2 Febbraio 2010

Mercato Paciana: prima edizione

Riceviamo e pubblichiamo:

La prima edizione del mercato Paciana sarà il 6 Febbraio 2010

Programma giornata :
dalle 15.00 in poi esposizione banchetti (ortofrutticola, alimentari e autoproduzioni)
alle 18.00 circa Aperitivo con prodotti provenienti direttamente dagli espositori
dalle 22.00 in poi serata musicale con Jazz e Rock sperimentale.

La società del consumo di massa ci ha abituati a comprare prodotti già ben confezionati, scelti con una sola logica imperante: il prezzo. Quasi nessuna informazione viene fornita al consumatore ignaro sulla reale provenienza del prodotto, sul suo ciclo produttivo, niente sul suo prezzo sorgente, niente sulle condizioni lavorative di chi lo produce.

All’economia globale non interessano cittadini, diritti e responsabilità globali, perchè la logica che la guida è solo quella del profitto. Danni ambientali, sfruttamento lavorativo, appiattimento di scelta ed omologazione, perdita della qualità dei prodotti, speculazione sui prezzi, sono effetti che tale logica produce e di cui l’economia globale non si cura.
Questi effetti però interessano a te, perchè è su di te che ricadono quotidianamente.
Quando ti chiedi ”CHE COSA STO COMPRANDO?” cerchi di riappropriarti della libertà di scegliere vie differenti.

Per sopravvivere siamo tutti obbligati a consumare, ma ciò non ci impedisce di scegliere modi e forme di consumo che siano alternativi a quelli stabiliti e predisposti dalle grandi catene di distribuzione.
Avere consapevolezza di ciò che si acquista migliora il nostro stile di vita e la qualità delle nostre spese. Acquistare un prodotto proveniente da una filiera corta o un’autoproduzione, sviluppando localmente relazioni economiche dal basso, porta notevoli vantaggi sia al consumatore sia a chi produce.

Il mondo ha delle risorse limitate e non può sostenere ancora per molto lo stile di vita consumistico occidentale. Come abbiamo visto anche al recente vertice di Copenhagen ai governi mondiali non interessa realmente affrontare la crisi ambientale/demografica mondiale, schiacciati dalla forza di più potenti logiche di lobby economico/finanziarie.
Nello scenario attuale un cambiamento reale può generarsi solo dal basso, dagli individui che decidono di fare scelte diverse rispetto a quelle propagandate e che mettono in comune le loro esperienze e conoscenze.
Un mondo diverso si può costruire a partire dai nostri comportamenti quotidiani, compreso ciò che mangiamo, che beviamo e che consumiamo.

Seguendo queste premesse abbiamo contattato una serie di produttori (sia agroalimentari che artigianali) che condividessero i nostri principi con l’obiettivo di creare un mercato all’interno del centro sociale autogestito Pacì Paciana.
Il Mercato Paciana nasce quindi per costruire dal basso relazioni economiche estranee alle logiche di puro profitto, per creare un’opportunità di incontro diretto, senza forme di intermediazione commerciale, tra consumatori e piccoli produttori, contadini, artigiani, attenti alla qualità del prodotto e delle relazioni sociali, con l’ambiente e con il territorio, che si sviluppano durante il processo produttivo e di commercializzazione e, infine, per recuperare la dimensione popolare del mercato come momento di incontro e di scambio tra le persone.

csa Pacì Paciana - via Grumello 61/c - Bergamo - www.pacipaciana.org



9 Gennaio 2010

A Clockwork Orange

Con i braccianti agricoli di Rosarno

La rage dei migranti di Rosarno è conseguenza di troppe cose e soprattutto di soprusi subiti. In una terra in mano alle ‘ndrine, dove l’agricoltura deve cedere ai ricatti e morire lentamente nel silenzio, deve soccombere alle mafie, al confronto con un mercato inattaccabile, deve cedere a regole criminali e sommerse, una terra dove lo Stato tollera, i politici guadagnano.

La rage dei migranti di Rosarno è rabbia di lavoratori sfruttati, braccianti costretti in schiavitù, come neanche nel dopoguerra, come neanche all’inferno.
A quella rage che dovrebbe essere diffusa e condivisa, compresa quanto meno, a questa rage ci avviciniamo con rispetto.

