I sapori della Terra di Mezzo
A due passi da Milano tra Lomellina e Valle del Ticino
di Michele Marziani
Guido Tommasi Editore
Ritorna spesso nei ragionamenti di un amico di buon senso: “un tempo le civiltà scorrevano lungo i fiumi, oggi sono costrette a muoversi lungo le autostrade”.
Se sei nato nei dintorni di Abbiategrasso questo è, in effetti, vero.
Non tanto nelle grandi economie, né nelle questioni politiche, quanto nelle vite dei singoli, nell’esperienza di crescita di ognuno, che il Ticino ha determinato le vite e le culture. Ha istruito e insegnato.
Così è successo e oggi capita di meno. Il Ticino, trascurato e maltrattato, ha lasciato il passo all’indiscutibile valore formativo di autostrade e altri snodi, all’imprinting culturale determinato da ore passate in lunghe file in tangenziale.
Ad ogni modo, qui ad Abbiategrasso, il Ticino è vicino, ne senti forte la presenza, come se fosse un vulcano. Lo leggi nel volti di alcuni, nei colori del territorio, nel suono delle parole.
È uscito in questi giorni, per la casa editrice Guido Tommasi, un bel libro di Michele Marziani che racconta di questo pullulare intorno al fiume Ticino di Abbiategrasso: un libro che racconta di noi, del Folletto25603 e della Terra Trema, di Giorgio Bellati re dei Tesinàtt, di Luigi Balocchi, del gorgonzola, delle miriadi differenze tra i pesci, delle rane e dei gamberi di fiume, delle campagne e delle cascine che crollano tra i campi, del riso, delle ricette d’infanzia che a volte qualcuno ancora regala a pochi fortunati o agli avventori del proprio ristoro (mamma Lucia e Cascina Caremma), un libro che racconta dei nostri agricoltori, quelli de La Terra Trema (Sandro Passerini, Luca della “Selva”, Renata, Dario e Simone dell’Isola Maria, Gabriele Corti) e dei nostri eroi, Luigi Veronelli e Gianni Brera.
L’uscita di questo libro ci sta a cuore perchè Michele l’abbiamo accompagnato per un bel pezzo di questo viaggio tra Lomellina e Valle del Ticino.
Gli abbiamo fatto incontrare agricoltori e narratori, uomini che del fiume azzurro hanno raccontato un passato di glorie e di abbondanza; uomini e donne che resistono oggi alla conquista di asfalto e cemento, con l’amore per il proprio lavoro, con la fatica e la tensione di rischiare il tutto per tutto. A poco più di 25 kilometri da Milano.
In questo libro c’è tanto di quanto ci ha spinto a dare vita a La Terra Trema. Molto di quello che siamo.
Milano metropoli, l’agroindustria, l’Expo 2015, la green economy, Petrini e slow food sono un’altra storia.
Presentazione nuova Carta dei Vini della Terra del Leoncavallo
Riceviamo e pubblichiamo:Il 17 febbraio presentiamo la nuova “Carta dei Vini della Terra” dello Spazio Pubblico Autogestito Leoncavallo.
All’ultima edizione de “La Terra Trema” abbiamo felicemente assaggiato e scelto nuovi sapori.
La Terra Trema è un appuntamento annuale che porta numerosi vignaioli e produttori che fanno conoscere attraverso tre giorni di assaggi, incontri e chiacchere i loro prodotti.
La Terra Trema per il Leoncavallo è come una piazza addobbata, quasi fossimo una vecchia versione di fiera campestre o montana, con relazioni che si rinforzano anno dopo anno e che attraverso i Vini della Carta non ci fanno dimenticare che quello che stiamo facendo va nella giusta direzione.
Ma “La Terra Trema” non è solo questo. Il progetto nasce dalla collaborazione e partecipazione di gruppi di persone come i ragazzi del Folletto25603, dove si vogliono sperimentare progetti concreti di costituzione di filiere corte autorganizzate. Non interessa la grande distribuzione, ma un progetto concreto che parta da chi davvero vive il territorio. Non interessa una cultura massificata, ma sviluppare rapporti e qualità con chi davvero quotidianamente produce cultura con il proprio lavoro.
