Imbottigliato improprio
Tramonta la moda dei vini naturali ma continuano a sorgere vini e vignaioli interessanti 

testo di Paolo Bellati
fotografie di Claudio Madella 

Sono giorni in cui volano gli stracci nel micro mondo del vino scritto, patinato e commercializzato.
Si parla, si discute, si propone e non ci si ascolta in merito all’istituzione di un regolamento/un disciplinare UE sul Vino Naturale. Intanto che i rappresentanti dei piccoli con i loro piccoli interessi corporativi scazzano, e ognuno porta avanti le proprie iniziative private, i grossi marchi e la grande industria progettano grandi affari.
Probabilmente siamo giunti a un momento importante che ridefinirà le sorti di alcune aziende vitivinicole e di molti addetti ai lavori che hanno surfato sulla bolla naturale.
La discussione sulla definizione di vino naturale non ci ha mai appassionato. Anzi, abbiamo sempre dubitato delle mode in ambito gastronomico. Per scelta. Nonostante si sia consapevoli di aver contribuito al consolidamento del movimento vino naturale, sebbene tanti dei nostri cari amici vignaioli si identifichino in qualche modo sotto quell’etichetta, vignaioli naturali, non abbiamo mai voluto identificare La Terra Trema come progetto/fiera/festa dei vini naturali.
Abbiamo scelto di non ricondurre le questioni politiche e sociali del vino e dell’agricoltura, che ci stanno a cuore, alla sola questione dei modi di produzione.

Disciplinari e controlli
Il vino, quello che rappresenta per noi, non può essere ridotto a un disciplinare. I controlli, la burocrazia e i bollini sono altro dal lavoro che abbiamo fatto e che vogliamo continuare a fare insieme alle vignaiole e ai vignaioli. L’istituzione di nuovi marchi, di nuove etichette, di nuovi disciplinari e di nuovi enti certificatori non è mai stata avallata da questo progetto, più volte, piuttosto, abbiamo affrontato e storicizzato le DOC, le DOCG e con esse il marchio biologico, mettendo questi dispositivi di controllo e di disciplina in forte discussione. Così come non ci siamo mai occupati degli addetti alla vendita, di problemi e obiettivi dei vecchi e dei nuovi distributori. Ci siamo sempre confrontati con gli agricoltori e le agricoltrici, con le contadine e con i contadini, con le vignaiole e i vignaioli. Di loro ci è interessato ascoltare e raccontare: di come cambiare i rapporti di produzione; delle relazioni di co-produzione e altre relazioni (non solo) economiche. Le piccole e grosse fette di mercato le abbiamo sempre lasciate fuori. Ci siamo emozionati e continuiamo ad emozionarci davanti ai vini e alle storie di chi li produce, restando indifferenti al marketing dei vini e nei confronti di chi solo commercializza, vende e svende i vini.
Un vignaiolo che abbiamo sempre osservato con attenzione, con cui ci siamo confrontati spesso e con cui siamo cresciuti è Claudio Solito. Claudio de La Viranda è stato protagonista e riferimento di quanto abbiamo visto succedere di positivo, contraddittorio, poco lineare e commerciale, negli ultimi dieci e passa anni intorno alla viticoltura.
Mica sempre siamo stati d’accordo con Claudio, ma sempre ci siamo rispettati e ascoltati. Spesso abbiamo collaborato e cospirato (respirato insieme).
La Viranda ci ha sempre accolto e coccolato. Claudio con la pratica e l’ospitalità ha messo sotto i nostri occhi dove stava andando l’agricoltura e dove stavano andando gli innumerevoli mondi del vino.