LA TERRA TREMA, Folletto 25603

L’analisi più lucida è quella di Peppino Lavorato, ex sindaco di Rosarno fino al 2003,: «Gli agricoltori devono aprire gli occhi e riconoscere che il loro reddito è falcidiato e decurtato dall’imperio mafioso, che parte dalle campagne e arriva nei mercati. Negli anni ‘70, la ‘ndrangheta ha allontanato dai nostri paesi i commercianti che pagavano il prodotto ad un prezzo remunerativo, per rimanere sola acquirente ed imporre il proprio basso prezzo». «Si è poi impadronita di tutti i passaggi intermedi, fino ad arrivare nei mercati e controllare anche il prezzo al consumo», continua Lavorato. «Questa è la filiera perversa che deruba agricoltori, lavoratori e consumatori. La filiera che bisogna combattere ed abbattere per assicurare il giusto reddito all’agricoltore, il legittimo salario al bracciante italiano o straniero, un equo prezzo al cittadino consumatore».

I produttori si giustificano: ci pagano le arance pochi centesimi al chilo. Ma non spiegano perché ci sono così tanti passaggi dal piccolo proprietario all’industria di trasformazione, oppure al supermercato. Non parlano mai di quello che uno di loro definisce il “freno a mano” dell’economia locale, ovvero il monopolio dei materiali, quello delle ditte di trasporto, in pratica tutto l’indotto del sistema. Una sorta di pizzo indiretto. «Non puoi comprare gli agrumi dove vuoi», ammette un produttore, «per ogni zona, devi prima rivolgerti a personaggi strani, i cosiddetti guardiani. Fino a poco tempo fa, arrivavano tanti compratori esterni, sono stati cacciati via a pistolettate o con attentati. In quel periodo, un chilo di clementine si vendeva a mille lire. Potevi comprarti una casa all’anno. Oggi te la devi vendere, la casa».

(Antonello Mangano, Le lotte per la terra e i caporali di oggi, Il Manifesto del 9/1/2010)

Parce qu’on a la rage, on restera debout quoi qu’il arrive,
La rage d’aller jusqu’au bout et là où veut bien nous mener la vie,
Parce qu’on a la rage, on pourra plus s’taire ni s’asseoir dorénavant on s’tiendra prêt parce qu’on a la rage, le coeur et la foi !
Parce qu’on a la rage, on restera debout quoi qu’il arrive,
La rage d’aller jusqu’au bout au delà où veut bien nous mener la vie,
Parce qu’on a la rage, rien ne pourra plus nous arrêter, insoumis, sage, marginal, humaniste ou révolté !
(Keni Arkana, La rage)

Segnaliamo:
fortresseurope.blogspot.com/2006/01/arance-amare-reportage-da-rosarno-tra-i.html

www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2010/mese/01/articolo/2139/

e, dato che non è solo questione isolata e meridionale:
www.inventati.org/folletto25603/news/09.html



25 Ottobre 2009

Le cascine e le aziende agricole sono un bene che non possiamo permetterci di perdere

Riceviamo e pubblichiamo:

A Milano il giorno 18 novembre si saprà se la Cascina Romagnina di Via Castillia, ultima cascina dell’Isola , di metà 800, sarà demolita per realizzare una strada come previsto nel progetto di Porta Nuova.
Cascina Campazzo, se, dico se, il 19 novembre dovesse subire lo sfratto esecutivo, sparirà per far posto ad altro cemento.
Un problema che si sta allargando a macchia d’olio.. cemento.. sempre cemento.. strade.. sempre strade.

POSSIAMO NOI FERMARLO? SE SIAMO TUTTI UNITI CREDO DI SI.

Rimanete con noi vi terremo informati.

Un grazie a tutti per la pazienza e la solidarietà.



15 Luglio 2009

Le multinazionali OGM e l’insetto Diabrotica virgifera

Si chiama “Diabrotica virgifera”, è apparso dal nulla pochi anni fa e ora sta distruggendo senza pietà le coltivazioni di mais europee. Non è debellabile, se non con OGM brevettati negli Stati uniti e comparsi sul mercato subito dopo l’esplosione del flagello nei nostri campi.

