Comunicato stampa

Folletto 25603 presenta
Sabato 17 giugno 2006 dalle ore 14
al CIRCOLO DEI CONTADINI
Vicolo Cortazza, Abbiategrasso, (Mi)

LA t/TERRA TREMA

2nda edizione

degustazioni d’autore
vini e prodotti locali
poeti e poesia della terra

La terra trema, nella Terra che soffre c’è un’umanità che muore.

Il territorio, come ambiente dell’uomo, è sfinito. La forma metropoli (la sua attitudine divoratrice di risorse ambientali, umane, territoriali) è tra i responsabili del degrado ambientale del pianeta, della crescita esponenziale delle nuove povertà nelle periferie di tutto il mondo.

Abbiategrasso e dintorni. Territori con specificità da difendere.
Territori in veloce trasformazione. Trasformazioni paesaggistiche. Insostenibilità sociale, economica e ambientale. Nel nostro piccolo mondo sta entrando il Mondo.
Il centro della metropoli: Milano.
Milano vuole costringerci in tentacoli d’asfalto cambiando quanto ci è abituale.
Il progetto tangenziale Milano- Malpensa distruggerà il nostro territorio.
Centinaia di capannoni per la grande distribuzione. Centri commerciali. Imprese improbabili.
Giovani atipici, precari, immigrati delegittimati d’ogni parvenza di diritto.
Chiudono le grosse fabbriche metalmeccaniche. Crollano le vecchie cascine tra i campi.

E’ vitale fermare questa devastazione.

E’ fondamentale riuscire ad attivare e sviluppare nuove forme di società e di economia solidale. E’ necessaria la ricostruzione di uno spazio pubblico attraverso l’autogoverno della società locale.
Nostro compito è la creazione di nuove forme di cura dell’ambiente e del territorio.

I frutti della terra (come li si coltiva, come li si distribuisce, come li si consuma) possono/devono salvare la Terra.

Si parla tanto di slow food, di qualità, di vivibilità, di alternative di sviluppo, di partecipazione e territorio ma poi ci si dimentica di dare sostanza, anche politica e sociale, a queste parole, di rilevarne la carica “eversiva” (rispetto al modo e al mondo in cui viviamo), al di là delle mode, delle fiere, dei convegni e del marketing a proposito del prodotto tipico.

Vogliamo sperimentare progetti concreti di costituzione di filiere corte autorganizzate.
Vogliamo supportare una porzione precisa della produzione agricola,quella dei piccoli produttori surclassati dalla grossa distribuzione, sviluppando una distribuzione che sia invece diretta e partecipata, che riesca ad innescare quei meccanismi basilari per un nuovo modo (qualitativo) di intendere produzione e consumo, un altro modo di vivere, attraversare e gestire il territorio. Ci interessa inventare/costruire/facilitare i meccanismi di scambio e comunicazione, agevolare lo sviluppo di una rete che sia locale e autosostenuta. Ci interessa valorizzare micro-esperienze già esistenti tutelandole, supportandole e costruendone altre. Ci interessa creare esempi concreti e riproducibili. Reputiamo centrale promuovere politiche pubbliche che vadano in questa direzione.
Spingere amministrazioni locali e non solo, a supportare e riconoscere tali esperienze.

Non ci interessa trasformare in altro delle esperienze autorganizzate già esistenti. Non ci interessa agevolare la grande distribuzione: riteniamo gli iper-supermercati e i centri commerciali responsabili della distruzione dei territori, della omologazione delle merci e dei sapori, della frammentazione sterile dell’idea stessa di senso dei luoghi e delle loro peculiarità ambientali, addebitiamo a questi luoghi la a-naturalizzazione dei bisogni e del vivere sociale, nonché il consolidamento di infima e degradante qualità del lavoro.

Ci immaginiamo la realizzazione di qualcosa di tangibile nel nostro territorio e riproducibile in altri territori. Una progetto materiale . Materiale come la terra.

Lavorare la terra, coltivare un orto, imparare ad usare linux, sperimentare
l’autoreddito, partecipare a gruppi d’acquisto, autoprodurre cultura, saperi, sapori.
Sono esempi reali di quanto abbiamo chiamato micropolitiche della resistenza. Ci vogliamo
situati in un luogo comune che diciamo metropolitano, un tessuto connettivo che
desideriamo autodeterminare in ogni sua forma: geografica e relazionale. Saremo
soggettività quando impareremo che la partecipazione inizia dove si sappia mettere in
comune i desideri, autoproducendo ricchezza (anche economica) e praticando cooperazione
dal basso, partendo dal quotidiano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *