’Alba
Proprietà dei terreni (se una parte in affitto, specificarne l’estensione): 4,5 ettari di cui 1 ettaro in affitto
Enologo o responsabile di cantina (se consulente, specificarlo): Augusto Cappellano
Agronomo o responsabile conduzione agricola (se consulente, specificarlo): Augusto Cappellano
Lavoratori fissi (indicare il numero): 1
Lavoratori stagionali (indicare il numero): in vendemmia – variabile
Tipologia di contratto di lavoro utilizzata per i lavoratori fissi: contratto agricolo
Tipologia di contratto di lavoro utilizzata per i lavoratori stagionali: cooperative solo per la vendemmia
Ricorso a lavoro interinale (si o no, frequenza): no
Vini prodotti (Denominazione e cru o nome di fantasia):
Barolo Chinato,
Barolo,
Nebbiolo d’Alba,
Barbera d’Alba,
Dolcetto d’Alba
Numero totale di bottiglie prodotte (mediamente): 20.000
Vendita diretta in azienda (specificare si o no): si
Vendita nella media e/o grande distribuzione (specificare si o no e se si in quali catene): no
Totale vendite ultimo anno (solo vino, fatturato e vendita diretta):
Una breve storia dell’azienda:
La storia della cantina può essere raccontata prendendo come inizio il notaio Filippo Cappellano, mio bis-bisnonno, ricco possidente con la passione per la terra. Questi a 48 anni fonda l’azienda, accorpando nella proprietà ben 150 giornate piemontesi (circa 60 ettari) di terreno coltivabile. Alla sua morte il figlio Giovanni, enologo, proseguì nella conduzione dell’azienda, ristrutturando la cantina in quel di Alba, e realizzando due impianti alberghieri (ad Alba ed a Serralunga), muniti dei migliori servizi per soddisfare il turismo ligure-piemontese. A Serralunga inventò la famosa “cura dell’uva”, istituendo un servizio di carrozze per il collegamento con la stazione ferroviaria di Alba.
Nel 1889 all’Esposizione universale di Parigi, quella in cui fu eretta la Tour Eiffel per commemorare il centenario della Rivoluzione, la cantina Cappellano si conquistò la medaglia di bronzo. Probabilmente l’attento bisnonno si era recato in Francia onde conquistare quel mercato, giacché le viti francesi erano già colpite della fillossera e si stava formando una apertura verso l’estero. Oltre quella medaglia, Giovanni partecipò e vinse molti altri diplomi, medaglie e benemerenze.
Il fratello Giuseppe si laureò in farmacia, e scelse la strada industriale vinicolo-farmaceutico. Produsse in quel periodo le prime gelatine d’uva, guadagnandosi una medaglia d’oro alla mostra internazionale, mosti concentrati curativi e inventò quel monumento della nostra enologia che è il Barolo Chinato.
Ma l’avventura industriale di Giuseppe durò poco: nel 1912 il fratello Giovanni morì, colpito da una febbre tropicale contratta in Tunisia (ove si era recato per cercare un vitigno resistente alla fillossera), e lui decise di prendere in mano l’azienda di famiglia.
La storia di Giuseppe veniva raccontata dagli anziani del paese che ricordavano il burbero galantuomo, padre padrone della maggior parte delle uve di questo territorio. L’accordo stipulato con la casa Gancia di Canelli, che gli aveva affidato l’incarico di vinificare con il marchio Mirafiori, i “Vini Fini” dell’Albese, rese mio pro-prozio il più grande acquirente di uve della zona. E non solo Gancia, ma così fecero anche altre famose cantine piemontesi. Era tanta la quantità di uve acquistate, che durante il periodo vendemmiale non era cosa rara vedere interminabili file di carri davanti alla cantina.
Nel 1955 Giuseppe morì, lasciando ai posteri un capitale che a causa di alterne e complesse vicende ereditarie venne frammentano.
Sul finire degli anni ‘60 mio papà, Teobaldo Cappellano, che era nato e cresciuto in Eritrea, arrivò a Serralunga, e dopo aver riconquistato il marchio Cappellano, ripartì da zero. Non più in centro al paese, con non poche fatiche, ricostruì l’azienda, nella struttura e nell’immagine. Dimensioni ben più piccole, grandissima qualità. E, ovviamente, il Barolo Chinato. Anarchico, sognatore, testone e anticonformista. La sua lotta non fu solo per la cantina, ma anche per la zona del Barolo, impegnandosi attivamente nel Comune di Serralunga, all’interno del Consorzio, e come presidente dell’Enoteca Regionale del Barolo (solo per dirne alcune).
Ed ora è il mio turno, quinta generazione. Non racconterò cosa ho studiato o cos’ho fatto. Ogni generazione, me compreso, ha compiuto una piccola rivoluzione rispetto alle altre
Cenni storici e geografici sul territorio (informazioni sintetiche): zona del Barolo, terreni prevalentemente calcarei (oltre il 60%)
Condizioni ambientali del posto e dell’area di produzione (eventuali rischi ambientali): elevata pendenza fino al 35%
I miei principi e idealità di produttore:
Per i nostri 4 ettari (circa), in gran parte a Serralunga d’Alba e in piccola parte a Novello, seguiamo una metodologia assolutamente naturale. A Serralunga, regione Gabutti, abbiamo il Nebbiolo da Barolo, sia Franco che Rupestris (alcune foto sono nell’album), la Barbera ed il Dolcetto. A Novello il Nebiolo ed un pochino di Dolcetto.
Non usiamo diserbanti o disseccanti, e trattiamo le viti solo con prodotti ammessi dall’agricoltura biologica certificata. Potatura, spollonatura vengono effettuate a mano, da noi, senza l’ausilio di cooperative.
Siamo soci del Gruppo Vini Veri (www.viniveri.net), accomunati da uno spirito naturalista, cioè nel pieno rispetto della natura e di quel sottile e complesso equilibrio che Madre Natura sola può tendere, come una intricata ed affascinante ragnatela.
Al centro della vigna, dove una volta c’era un albicocco che purtroppo è seccato, ho piantato un pesco “da vigna”. Gli uccelli hanno bisogno di una sosta, no?
La mia opinione sull’utilizzo di OGM: contrarissimo