Uno strano insetto si aggira per l’Europa. “E’ un insetto che avremmo preferito non conoscere mai, ma che adesso dobbiamo assolutamente imparare a controllare”. Marco Boriani, responsabile del servizio fitosanitario della regione Lombardia, ha appena osservato sui campi di Cislago (Varese) e Fenegrò (Como) le prime conseguenze degli attacchi della Diabrotica virgifera, un parassita di origine americana che appartiene alla famiglia dei coleotteri crisomelidi e vive mangiando e distruggendo il mais.”
Le aree interessate quest’anno dai primi danni - si legge in un rapporto che Boriani presenterà il 25 ottobre in un convegno alla Fiera di Cremona - potranno subire il prossimo anno anche danni di maggiore gravità in mancanza di azioni di contenimento, e vedere la propria superficie estendersi ad aree adiacenti, dove il monitoraggio ancora in corso ha accertato l’esistenza di popolazioni estremamente numerose”.
Che fare? “Il problema è quello di convincere gli agricoltori a fare la rotazione del raccolto, che è il principale metodo per bonificare i terreni infestati”, spiega Boriani. Sistema che tre anni fa è già stato sperimentato in Veneto. “La regione - ricorda Filippo Castagnoli, agronomo sementiero - ha imposto la rotazione delle colture, e siccome per gli agricoltori la pratica comportava delle perdite ha dato finanziamenti di 2-300 mila lire per ettaro. Nella zona intorno a Venezia l’insetto è stato quasi completamente eradicato, ma sembra che sia riuscito ad entrare in Lombardia attraverso la Svizzera…”.

Lo scorso anno la Diabrotica è stata scoperta nelle province di Varese, Como, Sondrio, Lecco, Milano, Bergamo, Lodi e Cremona, quest’anno anche a Pavia. In Italia è stata trovata la prima volta nel 1998 in prossimità dell’aeroporto di Tessera (Venezia), l’anno scorso in Piemonte, poi in Friuli e quest’estate anche in Francia, vicino agli aeroporti di Roissy, Orly e Bourget. In Europa, la storia dell’insetto, un viaggiatore scatenato, è cominciata nel 1992 in un altro aeroporto, quello di Belgrado: è stato visto per la prima volta vicino a un hangar per aerei da caccia statunitensi. Da allora la Diabrotica ha infestato l’Europa orientale con una progressione inquietante (Ungheria, Croazia, Romania, Bosnia, Bulgaria, Montenegro, Slovacchia, Svizzera, Ucraina e Austria). Negli Usa la lotta contro questo divoratore di mais costa ogni anno da 650 milioni a 1 miliardo di dollari.

“Noi siamo disgraziatamente già allo stadio in cui non potremo eradicarlo”, ha dichiarato a Le Monde Silvie Derridj, ricercatrice nel laboratorio di fitofarmacia e mediazione chimica di Versailles.
Tanto pessimismo è dovuto allo straordinario comportamento della Diabrotica. Gli agricoltori americani non ce l’hanno fatta con i pesticidi, e anche il metodo più dolce, quello della rotazione delle colture, specialmente con la soia, non sempre ha dato buoni risultati: l’insetto infatti è in grado di deporre uova in autunno in un campo di soia per far nascere i “piccoli” l’anno successivo in un campo ricoltivato a mais, sembra poi che le uova possano rimanere “addormentate” due o più inverni in attesa di risvegliarsi in un campo di mais.

Una battaglia persa in partenza? No. Perché mentre gli agronomi di mezza Europa si stanno ingegnando a combinare metodi diversi, qualcuno ha già depositato il brevetto per la medicina che salverà i campi di mais di tutto il mondo. Si tratta del nuovo mais transgenico Mon 863, “naturalmente” resistente alla Diabrotica virgifera e presto in commercio negli Stati Uniti d’America grazie a Monsanto e Pioneer, le potenti multinazionali del biotech.

