Sabato 1 dicembre 2018 ore 16:30

La Terra Trema 2018. Fiera feroce • vini, cibi, cultura materiale

INCONTRO

L’olio. Storie di terra a partire da un mare

Desideriamo capire a fondo le stratificate questioni che riguardano la produzione di olio extravergine di oliva, per questo abbiamo allargato lo sguardo verso un panorama più ampio, verso storie che avvengono sulle sponde del Mediterraneo, dalla Palestina fino a noi.
Partecipano Fareed Taamallah (Ramallah), Ivano Gioffreda di Spazi Popolari (Puglia), gli olivicoltori de La Terra Trema: Marco Noferi di Paterna, Tiziana Fabiani di Forra’pruno, Daniele Corrotti di Sàgona.

Fareed Taamallah (Ramallah)

In Palestina la terra non è solo fonte di cibo ma anche simbolo di resistenza, libertà e sovranità. Gli agricoltori palestinesi sono veri e propri guardiani dei territori, lottano per la libertà e custodiscono la sicurezza alimentare: oltre a lottare per la produzione di cibo, proteggono la propria terra dalla confisca da parte degli insediamenti e dell’esercito israeliani, e dalla segregazione dovuta alla costruzione del muro. Lo stato israeliano, infatti, da un lato nega ai palestinesi l’accesso all’acqua, fondamentale all’agricoltura, e dall’altro confisca le proprietà incolte dichiarandole  “terre di nessuno”.
Fareed Taamallah e suo figlio Eyad proteggono la loro terra nel villaggio di Qira, tra Nablus e Ramallah in Cisgiordania, producendo olio d’oliva ma anche olive, sapone, mandorle, fichi e ortaggi di stagione.
È tra i fondatori di Sharaka, un’iniziativa che supporta gli agricoltori locali mettendoli in contatto diretto coi consumatori palestinesi. Anche in Palestina infatti i piccoli produttori soffrono delle politiche economiche neoliberali, della rapida urbanizzazione, e dell’eccessiva offerta di prodotti importati a basso prezzo.

 Per approfondire leggi la biografia di Fareed e Eyad Taamallah

Ivano Gioffreda | Spazi Popolari (Puglia)

Disseccamento degli ulivi, disseccamento di civiltà, cultura, economie.
La “questione xylella” alla luce dei fatti sta spianando il campo ad agroindustria e latifondo.
Se la prospettiva è il prosciugarsi di una pratica radicata e diffusa, la coltivazione dell’olivo salentino ad opera di famiglie contadine, e l’impoverimento di un patrimonio materiale e naturale collettivo, coltivare gli ulivi è atto di resistenza.

 Per approfondire leggi: Curare gli ulivi come forma di resistenza di Alexik

Last modified: 20 novembre 2018

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