Riflessioni su questi 10 anni | di Martina Di Iorio di Zero.eu

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La cosa che più mi esalta ogni volta che si entra al Leoncavallo è l’odore che si percepisce: odore di sigarette fumate in santa pace, serate finite all’alba, uomini e donne che si muovono tra i suoi grandi spazi che a loro volta sono permeati di storia, attivismo e libertà. Durante La Terra Trema se ne aggiunge un altro a concludere questo vortice che ti avviluppa dallo stomaco e ti fa vibrare con un fremito inconsulto: l’odore del vino. Quello sfacciato da cui ci lasciamo volentieri trasformare, che ci rende uomini migliori (ma anche peggiori se esageri), che prende in giro la testa ma mai il cuore. Perché alla Terra Trema parla prima lui, attraverso il lavoro nei campi, le estati sotto il sole e gli inverni freddi. Parla con le mani dei 100 produttori che ormai da 10 anni si riuniscono sotto lo stesso tetto in quella che è la manifestazione sul vino più pura, autentica e resistente d’Italia. Nessuno sponsor, nessun patrocinio, dagli anni di Critical Wine fino al 2016. Così intendeva Luigi Veronelli, poeta del vino e della terra, gastronomo anarchico che per primo posò le basi per la nascita di La Terra Trema: non solo una manifestazione ma una festa per conoscere il vino e chi lo produce in maniera autentica e indipendente. “I vignaioli, ripeto, migliori e più conosciuti, e quelli, anche migliori, ma non ancora conosciuti”, citandolo, e al traguardo dei 10 anni il messaggio rimane ancora vivido nella mente degli organizzatori (leggi qui l’intervista, sì dell’anno scorso, ma più fresca che mai). La Terra Trema è la festa del vino che diventa vita, la festa della cultura contadina, la celebrazione del suo lavoro, ma soprattutto è il momento che riporta tutti noi – anche chi l’ha dimenticato – alla considerazione che il vino nasce da questo, da sudore, bestemmie, fatica e mani grosse. Lo capirete subito dall’odore e lo capirete fermandovi a bere – qui alla Terra Trema non si degusta solo – con i produttori dalle facce stanche, segnate e soddisfatte. Il vino torna alla terra, quel vino che al Leoncavallo diventa un grande corale omaggio alla vita.

In occasione di questo traguardo abbiamo chiesto a gli organizzatori di offrirci qualche riflessione su questi 10 anni raggiunti. Questa la loro risposta:
“Ci prepariamo alla decima edizione de La Terra Trema con l’ennesima dose di tenacia e ardore. Lavorare in assoluta autogestione su una cosa così grande e così a lungo comporta una dose di follia oltre i limiti e quando sei così folle paradossalmente devi ostinarti a ragionare meglio degli altri, per non cadere, per non sbagliare.
Sono passati dieci anni dalla prima edizione al Leoncavallo. La prima, due anni avanti, era avvenuta nei locali di un vecchio circolo contadino a 25603 metri da Milano. Piccola e c’era tutto.
Considerazioni, in poche righe, non è facile comporle. C’erano Critical Wine e Veronelli sì, ma soprattutto non c’era nulla. C’era da partire da zero, da costruire un terreno nuovo su cui muoversi e fare che questo sorreggesse e ridasse forma a noi, al nostro territorio, agli spazi dell’autogestione, ai produttori e alle produttrici che a La Terra Trema partecipavano. Così abbiamo cambiato le cose, le cose si sono fatte cambiare, così abbiamo ridato un senso, il nostro, a qualcosa di enorme che definiamo cultura materiale e che altro non è che il senso carnale e quotidiano di quello che mangiamo e beviamo intriso di narrazioni, volti, mani, voci, lotte.
Abbiamo prodotto un patrimonio vivo, fremente, condiviso. Abbiamo partorito un modo diverso di guardare al cibo e al vino, un modo diverso di tastarli, dagli spazi dell’autogestione verso un mondo eterogeneo fatto di case, stanze, sale di ristoranti, enoteche, cantine, filari di vigne, strade. Abbiamo generato immagini, parole, slogan, stampato stickers, attaccato stickers, abbiamo messo felpe col trattore, fatto fogli, presentato, prodotto documentari, abbiamo impilato casse su casse di vino, le abbiamo salvate, le abbiamo spaccate, abbiamo corso, rincorso, ascoltato, cucinato, abbiamo preso misure, svitato e avvitato viti su stand, li abbiamo mille volte caricati, scaricati, montati e smontati, abbiamo tessuto reti fittissime, fatto esplodere posti di lavoro, letto e riletto autocertificazioni, percorso chilometri, abbiamo dato vita a una rivista, abbiamo stretto in abbraccio centinaia di agricoltori. Abbiamo aperto bottiglie e La Terra Trema è diventata enorme.”

Martina Di Iorio

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Last modified: 17 novembre 2016

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