da Radio No TAV

Sì tav, lavoro e rendita
La manifestazione del 10 Novembre in piazza castello a Torino dice sì tav e sì lavoro. Ma le cosiddette “madamin” sono tutte manager in carriera, legate a precisi gruppi di interesse. Si è parlato tanto del ritorno della borghesia, e le organizzatrici della manifestazioni lo rivendicano. Gente capace, secondo loro, di “una sana laboriosità, unita a libera iniziativa e competenze specifiche”. Sono “coloro che possiedono i mezzi di produzione”. Tutta lì la differenza. Se vuoi puoi, ma solo se “hai”. Se “non hai”, niente “libera iniziativa”, niente “competenze specifiche”, niente rendita. Vendi le tue ore per pochi spiccioli, paga rendite immobiliari a banche e proprietari di case ed edifici.

Classe dirigente
Forse a preoccuparsi tanto è una “classe dirigente” (mai termine fu più appropriato) che finalmente ha trovato chi incolpare della perdita di controllo sui processi economici. Povera piccola borghesia proprietaria sabauda. Ha venduto tutte le proprietà e mantenuto solo dei “miseri” brand (e di questo si occupano le nostre manager con i loro brand identity, brand strategy, copywriting, verbal identity, brand strategy design e via fuffonando), per scaricare sulle classi “senza libera iniziativa” e “senza specifiche competenze” il tracollo delle loro aziende. Ricordiamolo: a fine anni ’90, venduti i macchinari per la produzione all’estero e trasformate le imprese in “real estate”, i cari imprenditori hanno trasformato i capannoni in cubature immobiliari vendute, grazie alle banche, alle classi popolari, agli inferiori (quelli che non avendo i mezzi di produzione, non possono permettersi la “libera iniziativa” prerogativa dei “borghesi”). Poi la bolla immobiliare è finita, loro si son tenuti i soldi e gli altri i mutui. O gli immobili che però adesso valgono la metà.

“Lasciateci vivere”
La narrazione fiabesca delle sette madamin continua, portata in volo dai giornali (che sono sempre dei mezzi di produzione -di opinione- che alcuni hanno, altri no). La favola fantastica si tradisce un po’ più quando parlano di no tav e di Val Susa: “ci sono tante meravigliose valli dove possono comprarsi una mucca e una pecora e lì decrescere felicemente. Ma che lascino vivere noi!”. La maestra di decrescita -intellettiva, più che altro- guarda il mondo dal buco della sua serratura. Eh sì, si va a vivere in montagna comprandosi una casa qua o là, tanto è uguale! Il territorio è una distesa vuota di persone, animali, rocce, alberi spostabili qua o là. Intorno a Torino ci sono solo “leones”, non ci vive nessuno. E se ci vive, peggio per lui!

Visione colonialista e regale
Tanta evocazione di Cavour e della centralità di Torino (prima capitale d’Italia, perdio!), unita alla presunzione che tutti debbano inchinarsi alle esigenze dei “possessori dei mezzi di produzione” farebbero ridere, se non ci ricordassimo come avvenne la piemontesissima unità d’Italia, L’espansione del regno sabaudo, chiamata unità d’Italia, è stata fatta con l’eliminazione fisica delle popolazioni del sud che non si prostravano, nemmeno allora, di fronte alle forze progressive dei regnanti. Altro che canale Cavour, pensiamo alla “soluzione finale” di tanti prigionieri nel forte di Fenestrelle, usato come un lager ante-litteram.

Sindaci, parlamentari e governo
Tanta gente ha votato i 5 stelle, messi in un angolo dell’alleanza di governo dalla ben più scafata Lega. Mentre si scava sul terzo valico, si scava a Melendugno, si va avanti con trivelle, strade e inceneritori, qualcuno qua in valle ci spera ancora. Ma che si creda o no in un loro contributo alla causa, bisognerebbe chiedersi se non si è stati troppo cauti nel “non disturbare il conducente”. Per paura di indebolire un governo “non amico”, ci si trova ora un governo “nemico”, secondo molti. Di certo, lasciare libera la piazza, il dibattito pubblico, concentrarsi solo sulla Valle e ancor meno, solo sul cantiere di Chiomonte, ha lasciato fuori troppe cose. Alcune sono quelle che la piazza sì tav ha rimesso al centro, a modo suo.

Costi-benefici
Il movimento no tav si è concentrato tantissimo su questo aspetto, e in modo ammirevole. E’ la piazza sì tav ora a invertire il discorso pubblico, parlando di sogni, di libera iniziativa, di futuro in termini emotivi… non avendo argomentazioni tecniche da opporre. Ma neanche noi dobbiamo darci troppo all’arida scienza: anche se i cosiddetti costi-benefici fossero favorevoli all’opera, il No avrebbe tutto il suo senso. Anche per chi piange il lavoro “rubato” dal commercio internazionale che sì, è protetto da un corpus giuridico notevole (portato dal WTO), ma, innanzitutto, proprio dalle infrastrutture logistiche.

Pacchetto sicurezza
Eh sì, ne abbiamo parlato ampiamente ma lo ripetiamo: il governo Lega-5 stelle è un governo di destra e il “decreto Salvini” non colpisce solo gli immigrati e le “cooperative” (buone, cattive o così così) che dell’immigrazione ne hanno fatto un lavoro, ma anche i movimenti. Ricordate le tante volte passate sull’A32? Quel “bloccare tutto”, “fare come in Valsusa” che è stata un’indicazione di lotta per tutti i movimenti? Nonostante la recente assoluzione di 20 no tav per un blocco del 2013 a Chianocco, chiunque blocchi una strada, o il cancello di una ditta, è ora molto più “reprimibile”. Anche se a bloccare il cancello sono gli operai che vogliono “lavoro” mentre i “possessori dei mezzi di produzione” li vogliono vendere di notte, come alla Rimaflow.

Venaus
Proficua quindi l’iniziativa del fine settimana scorso a Venaus. Movimenti giunti da tutta italia per organizzare l’otto dicembre ma attenzione: tutto ciò non basta e come abbiamo cercato di dire, le questioni sul piatto sono molte di più. Non solo un treno…

Last modified: 27 novembre 2018

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