Comunicato n.3 / Considerazioni e bilanci

Folletto25603 e Leoncavallo s.p.a.

LA TERRA TREMA al LEONCAVALLO

Vini e vignaioli autentici, agricoltori periurbani, gastronomie autonome

Gennaio 2008 – Considerazioni e bilanci

Quanto segue è prima di tutto un ringraziamento. A chi ha partecipato (a chi avrebbe voluto), chi ci ha creduto, chi ha dato fiducia, chi ha sorriso, chi ha faticato.
Cerca di racchiudere quanto non è stato possibile dirvi nei tre giorni e quanto è stato rimuginato nei mesi a seguire su questo evento.

L’importanza di fare.
La necessità e la voglia di portare l’esperienza piccola e locale de La Terra Trema da Abbiategrasso a Milano e di farla confluire nell’evento annuale che è stato laFiera dei Particolari/Critical Winele abbiamo spiegate spesso. Ci siamo ritornati in questi giorni per fare i conti con quello che rimane.

Abitiamo tra il Parco Sud Milano e il Parco del Ticino, lo stato delle cose risulta profondamente alterato. Crescono il malessere e la rabbia. Le cose, i luoghi, le priorità, si deformano in un disagio che si diffonde sotto strati di cemento.
Per tanti è quasi un sentirsi sperduti. In luoghi che mancano di un ragionare urbanistico e in città (servizi, socialità, sicurezze) che si costruisco intorno ad altro, qualcosa di non civile, oneri di urbanizzazione, speculazioni di vario genere, grandi opere, stravolgimenti che offendono terra, campagne, corpi che vivono e lavorano, tutto quanto sia coltivabile.

La terra.
Per chi lavora qui, la terra è difficile. Per tanto altro. C’è, attorno a noi, un’agricoltura che non è più sufficiente, non è più sufficiente per prima cosa a se stessa.
Che abbiamo super bisogni da super mercati, vogliamo troppo. Le necessità sono dopate. Vogliamo quello che il mercato ci offre e il mercato ci offre tutto.
Il contadino deve fare i conti con questo anche. Con la comodità di avere ognicosa subito, di avere tutto a un prezzo che sembra modico, di avere tutto pulito, congelato, precotto, tagliato. E allora gli sembra che deve cambiare. Adeguarsi, evolversi, offrire altro. Agriturismi, accoglienza, benessere e natura, cicloturismo, didattica scolastica, gli sembra che ora deve mettere in scena la campagna. E pazienza se non c’è più farina in loco da vendere.
Quanto si può resistere?
Ci sembra che questi siano anni cruciali, questi 25 km da Milano sono una preda ambita, comoda dimora notturna per chi lavora nella metropoli, per chi è disposto al quotidiano vai e vieni, perché Milano è invivibile, e questo significa affari sicuri per l’industria immobiliare.
Sono momenti cruciali che valgono o una presa di coscienza diffusa e producente o periferia e cemento per sempre. I grandi industriali comprano i terreni in comoda attesa di tempi a loro favorevoli, di modificazioni della destinazione d’uso, di caduta di vincoli.
La forma Milano aggredisce. Impone il suo modus vivendi, commerciale, largo, diffuso, veloce.
Ci sembrava giusto mollare il nostro colpo. Contro il suo naso rifatto.
Fare tutto questo, al Leoncavallo, ci sembra potente e ci piace.

Da dove siamo partiti.
Milano/Abbiategrasso/Parco Agricolo Sud Milano/Parco del Ticino (al Tesinn, el nost Tesinn).
Qui che la maggior parte di noi vive. Qui che incontriamo gli agricoltori, alcuni di noi lo sono.
Cemento, asfalto e merci da distribuire. Un territorio, una storia e una cultura contadina che velocemente stanno sparendo. Milano è vicina: nel bene e nel male.
Milano da indagare. Per capire quel sistema urbano e sociale contorto che più che altrove in Italia addensa attività editoriali, di comunicazione, imprese, impresine, moda, fiere e finanza. E dietro questo: la vita di migliaia di precari atipici, sotto scacco, interinali, giovani e non, tanti migranti senza diritti. Il costo della sopravvivenza è alle stelle.

