Da otto anni una folta popolazione, policroma come una manciata di semi, si raduna in Valle Peligna per consacrarne la vocazione agricola, rurale, selvatica. Per dare il giusto spazio all’infinità di competenze territoriali e alla prolifica biodiversità che quotidianamente contiene.

Testo e fotografie di Antonio Secondo

Oltre quattromila i partecipanti e circa settanta espositori, tra produttori agricoli, artigiani e associazioni per la promozione consapevole del territorio. I numeri della nuova edizione della Fiera della Neoruralità in Valle Peligna non raccontano solo una rinnovata consapevolezza nei confronti di un’economia sostenibile, ma anche la scommessa di un territorio alle prese con un nuovo capitolo della sua storia. 
L’Abruzzo è una terra di confine: così Flaiano descriveva questa regione negli anni ’50 in una splendida lettera all’amico Pasquale Scarpitti. La prosa amara e diretta dello scrittore sottolineava tutta la natura feroce e isolata di un territorio poco incline alla modernità, al cambiamento. Un confine che da allora si è ridotto di lustro in lustro sempre di più, spostando gradualmente la frontiera che separa l’Abruzzo ancestrale da quello massificato delle nuove economie globalizzate di qualche metro per volta, fino a relegare il primo nelle zone più impervie dell’hinterland montano, poco pratiche e di difficile accesso.
La Valle Peligna è una di queste. Circondata dai massicci appenninici che Ignazio Silone, altro illustre figlio di questa regione, raccontava come “montagne non per turisti, ma per eremiti; non per vacche ma per capre e serpi; aride deserte, di poca erba, di gente povera”.
È qui, proprio ai piedi di una di quelle montagne, che sono tornati a darsi appuntamento gli scorsi 17 e 18 marzo, per l’ottavo anno consecutivo, neorurali provenienti da tutta Italia, in un evento ormai consolidato e orientato sulla massima moroniana del “condividere saperi senza creare poteri”. Location dell’evento una struttura unica nel suo genere, l’ex abbazia di Santo Spirito a Morrone, eterno paradosso abruzzese a metà strada tra sogno e realtà.
Realizzata nel duecento per volere dell’eremita Pietro da Morrone, Papa antisistema perseguitato e ucciso per le sue politiche ecclesiastiche, l’abbazia fu per anni potente centro feudale dei celestiniani nati in suo onore. Con l’abolizione degli ordini da parte di Napoleone, la struttura fu convertita ad uso civile. Durante la guerra fu quartier generale tedesco, poi carcere di massima sicurezza fino al 1996. Nel 1974 fu teatro della spettacolare evasione dell’anarchico italo-tedesco Horst Fantazzini che, azzoppato dal salto oltre il muro di cinta, riparò nella vicina casa parrocchiale della contrada in cui si trova l’ex struttura detentiva. Dopo quell’incontro, terminato col ritorno in carcere di Fantazzini, tra il rapinatore gentile e quell’uomo di chiesa, il prete-operaio Mario Setta, nacque un forte legame di amicizia epistolare che durò tutta una vita.
Vicende che lasciano ben intendere la natura di un luogo fortemente legato alle contraddizioni di una Terra, e della Storia che da sempre l’accompagna.
Non sembra infatti un caso se un evento come quello della Fiera della Neoruralità sia nato in un contesto del genere, a ribadire dal basso quanto esista oggi in Abruzzo (e più in generale in tutta Italia) una popolazione dai chiari intenti in merito a come rilanciare e proteggere il territorio che gli appartiene.
E così, a pochi mesi dalla vetrina istituzionale della Fonderia Abruzzo, durante la quale l’ex governatore Luciano d’Alfonso illustrò un fitto piano di investimenti utile a risanare l’incagliata economia regionale, i neorurali tornano su quello stesso palco per ribadire che l’unico investimento possibile è quello su ciò che è nelle nostre mani da sempre, senza interventi dall’esterno.
Biodiversità, paesaggio, tutela dei saperi e della cultura agricola, enogastronomica e sociale: punti cardine della civiltà contadina abruzzese, colonna portante del carattere di questa regione.
Civiltà Contadina è anche il nome dell’associazione presieduta da Cristiano Del Toro, motore della fiera sin dalla prima edizione, attorno alla quale l’intero evento è stato costruito. La loro attività di rigenerazione e scambio di semi autoctoni ha portato negli anni la consapevolezza di un patrimonio, quello si, da preservare dall’oblio. Attorno al loro banchetto, posto all’ingresso della fiera, si intrecciano le mani di chi dona ed attinge, in un regime di libero scambio di saperi. 