Per il Leoncavallo la strada intrapresa, grazie e soprattutto alla tenacia dei Folletti che ogni giorno intessono nuove relazioni con agricoltori e produttori, è molto importate: stiamo cercando di guidare i nostri frequentatori alla conoscenza dei sapori e degli odori, ma soprattutto del vignaiolo e del suo lavoro attraverso l’autocertificazione e il prezzo sorgente, passo decisivo verso la tracciabilità del prezzo oltre a quella del prodotto, sapendo che il punto di forza è di poter acquistare, in una metropoli come Milano, un ottimo vino ad un altrettanto ottimo prezzo quasi fossimo direttamente nella cantina del produttore.
I Folletti partono per andare a trovare i vignaioli e i piccoli produttori che partecipano a “La Terra Trema”. Sul sito (www.laterratrema.org) si possono leggere articoli e racconti che parlano di produttori e produzioni: leggi e pensi di essere li con loro. Annusi, assaggi e “guardi” anche attraverso le parole; conosci i produttori anche senza incontrarli e intuisci quanta consapevolezza hanno nel loro lavoro.
Sarebbe bello poter conoscere tutti i vignaioli e vedere le terre che lavorano, ma se vieni per la presentazione della nuova Carta dei Vini del 2010 ad assaggiare un bicchiere di vino, ascolta bene i tuoi sensi con gli occhi chiusi, potresti trovarti direttamente li.
Ti aspettiamo mercoledì 17 febbraio alle ore 19.30
spazio pubblico autogestito Leoncavallo - via Watteau 7, Milano - www.leoncavallo.org
Mercato Paciana: prima edizione
Riceviamo e pubblichiamo:La prima edizione del mercato Paciana sarà il 6 Febbraio 2010
Programma giornata :
dalle 15.00 in poi esposizione banchetti (ortofrutticola, alimentari e autoproduzioni)
alle 18.00 circa Aperitivo con prodotti provenienti direttamente dagli espositori
dalle 22.00 in poi serata musicale con Jazz e Rock sperimentale.
La società del consumo di massa ci ha abituati a comprare prodotti già ben confezionati, scelti con una sola logica imperante: il prezzo. Quasi nessuna informazione viene fornita al consumatore ignaro sulla reale provenienza del prodotto, sul suo ciclo produttivo, niente sul suo prezzo sorgente, niente sulle condizioni lavorative di chi lo produce.
All’economia globale non interessano cittadini, diritti e responsabilità globali, perchè la logica che la guida è solo quella del profitto. Danni ambientali, sfruttamento lavorativo, appiattimento di scelta ed omologazione, perdita della qualità dei prodotti, speculazione sui prezzi, sono effetti che tale logica produce e di cui l’economia globale non si cura.
Questi effetti però interessano a te, perchè è su di te che ricadono quotidianamente.
Quando ti chiedi ”CHE COSA STO COMPRANDO?” cerchi di riappropriarti della libertà di scegliere vie differenti.
Per sopravvivere siamo tutti obbligati a consumare, ma ciò non ci impedisce di scegliere modi e forme di consumo che siano alternativi a quelli stabiliti e predisposti dalle grandi catene di distribuzione.
Avere consapevolezza di ciò che si acquista migliora il nostro stile di vita e la qualità delle nostre spese. Acquistare un prodotto proveniente da una filiera corta o un’autoproduzione, sviluppando localmente relazioni economiche dal basso, porta notevoli vantaggi sia al consumatore sia a chi produce.
Il mondo ha delle risorse limitate e non può sostenere ancora per molto lo stile di vita consumistico occidentale. Come abbiamo visto anche al recente vertice di Copenhagen ai governi mondiali non interessa realmente affrontare la crisi ambientale/demografica mondiale, schiacciati dalla forza di più potenti logiche di lobby economico/finanziarie.