A una manciata di chilometri, altre contraddizioni: chiudono le grosse fabbriche metalmeccaniche, crollano ancora le cascine tra i campi e resistono e si reinventano i piccoli agricoltori.
Abbiategrasso. All’orizzonte lo smog di Milano e le Alpi.
La Terra Trema viene da qui, nel lembo di terra ai margini di Milano. Vuole arrivare a quei territori che narrano di altre resistenze, parallele. Vuole portare a Milano porzioni di questo, periferie capaci di tenere vivi i territori e di impedirne la devastazione finale. Le tracce di un rapporto conflittuale e vivo tra città e agricoltura periurbana. E’ un invito ai guardiani dei territori ad uscire temporaneamente dai propri ambiti e darsi al racconto.

Il Circulòn.
La prima edizione de La Terra Trema ha luogo al Circolo dei Contadini detto anche Circulòn, uno spazio nel centro storico di Abbiategrasso, fondato più di cento anni fa da una società di mutuo soccorso di contadini ed ora cooperativa. Attraverso questo evento si è ridato senso e contenuto a questo bel luogo e alla sua bella storia. In quella occasione viene presentato ad Abbiategrasso il progetto Critical Wine.

Folletto, Leoncavallo, aziende agricole, cascine: luoghi di resistenze.
Centri sociali nelle metropoli, nelle periferie, cascine nelle campagne, nei territori periurbani.
Luoghi, distanti geograficamente e non solo, che s’incontrano. Non per caso.
I centri sociali hanno rappresentato, materializzato, catalizzato certe trasformazioni sociali avvenute nelle metropoli più o meno estese del nostro paese: il desiderio, la sensibilità, la creatività e il conflitto di un vivere altro (più negli anni ‘80 e ‘90, meno negli ultimi 7/8 anni). Se poi siano riusciti a reggere la sfida è un’altra storia.
In questi ultimi anni le esperienze, legate all’agire militante, e, prima ancora, le organizzazioni strutturate come i partiti, hanno faticato ad essere e rimanere riferimento e produttori di stili, analisi, pensieri e pratiche di trasformazione sociale e vitale.
I centri sociali hanno faticato, soprattutto tenuto conto del dato anagrafico di queste esperienze ancora sospese nella lotta per la sopravvivenza.
Il Leoncavallo, storia trentennale, a breve riceverà l’ennesima ingiunzione di sgombero, la quattordicesima.
Uno spazio relativamente giovane come il Folletto25603 di Abbiategrasso (6 anni di attività) è ad oggi spazio occupato abusivo con l’incognita di sgombero nel prossimo futuro.
Sono esempi di spazi che hanno prodotto ricchezza sociale e culturale, che continuano a farlo, resistono e in un sistema e in un tempo sociale ed economico che non li vuole e che non sa cosa farsene (se non come soggetti strumentalizzabili o culture da sussumere).

Le cascine. Altra storia sembrano subire le cascine e le aziende agricole. Sembra che in pochi e in rare eccezioni di nicchia ci si ricordi il patrimonio che questi luoghi rappresentano: storico, culturale, saperi e tradizioni centenari che spesso si tramandano da generazioni in generazioni. Luoghi della produzione di beni primari prevalentemente forniti dal lavoro dei componenti di una famiglia. Spesso devono trasformarsi: in luoghi del terziario quando va bene, inglobate dall’agroindustria, in residenze per la borghesia che arriva dalla città, oppure accerchiate dall’urbanizzazione, crollano abbandonate, dismettono le loro attività abituali.
In altri casi sono luoghi simbolo della resistenza alla modernità, all’annientamento e alla devastazione dei territori.