La notizia in Francia ha alimentato un dibattito che si può riassumere nel seguente interrogativo: l’invasione della Diabrotica è stata fortuita oppure no? Difficile rispondere. Ma, per esempio, non può non insospettire il fatto che Pioneer abbia condotto esperimenti sul territorio francese ben prima che l’insetto abbia fatto la sua comparsa in Francia. Secondo il Criigen, associazione che si batte contro gli OGM, la rapidità di reazione delle multinazionali è quantomeno sospetta. Gilles-Eric Séralini, professore di biologia all’università di Caen, autore del libro OGM, le vrai débat, è rimasto colpito dalla strana coincidenza. Séralini infatti è convinto che la guerra per gli OGM si possa condurre anche con metodi “duri”, cioè spandendo sul terreno insetti devastatori come la Diabrotica, “sarà una coincidenza ma in Europa Monsanto ha testato dei mais transgenici resistenti a questi insetti quando apparentemente non ce n’era alcun bisogno”.

Marco Boriani, che sta monitorando i campi lombardi, non pensa che il mais OGM sia una soluzione all’ordine del giorno - “puntiamo al massimo rispetto dell’ambiente…” - anche se, come scrive nella sua relazione, “l’industria dovrà fornire delle risposte e dovranno essere sviluppate specifiche ricerche, non escluso il ricorso in futuro, quando e se sarà possibile, a sementi geneticamente modificate”. Stefano Masini, responsabile ambiente di Coldiretti, ritiene che si debba agire con metodi naturali: “Il fenomeno è localizzato e bisogna intervenire presto con mezzi tecnici normativamente ammessi, è impensabile intervenire modificando geneticamente la pianta che ospita l’insetto, perché il rimedio sarebbe peggiore del male”.

da “il manifesto”, di LUCA FAZIO



9 Giugno 2009

Perù: scontri tra indios e polizia, oltre 30 morti

Sabato 6 giugno 2009 12:34

Rivolta in Amazzonia delle popolazioni indigene contro il TLC e le multinazionali petrolifere

Dopo l’assassinio di decine persone gli indigeni hanno preso in ostaggio un gruppo di 38 poliziotti.

Gli indigeni: «E’ un genocidio». In 5 mila occupano una strada per protestare contro lo sfruttamento delle risorse naturali. Dichiarato il coprifuoco

LIMA (5 giugno) - Protestano contro lo sfruttamento delle risorse naturali delle loro terre. [ guarda video ] Da dieci giorni, 5 mila indigeni occupano una strada dell’Amazzonia, a 900 chilometri a nord est di Lima. [ guarda video ] Oggi la polizia è intervenuta, anche con gli elicotteri lanciando lacrimogeni. Il bilancio, di una situazione tutta in divenire, è di oltre 30 morti e 50 feriti. Tra le vittime ci sono gli agenti. Negli incidenti sono morti anche un docente e uno studente universitario. Al momento 38 poliziotti dei reparti speciali sono stati presi in ostaggio dagli indigeni all’interno di una stazione di produzione petrolifera. Il ministro della giustizia peruviano ha appena emesso un mandato di cattura per il presidente dell’organizzazione indigena AIDESEP, Alberto Pizango. [ vedi conferenza stampa ]

Gli indigeni: è genocidio. Alberto Pizango, il massimo dirigente della comunità indigena locale di almeno diecimila membri (AIDESEP), ha accusato il governo del presidente Alan Garcia di aver perpetrato «un genocidio». Quattro delle vittime sono indigeni dell’etnia Aajun. Gli indigeni hanno occupato una zona chiamata “curva del diavolo”. Protestano in particolare contro i decreti presidenziali che consentono lo sfruttamento di parte delle risorse amazzoniche.

La polizia ha lanciato lacrimogeni. A terra i dimostranti si sono difesi dagli agenti con sassi e bastoni. Poi gli spari. Secondo la polizia sono stati i dimostrati a sparare per primi contro un elicottero. «Sono stati loro ad attaccarci con armi da fuoco come se fossimo animali o delinquenti», ha invece assicurato Pizango. Che ha anche reso noto che è stato spiccato un mandato di cattura sia per lui che per altri dirigenti e chiesto «un’indagine internazionale» su quanto è accaduto.

Il governo dichiara il coprifuoco. Il ministro degli esteri ha anticipato che il governo si appresta a dichiarare il coprifuoco in diverse località della zona, poiché i manifestanti «sono ricorsi alle armi da fuoco per attaccare la polizia e hanno saccheggiato molti negozi». Fonti della tv di Lima hanno precisato che gli indigeni sono «inferociti» per gli scontri e che hanno incendiato la sede delle autorità locali.