Nello scenario attuale un cambiamento reale può generarsi solo dal basso, dagli individui che decidono di fare scelte diverse rispetto a quelle propagandate e che mettono in comune le loro esperienze e conoscenze. Un mondo diverso si può costruire a partire dai nostri comportamenti quotidiani, compreso ciò che mangiamo, che beviamo e che consumiamo.
Seguendo queste premesse abbiamo contattato una serie di produttori (sia agroalimentari che artigianali) che condividessero i nostri principi con l’obiettivo di creare un mercato all’interno del centro sociale autogestito Pacì Paciana.
Il Mercato Paciana nasce quindi per costruire dal basso relazioni economiche estranee alle logiche di puro profitto, per creare un’opportunità di incontro diretto, senza forme di intermediazione commerciale, tra consumatori e piccoli produttori, contadini, artigiani, attenti alla qualità del prodotto e delle relazioni sociali, con l’ambiente e con il territorio, che si sviluppano durante il processo produttivo e di commercializzazione e, infine, per recuperare la dimensione popolare del mercato come momento di incontro e di scambio tra le persone.
csa Pacì Paciana - via Grumello 61/c - Bergamo - www.pacipaciana.org
A Clockwork Orange
Con i braccianti agricoli di Rosarno
La rage dei migranti di Rosarno è conseguenza di troppe cose e soprattutto di soprusi subiti. In una terra in mano alle ‘ndrine, dove l’agricoltura deve cedere ai ricatti e morire lentamente nel silenzio, deve soccombere alle mafie, al confronto con un mercato inattaccabile, deve cedere a regole criminali e sommerse, una terra dove lo Stato tollera, i politici guadagnano.
La rage dei migranti di Rosarno è rabbia di lavoratori sfruttati, braccianti costretti in schiavitù, come neanche nel dopoguerra, come neanche all’inferno.
A quella rage che dovrebbe essere diffusa e condivisa, compresa quanto meno, a questa rage ci avviciniamo con rispetto.
LA TERRA TREMA, Folletto 25603
L’analisi più lucida è quella di Peppino Lavorato, ex sindaco di Rosarno fino al 2003,: «Gli agricoltori devono aprire gli occhi e riconoscere che il loro reddito è falcidiato e decurtato dall’imperio mafioso, che parte dalle campagne e arriva nei mercati. Negli anni ‘70, la ‘ndrangheta ha allontanato dai nostri paesi i commercianti che pagavano il prodotto ad un prezzo remunerativo, per rimanere sola acquirente ed imporre il proprio basso prezzo». «Si è poi impadronita di tutti i passaggi intermedi, fino ad arrivare nei mercati e controllare anche il prezzo al consumo», continua Lavorato. «Questa è la filiera perversa che deruba agricoltori, lavoratori e consumatori. La filiera che bisogna combattere ed abbattere per assicurare il giusto reddito all’agricoltore, il legittimo salario al bracciante italiano o straniero, un equo prezzo al cittadino consumatore».
I produttori si giustificano: ci pagano le arance pochi centesimi al chilo. Ma non spiegano perché ci sono così tanti passaggi dal piccolo proprietario all’industria di trasformazione, oppure al supermercato. Non parlano mai di quello che uno di loro definisce il “freno a mano” dell’economia locale, ovvero il monopolio dei materiali, quello delle ditte di trasporto, in pratica tutto l’indotto del sistema. Una sorta di pizzo indiretto. «Non puoi comprare gli agrumi dove vuoi», ammette un produttore, «per ogni zona, devi prima rivolgerti a personaggi strani, i cosiddetti guardiani. Fino a poco tempo fa, arrivavano tanti compratori esterni, sono stati cacciati via a pistolettate o con attentati. In quel periodo, un chilo di clementine si vendeva a mille lire. Potevi comprarti una casa all’anno. Oggi te la devi vendere, la casa».