Continuità o discontinuità con Critical Wine.
Senza l’esperienza di Critical Wine condivisa al Leoncavallo (in questo luogo ma non solo) non ci sarebbe stata La Terra Trema al Leoncavallo.
Luigi Veronelli e Critical Wine: l’intuizione preziosa di guardare ai centri sociali metropolitani come a luoghi di visibilità e di rappresentazione per i temi della terra, per i piccoli vignaioli critici e sensibili, il prezzo sorgente, l’autocertificazione, il piacere di organizzare e partecipare a tre giorni di festa assaporando vini buoni e scambiando saperi e sapori, alimentare discussioni su certi temi come le problematiche attinenti al settore vitivinicolo o a possibili progettualità di filiera e distribuzione.
Quello che per noi ha rappresentato Critical Wine non andava perso, un errore abbandonare un percorso che coglieva tematiche importanti, strategiche, con modalità di espressione mai viste prima in Italia, in Europa.
Abbiamo attraversato questa esperienza, grande, vasta, percorrendo strade nuove, muovendoci per l’Italia, l’abbiamo conosciuta, esplorata e supportata.
Critical Wine è un movimento vasto costituito da centinaia di produttori, persone vicine ai centri sociali (e non solo) e attraversato da migliaia di persone. Manca di uno spazio collettivo di condivisione e confronto. Quanto è rimasto rischia di trasformarsi in stigmate di un’etichetta, un nome che rimanda ad un immaginario forte e bello, ma passato. Impossibilitato a fare sintesi piena e veritiera delle varie visioni, convinzioni e progettualità. Una moltitudine di esperienze che è ingiusto far procedere per dettami nazionali, perché forte della molteplicipità che la compongono.
Per noi, che abbiamo condiviso, animato e attraversato questa esperienza imparando e acquisendo competenze e desideri, era naturale dare continuità e poi sciogliere il vincolo. Avevamo voglia di continuare ma anche di muoverci, verso nuove esperienze, sperimentare, aggiungere e togliere pezzi.
C/W la grande Fiera dei Particolari al Leo, il viaggio e l’incontro coi produttori, le storie, il vino da assaggiare e capire. Ci hanno trascinato. C’erano stati gli spasmi, le stilettate dolorose, l’alito acidulo dalle bocche, le notti a rigirarsi, le gastriti, il malumore. Ma la voglia di buttarsi era più forte. Senza (con la) paura di farsi anche male: qualcosa come scendere in corteo, scontrarsi se si deve, scappare e spingere, come partecipare arrivare ad una manifestazione in trattore, prepararsi a uno sforzo incredibile, da chiedersi ogni metro percorso se ne è valsa la pena: una gioia, una sfida, una vittoria solo dentro. Incoscienza.

Di pancia, di cuore.
Annegare nel groviglio di cose importanti da fare, percorrere il salone del Leo circondati da storie, ascoltare la gente che passa, le voci, gli accenti, il sapore, le domande, cogliere sguardi, stordirsi, di luci, odori, rumori, emozioni, impegni, responsabilità.
Non è un colpo facile.
È successo. Però.

Come/chi.
Una decina di folletti, le anime salve del Leo, e figure più o meno estranee più o meno entusiaste, più o meno costrette, più o meno corrette. Siamo partiti tra maggio/giugno. Ci abbiamo pensato tanto. Le forze (economiche) erano minime e dovevamo osare.
In mente avevamo ben chiaro quanto bisognava costruire (comunicazione, propaganda, logistica), sapevamo quanto non avevamo rispetto alle precedenti organizzazioni. Sapevamo quello che avevamo.

Quello che avevamo.
Relazioni. Senza le relazioni intrecciate nel tempo non sarebbe stato possibile. Non potevamo.
E la fiducia (fuori, oltre da noi) riposta nel progetto (e in noi) era punto vitale della questione.
Ci abbiamo lavorato su per sei mesi, ritagliando il tempo al nostro tempo.
In questi mesi abbiamo inciampato spesso, ci siamo rialzati, tante volte ci hanno teso la mano.
Gli stands. Il legame di reciproco rispetto e amicizia ci hanno permesso di collaborare con la Comunità Cascina Contina per ideare e realizzare gli stand. Nel momento del bisogno e dell’urgenza, quando occorreva risolvere la questione fondamentale degli stands, alternativa a service esterni per noi troppo costosi. La soluzione l’abbiamo trovata nella progettazione cooperativa artigianale in loco. Impagabile immaginare, progettare, lavorare, insieme così; impagabili le giornate trascrorse in Cascina Contina, impagabile il contributo.

I produttori. Coinvolgere più agricoltori locali per noi non era scontato. Una parte del lavoro è stata fatta dagli agricoltori che già ci conoscevano, cha hanno voluto crederci, che hanno tirato in mezzo nuovi agricoltori, vecchi amici.
I vignaioli storici di Critical Wine: ci hanno spronato a fare, con l’entusiasmo, la fiducia, le critiche, hanno scherzato e giocato con noi, ci hanno protetti e difesi.
La Terra Trema è successa.
Il nostro piccolo terremoto l’abbiamo fatto.
L’evento è avvenuto. Una festa di senso e di sensi, che per noi è diventata anche un momento di riflessione su quanto può, quanto ha potuto, l’autogestione, l’autorganizzazione.