Roberta
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Alfredo

Ogni seme donato è un obolo alla causa comune
Ogni seme piantato un atto politico votato alla causa. L’edizione di quest’anno ha visto nuovamente la partecipazione attiva di realtà impegnate nella salvaguardia di grani antichi, come quella del Consorzio della Solina, con la presentazione di una nuova filiera per la vendita di pane a base di questo grano. Alla stessa tavola rotonda hanno partecipato referenti dell’Associazione LeRotaie, protagonisti del riscatto della “Transiberiana d’Italia”, il treno storico, soppresso nel 2007, che dal 2011 è tornato a viaggiare sulla linea Sulmona – Isernia, tra le valli dell’Alto Sangro e altri incantevoli paesaggi agropastorali e montani tra l’Abruzzo e il Molise.
Insieme a loro ha preso parte alla talk Palmerino Fanghilli, sindaco del paese “patafisico” di Pizzoferrato, in provincia di Chieti, che con la sua giunta si è fatto da qualche anno promotore di una cooperativa di comunità che coinvolge l’intero comune. Un’iniziativa mirata a contenere lo spopolamento e i disservizi dell’hinterland montano in cui sorge il Comune attraverso pratiche d’avanguardia, come l’acquisizione di una pompa di benzina comunitaria, a beneficio dei residenti stessi. Ospiti di rilievo alla tavola rotonda di quest’anno sono stati infine il neonato Comitato TerrA – Territori Attivi, con un intervento incentrato sulla recente approvazione del Testo Unico Forestale, decreto che autorizza, di fatto, una privatizzazione delle risorse boschive (comprese quelle di Parchi Nazionali e Riserve) per il taglio e la monetizzazione del legno, e i militanti del Collettivo AltreMenti Valle Peligna, tra gli organizzatori della manifestazione nazionale del prossimo 21 aprile a Sulmona contro la realizzazione della centrale di compressione SNAM / Rete Adriatica. Un’opera, quest’ultima, connessa al TAP pugliese, e finalizzata al passaggio di un metanodotto in grado di veicolare gas naturale proveniente dall’Azerbaijan verso i Paesi Scandinavi del Nord Stream.
Un’opera che, oltre al passaggio del metanodotto in territori altamente sismici come quelli dell’Abruzzo aquilano, del reatino e delle provincie umbre di Norcia e Perugia, prevede la realizzazione di una centrale di compressione e spinta nella Valle Peligna, alle porte del Parco Nazionale della Majella. Sul progetto hanno già espresso la propria contrarietà i Comuni interessati e la stessa Regione Abruzzo con numerosi atti documentali, nonché gli stessi cittadini peligni che da più di otto anni sono impegnati nella difesa del proprio territorio in tutte le sedi. Nonostante questo l’opera sembra ora essere arrivata all’approvazione finale, grazie alla firma di un governo uscente interessato al riscatto delle proprie cambiali politiche con speculatori e lobbisti promotori del disegno. Come a Melendugno, i cittadini della Valle Peligna hanno quindi innalzato il livello dello scontro con una serie di iniziative, di cui la manifestazione di aprile sarà solo il primo appuntamento.
Abbiamo affidato l’ultimo intervento della manifestazione al collettivo AltreMenti Valle Peligna perché all’investimento quotidiano su un’altra economia per il nostro territorio pendono minacce reali, come la costruzione del gasdotto Snam. Il progetto compromette l’investimento di un intero popolo.
A dichiararlo è Massimo Moca del Movimento Zoe, organizzatore della fiera, a conferma di quanto il carattere di manifestazioni di questo tipo sia di fatto politico, una presa di posizione non limitata al commercio di prodotti, ma una chiara e netta presa di posizione, e di coscienza, nei confronti del proprio futuro.
Niente a che fare con le teorie luddiste del primitivismo produttivo. Il concetto alla base della Fiera della Neoruralità è invece, come dichiara lo stesso Moca, una “scommessa del popolo abruzzese su se stesso”.
È emblematico che questa scommessa venga rilanciata in un momento tanto caldo e delicato, in cui la storia di questa regione sembra essere arrivata ad un punto di svolta a metà strada tra presente e futuro. E se l’ascetismo di Pietro da Morrone, spiritualmente legato a queste montagne, fu per i locali preti-operai degli anni ’70 solo una fonte di dissidente ispirazione, gli odierni neorurali traggono invece da quello stesso spirito un intento tutto nuovo: porre le base di una nuova civiltà, di natura contadina e per questo a stretto contatto con la terra.
Una dimostrazione di intenti che stride contro le politiche speculative di chi non ha remore nell’asfaltare e cementificare boschi e montagne, snaturando in questo modo il carattere di un popolo e tutto il sapere faticosamente guadagnato in millenni a contatto con essi.
L’esponenziale interesse nei confronti di questa manifestazione da otto anni a questa parte lascia intuire che una gran parte di abruzzesi ha già scelto da che parte stare. Così, dove non trovano spazio le illusioni di una società sempre più massificata, vengono invece piantati i semi di una consapevolezza tutta nuova, fuori dalle logiche di profitto, in simbiosi con il territorio che ci circonda.

 

Antonio Secondo
Scrive e vive di e in Abruzzo. Studia da anni le dinamiche, la morfologia, il carattere, il folklore e il paesaggio del suo territorio, raccontandolo attraverso il blog di cui è editor e curatore: Gotico Abruzzese.
Si occupa di comunicazione, e collabora attivamente con redazioni, filmakers e fotografi. 


da L’Almanacco de La Terra Trema. Vini, cibi, cultura materiale n. 08
16 pagine | 24x34cm | Carta cyclus offset riciclata gr 100 | 2 colori
Per la lettura di questo e dei prossimi numeri de L’Almanacco potete scrivere a info@laterratrema.org
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Last modified: 8 maggio 2018

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