(Antonello Mangano, Le lotte per la terra e i caporali di oggi, Il Manifesto del 9/1/2010)
Parce qu’on a la rage, on restera debout quoi qu’il arrive,La rage d’aller jusqu’au bout et là où veut bien nous mener la vie,
Parce qu’on a la rage, on pourra plus s’taire ni s’asseoir dorénavant on s’tiendra prêt parce qu’on a la rage, le coeur et la foi !
Parce qu’on a la rage, on restera debout quoi qu’il arrive,
La rage d’aller jusqu’au bout au delà où veut bien nous mener la vie,
Parce qu’on a la rage, rien ne pourra plus nous arrêter, insoumis, sage, marginal, humaniste ou révolté !
(Keni Arkana, La rage)
Segnaliamo:
fortresseurope.blogspot.com/2006/01/arance-amare-reportage-da-rosarno-tra-i.html
www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2010/mese/01/articolo/2139/
e, dato che non è solo questione isolata e meridionale:
www.inventati.org/folletto25603/news/09.html
Le cascine e le aziende agricole sono un bene che non possiamo permetterci di perdere
Riceviamo e pubblichiamo:
A Milano il giorno 18 novembre si saprà se la Cascina Romagnina di Via Castillia, ultima cascina dell’Isola , di metà 800, sarà demolita per realizzare una strada come previsto nel progetto di Porta Nuova.
Cascina Campazzo, se, dico se, il 19 novembre dovesse subire lo sfratto esecutivo, sparirà per far posto ad altro cemento.
Un problema che si sta allargando a macchia d’olio.. cemento.. sempre cemento.. strade.. sempre strade.
POSSIAMO NOI FERMARLO? SE SIAMO TUTTI UNITI CREDO DI SI.
Rimanete con noi vi terremo informati.
Un grazie a tutti per la pazienza e la solidarietà.
Le multinazionali OGM e l’insetto Diabrotica virgifera
Si chiama “Diabrotica virgifera”, è apparso dal nulla pochi anni fa e ora sta distruggendo senza pietà le coltivazioni di mais europee. Non è debellabile, se non con OGM brevettati negli Stati uniti e comparsi sul mercato subito dopo l’esplosione del flagello nei nostri campi.
Uno strano insetto si aggira per l’Europa. “E’ un insetto che avremmo preferito non conoscere mai, ma che adesso dobbiamo assolutamente imparare a controllare”. Marco Boriani, responsabile del servizio fitosanitario della regione Lombardia, ha appena osservato sui campi di Cislago (Varese) e Fenegrò (Como) le prime conseguenze degli attacchi della Diabrotica virgifera, un parassita di origine americana che appartiene alla famiglia dei coleotteri crisomelidi e vive mangiando e distruggendo il mais.”
Le aree interessate quest’anno dai primi danni - si legge in un rapporto che Boriani presenterà il 25 ottobre in un convegno alla Fiera di Cremona - potranno subire il prossimo anno anche danni di maggiore gravità in mancanza di azioni di contenimento, e vedere la propria superficie estendersi ad aree adiacenti, dove il monitoraggio ancora in corso ha accertato l’esistenza di popolazioni estremamente numerose”.
Che fare? “Il problema è quello di convincere gli agricoltori a fare la rotazione del raccolto, che è il principale metodo per bonificare i terreni infestati”, spiega Boriani. Sistema che tre anni fa è già stato sperimentato in Veneto. “La regione - ricorda Filippo Castagnoli, agronomo sementiero - ha imposto la rotazione delle colture, e siccome per gli agricoltori la pratica comportava delle perdite ha dato finanziamenti di 2-300 mila lire per ettaro. Nella zona intorno a Venezia l’insetto è stato quasi completamente eradicato, ma sembra che sia riuscito ad entrare in Lombardia attraverso la Svizzera…”.