La cucina del Leo.
La scommessa non l’abbiamo ancora vinta, la cucina del Leo non è ancora convertita per bene alla filiera zero. È un percorso lento che trova un primo scoglio nella natura del luogo.
Nel corso dell’anno la cucina del Leo è il luogo dell’accoglienza e del transito, è soprattutto rifugio e tepore.
Migliaia di pasti caldi e costi contenuti. Per tutti (studenti, lavoratori, migranti, disperati e esploratori da ognidove).
Dalla cucina del Leoncavallo puoi guardare alle contraddizioni del mondo.
La trasformazione avviene nei giorni di manifestazione. Riusciamo a far acquistare alla cucina una buona parte delle materie prime dai produttori presenti (farine, orzo, riso, carne di maiale e manzo, verdure ).

Temi concreti.
Comunicazione e propaganda. Molto ha fatto il passaparola. Un bel modo che in parte si è rivelato efficace, ma che certo non è abbastanza per arrivare al maggior numero di persone coinvolgibili.
Il web è stato il mezzo che abbiamo potuto curare di più, il più utilizzato e in effetti abbiamo avuto dei buoni riscontri: il sito ha avuto, continua ad avere, un buon numero di visite giornaliere; l’informazione in rete è viaggiata bene, soprattutto sui siti e sui blog di settore.
Dei giornali siamo meno soddisfatti. Bene la stampa locale, meno quella nazionale (è disponibile sul sito una piccola rassegna). Abbiamo comprato spazi pubblicitari a pagamento sul Manifesto: sia nella pagina locale che in quella nazionale. Pubblicità a pagamento anche su Radio Popolare, sul network nazionale e in quello di Milano. Abbiamo stampato 15000 flyers e un centinaio di locandine. Non abbiamo attacchinato per scelta (in primo luogo per i costi di repressione).

Incontri con giornalisti scrittori e produttori.
Abbiamo scelto il Baretto come luogo degli incontri. Uno spazio piccolo ma accogliente, lontano dal casino e meno visibile. Per scelta. Interessava una certa tranquillità. Siamo soddisfatti: a parte un incontro, gli altri sono stati partecipati e interessanti, in modo speciale gli incontri con i produttori e le enodegustazioni guidate (sul sito sono disponibili le registrazioni audio).
Le proiezioni video al Colda (spazio riscoperto nel cortile del Leoncavallo), nonostante gli sforzi di preparazione e la qualità dei video ricercati, sono state poco seguite.
Sono andati molto bene i concerti (noi, i musicisti, gli spettatori siamo soddisfatti).

Incontri all’enoteatro e all’oltrevino.
La struttura degli stand ha facilitato questo compito. Dialoghi a 360°, incontri e assaggi. Qui gran parte dello spirito e degli obiettivi dell’iniziativa: incontrarsi nella festa, relazioni, scambio, acquisti, trovare finalmente sapori buoni e gustosi, trovare clienti, vendere.
C’erano i nostri fratelli, le sorelle, gli amici, i parenti, i compagni: un pretesto per incontrarsi e scambiare chiacchiere. Compagni che non hanno perso un giorno: venerdì, sabato, domenica, si sono mossi tra gli stand ormai convinti esperti alla quarta edizione. Ordinare il solito vino, scoprire qualcosa di nuovo, portarsi a casa l’olio, il formaggio, o il miele. Scambiarsi, chiedere il biglietto da visita o l’indirizzo perché “poi ti vengo a trovare”. Gli addetti ai lavori, forse pochi, un magma strano e controverso: sedicenti giornalisti, appassionati, sommelier che si prendono troppo sul serio, proprietari di enoteche, ristoranti, locali, quelli che già conoscono e che vengono per salutare l’amico vignaiolo, per l’ennesimo ordine e curiosare se c’è qualche novità. Questo il progetto di distribuzione che abbiamo in mente: diffuso, diretto e autorganizzato. A nostro avviso più efficace, autonomo e meno dispendioso di un ulteriore nodo distributivo sovradeterminato.
Quello che ci interessa è il confronto, l’adunata critica e coscienziosa.
Contadini, allevatori, piccoli produttori si sono rivisti, hanno parlato, in tanti. Un brusio felice, un suono. La partecipazione dei produttori è multiforme. Quanto si innesca è suscettibile a questa natura: contadini critici, le figure storiche, vicini di casa, amici, amiche, conoscenti, fratelli, compagni, soci, cooperanti, associati, conterranei, uomini e donne stretti da vincoli di parentela, ideologici, sentimentali.
Per noi è una rete fitta e meravigliosa così. Abbiamo cercato di non alterarla.
Abbiamo ascoltato, seguito.
Abbiamo fatto scoperte. Tra queste, una per tutte: passione e conoscenza del giovane sedicenne figlio di vignaiolo, a La Terra Trema per accompagnare il padre.
Ancora: volevamo che tutto questo si aprisse a Milano, alla gente, ai coproduttori (se vogliamo ancora chiamarli così). Volevamo avvenisse uno scambio, tra persone, parole e sapori, senza intermediari, senza mediazioni.
Volevamo che tutto fosse chiaro una volta per tutte. Per questo ci siamo accaniti sulle autocertificazioni: tanta storia, tanta informazione, di fronte a un bicchiere di vino, un pacco di riso, un vasetto di miele difficilmente è possibile avere (le autocertificazioni dei prodotti sono pubblicate e disponibili sul sito).