Claudio è riuscito sempre a sorprenderci
Andateci una volta a mangiare a La Viranda a San Marzano Oliveto, in provincia di Asti. Tornerete una seconda volta e poi un’infinità di altre, con le persone a voi più care. Vorrete condividere la scoperta magnifica della cucina di Lorella, sua sorella. Competenza gastronomica legata a un territorio e alla sua storia. La carne cruda, gli agnolotti, la gallina in gelatina, la panna cotta, la bavarese.
Così Claudio un giorno si presenta sotto la pergola de La Viranda con delle bottiglie di vino bianco: “Ho fatto un bianco macerato sulle bucce, l’ho chiamato Orange”. Ci siamo guardati increduli, sorridendo. Claudio per noi è il vignaiolo testardamente legato alla tradizione, immune alle mode. Certo, non usa prodotti di sintesi in campagna e in cantina, vinifica con tecniche essenziali senza metterci troppo del suo, ma un vino orange e macerato da lui proprio non ce lo aspettavamo!
Di vini bianchi macerati sulle bucce ne abbiamo visti di tutti i colori negli ultimi anni. Di tutti i colori proprio! Torbidi improbabili, profumi e sapori nuovi e acidità volatile a cui non dar troppa importanza. Abbiamo letto e sentito i nuovi enofili elogiare e classificare vini che ci ponevano degli interrogativi. Le risposte sicure dicevano che non è importante la vista e l’olfatto, l’importante è il sapore, l’importante è la sapidità! Ne abbiamo però anche assaggiati e bevuti di strepitosi. Vini di vignaioli, senza dubbio, coraggiosi che hanno ridefinito e valorizzato il concetto di terroir e ridefinito i canoni delle degustazioni. Grazie a questi vini e a questi vignaioli abbiamo solcato nuovi spazi immaginativi, aperto nuove porte e nuove percezioni sensoriali. Qualcuno di noi è stato in Georgia e ha portato a casa bottiglie e racconti importanti che ci hanno indicato strade e territori che non conoscevamo. Strade e territori da approfondire.
Eccoci allora sotto la pergola con i nuovi bianchi di Claudio. Con diffidenza e con un sorrisetto abbiamo guardato il vino nel calice: Costa D’San Bastian Ambrò, Sauvignon Blanc 2016.
Il colore: la vista è importante, l’occhio è importante, “il vino va bevuto così, specchiandovi gli occhi”1. Un bel giallo ambrato con riflessi aranciati. Poi abbiamo infilato i nostri nasoni nel bicchiere. Il profumo non va sottovalutato. “All’esame olfattivo non è data da molti l’importanza che merita; va da sé che si sbagliano; i profumi esalati da un grande vino costituiscono un sottile piacere”2. Sentori di frutta esotica. Lo assaggiamo. Il palato, la lingua e le labbra ci dicono del sapore del vino. “Si avvertono tre specie di sensazioni: saporifere, tattili e termiche”3. È un vino ricco di tannini. Bello saporito, sapido e caldo. Sì, è bello sapido e caldo! Il vino va infine bevuto, soprattutto bevuto, non solo degustato. Fondamentali le sensazioni che regala un vino bevuto, bisogna tenerle presenti, altre e oltre la degustazione.  Alcuni vini non si dimenticano. Ci sono vini che una volta bevuti scaldano le orecchie e il cuore. Finire la bottiglia è un indice fondamentale per classificare i vini. Il vino, in una bottiglia aperta con dentro del vino buono, non avanza mai. Noi cerchiamo sempre di berne il più possibile.

Finiamo la bottiglia di Ambrò e ne apriamo un’altra.

 

Luigi Veronelli, Bere Giusto, pag. 11, Biblioteca Universale Rizzoli 1974.
Ibidem, pag. 14.
Ibidem, pag. 16.

 

Da L’Almanacco de La Terra Trema. Vini, cibi, cultura materiale n. 07
16 pagine | 24x34cm | Carta cyclus offset riciclata gr 100 | 2 colori
Per la lettura di questo e dei prossimi numeri de L’Almanacco potete scrivere a info@laterratrema.org
o cercare la vostra copia in uno di questi nodi di distribuzione autogestititi dai sostenitori.

Last modified: 25 aprile 2018

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