Lo scorso anno la Diabrotica è stata scoperta nelle province di Varese, Como, Sondrio, Lecco, Milano, Bergamo, Lodi e Cremona, quest’anno anche a Pavia. In Italia è stata trovata la prima volta nel 1998 in prossimità dell’aeroporto di Tessera (Venezia), l’anno scorso in Piemonte, poi in Friuli e quest’estate anche in Francia, vicino agli aeroporti di Roissy, Orly e Bourget. In Europa, la storia dell’insetto, un viaggiatore scatenato, è cominciata nel 1992 in un altro aeroporto, quello di Belgrado: è stato visto per la prima volta vicino a un hangar per aerei da caccia statunitensi. Da allora la Diabrotica ha infestato l’Europa orientale con una progressione inquietante (Ungheria, Croazia, Romania, Bosnia, Bulgaria, Montenegro, Slovacchia, Svizzera, Ucraina e Austria). Negli Usa la lotta contro questo divoratore di mais costa ogni anno da 650 milioni a 1 miliardo di dollari.
“Noi siamo disgraziatamente già allo stadio in cui non potremo eradicarlo”, ha dichiarato a Le Monde Silvie Derridj, ricercatrice nel laboratorio di fitofarmacia e mediazione chimica di Versailles.
Tanto pessimismo è dovuto allo straordinario comportamento della Diabrotica. Gli agricoltori americani non ce l’hanno fatta con i pesticidi, e anche il metodo più dolce, quello della rotazione delle colture, specialmente con la soia, non sempre ha dato buoni risultati: l’insetto infatti è in grado di deporre uova in autunno in un campo di soia per far nascere i “piccoli” l’anno successivo in un campo ricoltivato a mais, sembra poi che le uova possano rimanere “addormentate” due o più inverni in attesa di risvegliarsi in un campo di mais.
Una battaglia persa in partenza? No. Perché mentre gli agronomi di mezza Europa si stanno ingegnando a combinare metodi diversi, qualcuno ha già depositato il brevetto per la medicina che salverà i campi di mais di tutto il mondo. Si tratta del nuovo mais transgenico Mon 863, “naturalmente” resistente alla Diabrotica virgifera e presto in commercio negli Stati Uniti d’America grazie a Monsanto e Pioneer, le potenti multinazionali del biotech.
La notizia in Francia ha alimentato un dibattito che si può riassumere nel seguente interrogativo: l’invasione della Diabrotica è stata fortuita oppure no? Difficile rispondere. Ma, per esempio, non può non insospettire il fatto che Pioneer abbia condotto esperimenti sul territorio francese ben prima che l’insetto abbia fatto la sua comparsa in Francia. Secondo il Criigen, associazione che si batte contro gli OGM, la rapidità di reazione delle multinazionali è quantomeno sospetta. Gilles-Eric Séralini, professore di biologia all’università di Caen, autore del libro OGM, le vrai débat, è rimasto colpito dalla strana coincidenza. Séralini infatti è convinto che la guerra per gli OGM si possa condurre anche con metodi “duri”, cioè spandendo sul terreno insetti devastatori come la Diabrotica, “sarà una coincidenza ma in Europa Monsanto ha testato dei mais transgenici resistenti a questi insetti quando apparentemente non ce n’era alcun bisogno”.
Marco Boriani, che sta monitorando i campi lombardi, non pensa che il mais OGM sia una soluzione all’ordine del giorno - “puntiamo al massimo rispetto dell’ambiente…” - anche se, come scrive nella sua relazione, “l’industria dovrà fornire delle risposte e dovranno essere sviluppate specifiche ricerche, non escluso il ricorso in futuro, quando e se sarà possibile, a sementi geneticamente modificate”. Stefano Masini, responsabile ambiente di Coldiretti, ritiene che si debba agire con metodi naturali: “Il fenomeno è localizzato e bisogna intervenire presto con mezzi tecnici normativamente ammessi, è impensabile intervenire modificando geneticamente la pianta che ospita l’insetto, perché il rimedio sarebbe peggiore del male”.
da “il manifesto”, di LUCA FAZIO









