Ubriacature

di Paolo Bellati, fotografia di Jacopo Loiodice

n questo ultimo decennio abbiamo visto cambiare e trasformarsi molte cose nei molteplici mondi del vino: derive industriali, scientifiche e tecniche, patrimoni culturali e agronomici sparire nel nulla; insistenti e ipocrite strategie promozionali, mode e tendenze effimere buone solo per vendere e guadagnare ma anche guizzi imprevisti, tanta voglia di fare e cambiare un ambiente ingessato, modi di produzione innovativi, spazi di libertà e di immaginazione, progetti e rapporti sociali nuovi e coraggiosi, specificità territoriali e produttive valorizzate e rinate.
L’Italia è il paese del Vinitaly, la manifestazione che più d’ogni altra ha scandito l’evoluzione del sistema vitivinicolo nazionale ed internazionale.
E oggi, ormai sono decine gli eventi che evocano la naturalità, la territorialità e l’autenticità con strategie di marketing vincenti. Decine di eventi col patrocinio delle istituzioni, dal Comune alla Regione, dall’Assessorato al Ministero. Partner, più o meno patinati, che spaziano dai produttori di calici alle aziende che forniscono prodotti per l’enologia financo a organizzazioni complici e responsabili della devastazione ambientale, del decadimento e del vuoto intorno all’agricoltura, che in queste situazioni, al suon di sponsorizzazioni, si comprano anche un paio di bidoni di tempera verde per rifarsi un po’ la facciata.
Istituzioni e imprese con le loro politiche e produzioni inadeguate e irrilevanti per la vita della stragrande maggioranza delle persone.
Eventi, kermesse, festival supportati dalle multinazionali, dall’agroindustria, dalle fondazioni bancarie, dai consorzi e dalle associazioni che, semplicemente, speculano sul vino e il cibo. Eventi appoggiati e promossi dalla stampa di settore e mainstream con un codazzo di apprendisti enoaddetti in cerca di fama e fortuna.
Appuntamenti del vino e del cibo che non hanno cambiato di una virgola i rapporti di produzione, il rapporto con la natura e le relazioni sociali.
Manifestazioni svuotate di cultura e coltura, assordanti vuoti pneumatici buoni a dar sfoggio, su tappeti rossi e innanzi a telecamere, alle insane derive politiche di questi tempi.  
In Italia poi e prima, sempre di più, ci sono state, ci sono e ci saranno feste e fiere (feroci), del vino e dei prodotti della terra e del lavoro dell’uomo, dentro e intorno agli spazi occupati e/o autogestiti. Giornate e progetti realizzati grazie all’autorganizzazione e all’autofinanziamento. Senza sponsor e patrocini. Giornate e progetti che hanno cambiato il mondo del vino e dell’agricoltura di questo paese e reinventato culture e colture, saperi e sapori. Dentro e intorno a questi spazi si è data centralità al valore politico del vino, del cibo e dell’agricoltura.
Dentro e intorno a questi spazi “si festeggia la vita e si trovano i migliori vignaioli (i migliori agricoltori) e quelli che lo saranno in futuro“. 

In alto i calici!

 

da L’Almanacco de La Terra Trema. Vini, cibi, cultura materiale n. 09
16 pagine | 24x34cm | Carta cyclus offset riciclata gr 100 | 2 colori
Per la lettura di questo e dei prossimi numeri de L’Almanacco potete scrivere a info@laterratrema.org
o cercare la vostra copia in uno di questi nodi di distribuzione autogestititi dai sostenitori.

Last modified: 26 giugno 2018

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