La rottura delle trattative. Due mesi fa la comunità indigena della provincia di Utcubamba, almeno diecimila persone, ha cominciato a protestare chiedendo al governo di derogare un pacchetto di decreti che consentono le ricerche di petrolio e di gas nello loro terre ancestrali, adducendo che vulnerano i loro diritti e contaminano l’ambiente. Protesta che hanno approfondito dieci giorni fa, occupando oleodotti e bloccando in migliaia la “Curva del diavolo”.

A Lima la vertenza è diventata il centro di un contenzioso politico, ed oggi, legislatori filogovernativi e dell’opposizione, avrebbero dovuto affrontarlo in Parlamento. Legislatori dell’opposizione hanno chiesto l’intervento della Croce Rossa «per evitare situazioni peggiori». Alan Garcia ha assicurato che dietro le proteste «vi sono interessi internazionali per impedire lo sviluppo del Perù». I dimostranti bloccano ancora strade della zona e alcuni punti degli oleodotti. Pizango ha assicurato: «Se la polizia ci attacca di nuovo, forse gli indigeni non torneranno ad occuparli».

[ galleria fotografica ] el paro amazonico
[ galleria fotografica ] da AmazonWatch.org

[ galleria fotografica del genocidio ]

video-rassegna stampa:
[ video 1 ] fonte: repubblica.it
[ video 2 ] fonte: BBCnews
[ video 3 ] fonte: selvas
[ video 3 ] fonte: CNN en español
[ video 4 ] immagini degli scontri a Bagua

Approfondimenti: Coordinamento Andino delle Comunità Indigene (CAOI)

Associazione Ya Basta

fonte: http://www.globalproject.info/art-20068.html



28 Aprile 2009

Cibo di strada: come vogliono nutrire il pianeta…

La Regione Lombardia ha appena varato una nuova normativa, che sta facendo discutere un po’ in tutta Italia. In pratica non si potrà più consumare cibo per strada. La legge vale per tutto, per i gelati, per i tranci di pizza, per il kebab da asporto. Ma i consumatori di questo cibo da strada sono già in rivolta.

Dovremo dire addio alle passeggiate in centro a Milano con il gelato in mano o al pezzo di pizza buttato giù mentre si cammina verso l’università o l’ufficio o ancora al kebab da viaggio? A quanto pare lo di dovrà consumare solo all’interno del locale.

Ma quella che è già stata ribattezzata come legge anti kebab prevede norme ancora più severe e molto spesso non molto chiare: i locali non potranno vendere bibite se non quelle prodotte in casa e dovranno (questo, a dire il vero, non ci è molto chiaro!) e dovranno per forza chiudere all’una di notte. Inoltre non si potranno più realizzare gazebi.

Ma questa legge vale ad esempio anche per i venditori di caldarroste che affollano le strade del capoluogo lombardo nel periodo natalizio? In questo caso non ci sarebbe nemmeno un locale all’interno del quale consumare le castagne calde. Ecco una precisazione che arriva dai promotori dell’iniziativa molto discutibile: “Se un cliente mangia il gelato in piedi o seduto su una panchina pubblica all’esterno della gelateria può tranquillamente continuare a farlo. Se mangia il gelato al tavolino, sotto un gazebo o all’interno di dehors installati dal titolare della gelateria, allora è vietato. Ma non è una novità: già oggi, in base alla legge Bersani, i laboratori artigianali non possono prevedere l’allestimento di arredi esterni per la consumazione dei propri prodotti”. Insomma, si vuole colpire i venditori e non i consumatori? La legge non è molto chiara.

I consumatori non ci stanno. Su Facebook sono nati dei gruppi di sostegno per il cibo da strada. Oggi si terrà anche un atto di disobbedienza: alle 12,30 tutti in via Borsieri a Milano con gelati, pizza e kebab in mano, per protestare insieme ai consiglieri di centrosinistra che trovano assurda questa normativa.

da http://www.haisentito.it/articolo/regione-lombardia-vietato-mangiare-per-strada/14659/