Il Bilancio.
Abbiamo fatto i conti. A guardarli non dovremmo dirci soddisfatti delle entrate, di quanto abbiamo portato a casa.
Messi in conto gli sforzi, l’impegno e il lavoro fatto da ognuno di noi non saremmo arrivati a un netto. Sottozero se avessimo messo in bilancio, come lavoro retribuito, le mansioni svolte nel corso dei mesi a precedere e durante la settimana dell’iniziativa.
Le uniche persone e mansioni pagate sono state: i gruppi musicali che hanno partecipato, le pulizie dei capannoni e dei bagni, i turni di sorveglianza notturna e una piccola parte di facchinaggio, abbiamo rimborsato per quanto possibile (c’è chi l’ha fatto di tasca propria), le spese di viaggio e/o di soggiorno di chi è stato invitato.
Sono state completamente gratuite e/o messe a disposizione dal Leoncavallo e dal Folletto (non messe a bilancio quindi):

Segreteria organizzativa: telefono, fax, internet, il lavoro di contatto coi produttori e gli altri invitati, l’ufficio stampa, la redazione del sito, la grafica, i flyers, la preparazione dei manifesti, la preparazione della cartella stampa, il libretto informativo, l’organizzazione intera dell’iniziativa (ore e giorni non quantificabili)
Ideazione e realizzazione degli stand (2 giorni lavorativi per 6 persone più 3 persone della falegnameria della Cascina Contina)
Carico, scarico, trasporto moduli stand (6 persone per 2 giornate)
Montaggio e smontaggio al Leoncavallo degli stand e dell’impianto elettrico, luci e audio (10 persone per 5 giorni)
Scarico e carico del vino (6 persone a turno per una settimana col picco durante i tre giorni dell’iniziativa)
Magazzino (2 persone fisse per una settimana e 5/6 persone a turno durante i tre giorni)
Accoglienza e infopoint (non quantificabile)
Ingresso e cassa (12 persone a turno per 7 ore per tre giorni)
Lavaggio dei bicchieri per le degustazioni guidate e/o lasciati in giro (2 persone per 4 giorni)

Guizzi, tracce per il futuro.
Qui, oggi, continuiamo a mantenere vive le relazioni con gli agricoltori del territorio. Confrontandoci sulle questioni che ci coinvolgono e che ci interessano, acquistando i loro prodotti, andando a trovarli in cascina. Vorremmo di più con i vignaioli, le distanze non facilitano, siamo più lontani, vorremmo avere più tempo.
Qui, oggi, continuiamo il lavoro iniziato più di un anno fa di indagine e mappatura. Cerchiamo di capire meglio le questioni essenziali, quelle su cui noi possiamo agire.
Nel prossimo futuro vorremmo incrementare e valorizzare la piccola e preziosa Carta dei Vini adottata al Folletto, vorremmo crearne una su misura per il Bar Centrale del Leoncavallo.
Nel corso dell’anno promuoveremo piccoli terremoti: serate “enogastroautonome” nella cucina del Leoncavallo, micro eventi La Terra Trema ad Abbiategrasso e nei paesi limitrofi, e, finalmente, qualcosa anche al piccolo Folletto.
Continueremo a muoverci, a vedere e confrontarci con esperienze simili, altre e diverse in giro per il Bel Paese.
Con l’augurio di saper reinventare nuove progettualità, ulteriori sfide al mercato, alla società e alla cultura ufficiali. Creare momenti di scambio e di socialità.
Vogliamo favorire nuove forme di consumo e produzione, vogliamo che tutto questo si sviluppi in miriadi di tipologie, ambiti e luoghi diversi.
Speriamo si possa condividere questo percorso.

Ci auguriamo di rivedervi presto. Ci auguriamo abbiate voglia di tornare a Milano alla fine di questo 2008 per La Terra Trema al Leoncavallo la Seconda Volta.

Un caro saluto
Grazie
Folletto25603
Leoncavallo s.p.a.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *